Distribuzione Moderna specializzata, consumi fuori casa e cucina italiana: un valore per il Made in Italy

I consumi fuori casa superano i 100 miliardi di euro. Cresce la ristorazione medio-alta e oltre metà degli italiani chiede più piatti della tradizione nei menu.

12 Ottobre 2026 - 10:20
Distribuzione Moderna specializzata, consumi fuori casa e cucina italiana: un valore per il Made in Italy

INDAGINI E RICERCHE - Le imprese della Distribuzione Moderna specializzata sostengono la filiera dei consumi fuori casa degli italiani, un mercato che nel 2025 ha raggiunto i 102 miliardi di euro di sell-out, con oltre 10 miliardi di occasioni di consumo annue.
A livello di canali, si arresta la crescita della ristorazione commerciale in catena (0%), mentre la ristorazione indipendente è sostanzialmente stabile ma sempre più polarizzata: i ristoranti di fascia medio-alta crescono del 2,9%, mentre quelli di fascia bassa sono in calo. 
E più di un italiano su due ritiene che la ristorazione dovrebbe puntare maggiormente sui piatti della cucina italiana per rendere più memorabile l’esperienza, mentre oltre il 70% dichiara di far proprie ricette tipiche scoperte o riscoperte durante i pasti fuori casa. 

Questi alcuni dei dati, elaborati da TradeLab, presentati nel corso dell’evento di Federdistribuzione intitolato “La Distribuzione Moderna al servizio dei consumi fuori casa. Mercato Ho.Re.Ca. e valore del Made in Italy”, ospitato e patrocinato dal Ministero dell’Agricoltura, della Sovranità Alimentare e delle Foreste e moderato dalla giornalista Manuela Soressi.

L’associazione fa quindi per la prima volta, tramite una ricerca, il punto sull’andamento del comparto: evidenziando come l’Away From Home contribuisca a rafforzare il legame tra produzione agroalimentare made in Italy, ristorazione, turismo e valorizzazione della cucina italiana, riconosciuta dall’UNESCO patrimonio culturale immateriale dell’umanità.  

L’indagine evidenzia come il turismo, sia italiano sia straniero, rappresenti un fattore di sostegno per il mercato AFH. Visto che nel 2025 il sell-out, pari abbiamo visto a 102 miliardi di euro, si compone per il 78% di consumi dei residenti, pari a 79 miliardi di euro (+2%), e per il 22% di consumi turistici, pari a 23 miliardi (+5%). All’interno della componente turistica, i turisti stranieri pesano per 11 miliardi di euro, in crescita del 7% sul 2024, mentre i turisti italiani rappresentano 12 miliardi (+3%). Risultando così quella straniera la componente a maggiore crescita e il principale fattore in grado di attenuare la flessione del mercato domestico prevista per il 2026.

Presi in esame infatti anche i primi otto mesi del 2026, nel corso dei quali il mercato mostra una lieve contrazione: le visite calano dell’1%, dato parzialmente compensato dal turismo straniero, in flessione dello 0,6%. La dinamica è riconducibile a due fattori principali: da un lato, il calo del potere d’acquisto delle famiglie italiane, dall’altro la difficoltà di intercettare pienamente la domanda di un consumatore sempre più esigente, disposto a spendere fuori casa quando trova un’offerta di qualità e un livello di servizio in grado di trasformare la visita in un’esperienza di valore. 
A livello di occasioni di consumo, nei primi otto mesi del 2026 si conferma la crescita delle visite a pranzo (+1,7%), mentre restano in difficoltà l’aperitivo serale (-3,1%) e i consumi dopo cena.

La ricerca evidenzia poi come la filiera del comparto sia lunga e articolata. A livello intermedio operano infatti circa 3.400 grossisti food&beverage e 368 Cash&Carry, a cui si aggiungono le insegne della GDO, alcune delle quali interessate a servire anche il segmento dei professionisti, e piattaforme digitali. 
Ad operare nel settore ben 351.000 punti indipendenti tra bar, ristoranti, pizzerie, take away, gelaterie, discoteche e hotel, ai quali bisogna aggiungere circa 12.500 punti di consumo appartenenti a oltre 760 player della ristorazione commerciale. Sia tra gli operatori intermedi sia tra quelli finali, il mercato è però interessato da una progressiva contrazione del numero di operatori e da una crescente razionalizzazione dell’offerta.

