Export del vino italiano. Il ruolo dei Paesi emergenti: dove si aprono nuove opportunità?
L’export del vino italiano rallenta, ma alcuni mercati emergenti continuano a crescere. I dati Nomisma Wine Monitor e le nuove opportunità commerciali.
BUSINESS & MERCATO - Il rallentamento dei consumi e le difficoltà che interessano alcuni dei principali mercati internazionali stanno mettendo sotto pressione le esportazioni del vino italiano. Gli Stati Uniti, la Germania e il Regno Unito, destinazioni fondamentali per le nostre imprese, mostrano segnali di debolezza, mentre le incertezze economiche e commerciali rendono più difficile prevedere l’evoluzione della domanda.
Nel primo semestre 2026, secondo i dati elaborati da Unione Italiana Vini su base Istat, l’export italiano avrebbe registrato una flessione del 6,2% in valore. Un risultato che riporta l’attenzione sulla necessità di ampliare la presenza commerciale delle aziende, guardando anche a Paesi che finora hanno avuto un peso relativamente contenuto nelle esportazioni nazionali.
Quali opportunità possono offrire questi mercati? E quanto possono contribuire a diversificare le destinazioni del vino italiano?
Indicazioni utili arrivano dall’ultimo rapporto Wine Monitor di Nomisma, che ha analizzato l’andamento delle importazioni in tredici mercati emergenti: Messico, Polonia, Repubblica Ceca, Romania, Thailandia, Colombia, Bulgaria, Kazakistan, Marocco, Angola, India, Perù e Costa d’Avorio.

Il vino italiano cresce anche nei mercati che rallentano
Dopo un 2025 positivo, i primi sei mesi del 2026 hanno segnato una battuta d’arresto anche per questi Paesi. Complessivamente, le importazioni di vino sono diminuite del 3,7% in valore rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, risentendo soprattutto della contrazione degli acquisti in Polonia, Repubblica Ceca e Messico.
Il vino italiano ha però seguito un andamento differente, registrando una crescita del 5,9% in valore. Un risultato che, secondo Nomisma, suggerisce un rafforzamento della sua posizione competitiva, pur in presenza di una domanda internazionale meno favorevole.
Tra i mercati più dinamici per le produzioni italiane si distingue la Repubblica Ceca, dove gli acquisti dall’Italia sono aumentati del 22% in valore. Il Paese si conferma una destinazione importante soprattutto per i vini fermi e frizzanti imbottigliati, seguito da Polonia e Messico.

Le opportunità cambiano però a seconda delle tipologie. Se i vini fermi e frizzanti risentono maggiormente del rallentamento degli scambi, gli spumanti mostrano una maggiore capacità di tenuta, con risultati positivi nella maggior parte dei mercati osservati.
Polonia, Repubblica Ceca e Romania rappresentano le principali destinazioni per questa categoria. Accanto a queste, si segnalano la Colombia, dove gli acquisti crescono a doppia cifra, e il Kazakistan, che registra incrementi particolarmente sostenuti, sebbene partendo da volumi ancora limitati.
Nuove destinazioni, ma con prospettive differenti
I risultati della ricerca mostrano che la crescita del vino italiano non dipende esclusivamente dall’andamento generale dei consumi nei singoli Paesi. Anche nei mercati in rallentamento possono aprirsi opportunità per determinate categorie, a condizione di conoscere le caratteristiche della domanda e i canali commerciali più adatti.
Occorre però considerare le dimensioni del fenomeno. Nel 2025, le importazioni di vino italiano nei tredici mercati analizzati avevano raggiunto 405,6 milioni di euro. Un valore significativo, ma ancora contenuto rispetto al peso delle principali destinazioni dell’export nazionale.
La diversificazione geografica rappresenta quindi una possibilità di sviluppo, senza poter essere considerata una risposta immediata alla contrazione dei mercati tradizionali.
Per le aziende italiane, ampliare la presenza internazionale significa individuare le destinazioni più promettenti, comprendere quali vini incontrino maggiormente le preferenze dei consumatori e costruire rapporti commerciali duraturi.
I dati Nomisma indicano che esistono spazi di crescita anche nell’attuale fase di difficoltà del commercio internazionale. Le opportunità sono però distribuite in maniera disomogenea e richiedono strategie differenti. La capacità di riconoscerle e svilupparle potrebbe contribuire, nel tempo, a rendere meno concentrata e più equilibrata la geografia dell’export del vino italiano.






