La ristorazione vale 32,3 miliardi nel turismo ma resta esclusa dagli incentivi
FIPE chiede il riconoscimento della ristorazione come impresa turistica: il settore vale 32,3 miliardi di € ma resta escluso dagli incentivi dedicati al turismo
ENTI E CONSORZI - La ristorazione rappresenta la seconda voce della spesa turistica in Italia, con 32,3 miliardi di euro, e impiega oltre 1,5 milioni di addetti. Nonostante il suo peso nell'economia del turismo, i pubblici esercizi continuano a essere esclusi dal riconoscimento come imprese turistiche, con conseguenze sull'accesso agli incentivi e sulla partecipazione alle politiche di promozione delle destinazioni.
A sollevare la questione è Lino Enrico Stoppani, presidente di FIPE-Confcommercio, intervenuto a Roma all'evento “Perché il turismo è”, promosso dal Ministero del Turismo al Tempio di Venere.
Al centro dell'intervento, la richiesta di superare l'attuale distinzione normativa che, secondo la Federazione, penalizza le imprese della ristorazione pur riconoscendone il contributo all'economia turistica.
Il mancato riconoscimento come imprese turistiche
La principale criticità riguarda l'inquadramento dei pubblici esercizi, che non rientrano nella definizione di impresa turistica. Una situazione che, secondo Stoppani, deriva dalla normativa italiana e non da disposizioni europee.
«I Pubblici Esercizi continuano a non essere riconosciuti come “imprese turistiche”: una scelta tutta italiana, non dell’Europa, che ha implicazioni gravi perché impedisce al settore di essere inserito a pieno titolo nelle politiche di promozione delle destinazioni e di accedere agli incentivi per l’innovazione, la riqualificazione e gli investimenti.»
L'esclusione riguarda quindi sia le opportunità di investimento e ammodernamento delle attività sia il coinvolgimento del comparto nelle iniziative destinate a promuovere l'offerta turistica italiana.
Su questo punto, il presidente di FIPE-Confcommercio ha richiamato anche l'azione del Governo:
«Serve rimuovere i profili discriminatori derivanti dall’attuale quadro definitorio di “impresa turistica”, come sta lodevolmente provando a fare il Ministro Mazzi».

Il peso della ristorazione nell'economia del turismo
A sostegno della richiesta, Stoppani ha richiamato i dati economici e occupazionali del settore. La spesa turistica destinata alla ristorazione raggiunge 32,3 miliardi di euro, un valore inferiore di appena 4 miliardi rispetto a quello dei servizi ricettivi.
Sul fronte dell'occupazione, la ristorazione occupa il primo posto per capacità di creare lavoro, con oltre 1,5 milioni di addetti.
«Numeri che danno conto del contributo della ristorazione all’economia del turismo e, dunque, del Paese. Non è coerente riconoscere questa centralità e, al tempo stesso, escluderla dall’offerta turistica.»
La posizione espressa da FIPE mette dunque in evidenza una contraddizione tra il ruolo economico attribuito alla ristorazione e il suo attuale inquadramento nelle politiche dedicate al turismo.
La richiesta di politiche economiche coerenti
Nell'intervento, Stoppani ha ribadito che il ruolo dei pubblici esercizi non si limita a fornire un servizio ai visitatori, ma contribuisce direttamente alla qualità e all'attrattività dell'esperienza turistica.
«La ristorazione non accompagna il turismo: lo orienta, lo qualifica, lo determina, lo migliora. È una rete di imprese che rende la Grande Bellezza italiana viva, reale, produttiva e inclusiva.»
Da qui la richiesta di un quadro normativo che riconosca pienamente questa funzione e consenta alle imprese della ristorazione di beneficiare degli strumenti previsti per il settore turistico.
«Per questo – ha concluso Stoppani – richiede politiche economiche coerenti per sostenerla, promuoverla e valorizzarla».