Non a caso tra il 2019 e il 2025 sono uscite dal mercato oltre 30.000 attività tra bar e ristoranti, mentre tra il 2012 e il 2025 hanno chiuso oltre 1.250 operatori all’ingrosso. 
Sempre più rilevante il ruolo svolto dai Cash&Carry, che intermediano circa il 17% del sell-in food&beverage complessivo e stanno attuando strategie di crescita orientate ai bisogni degli operatori del fuori casa, sia sul fronte dell’assortimento, sia su quello dei servizi, dalla delivery agli strumenti digitali.

“Dov'è l'importanza del settore Horeca? È nel fatto che la maggior parte dei prodotti di qualità vengono scoperti dai consumatori all'interno dell'hotellerie o nella ristorazione”, ha dichiarato nel corso del suo intervento Francesco Lollobrigida, Ministro dell’Agricoltura, della Sovranità Alimentare e delle Foreste. “È lì che tu scopri, grazie ai nostri cuochi, ai nostri ristoratori, che cosa stai mangiando. E se c’è un bravo personale di sala che te lo racconta, tu sai che quel particolare prodotto puoi ritrovarlo e acquistarlo nella rete di distribuzione classica. Un circolo virtuoso che vale per gli italiani ma che si rivela fondamentale per i turisti internazionali, che possono così scoprire i segreti di lavorazione e risalire alle filiere di produzione”.

“I dati ci restituiscono un mercato che, pur mostrando alcuni segnali di rallentamento sul fronte delle visite, continua ad avere valori in crescita”, ha dichiarato Carlo Alberto Buttarelli, presidente di Federdistribuzione. “È una filiera che sta cambiando e che richiede sempre più collaborazione e capacità di innovazione. Le imprese della Distribuzione Moderna specializzata mettono a disposizione competenze e capacità logistiche che supportano l’evoluzione del canale Horeca, sostenendo la ristorazione e favorendo una maggiore valorizzazione dei prodotti italiani”.

Ma quali le principali occasioni di consumo evidenziate? E quali i nuovi trend?

“Questo è un mercato composto da occasioni molto diverse”, ha spiegato Massimo Viganò, CEO di TradeLab. “C'è la colazione, c'è il pranzo, c'è la cena, ma abbiamo anche le pause, mattina e pomeriggio, l'aperitivo, pre-pranzo e pre-cena, insieme al mondo della notte e del dopocena. I dati ci dicono che pranzo e cena rappresentano il 90% dei consumi, ma ci sono una serie di occasioni che stanno crescendo in modo molto interessante. La colazione ad esempio sta diventando quasi un sostituto dell'aperitivo. E cioè un momento relazionale molto forte per riunirsi e incontrarsi, al contrario che di sera, nelle prime ore della giornata”.

La ricerca ha riscosso anche il plauso di Roberto Calugi, direttore generale di FIPE - Federazione Italiana Pubblici Esercizi. 
“Sono davvero molto felice che oggi si parli di ristorazione con questa attenzione. Non è un fatto così scontato: le imprese del settore in passato venivano intese più come fattore di costume o di aggregazione sociale, non come attività imprenditoriali vere e proprie. Quello che oggi invece stiamo vedendo è come la ristorazione sia fondamentale per capire in che modo lavorare meglio nel posizionare le eccellenze agroalimentari del paese. Ma non solo: la ristorazione è anche il fulcro di tantissime produzioni di tipo manifatturiero: noi infatti acquistiamo 55 miliardi di euro di attrezzature, tra cucine, tovagliati e posaterie. Un indotto anche questo, va detto, fiore all’occhiello del Made in Italy”.

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