Branca al Roma Bar Show 2026, Olianas: «Meno multinazionali, ma le famiglie italiane ci credono»
Nicola Olianas di Fratelli Branca Distillerie racconta il Roma Bar Show 2026: Carpano, Americano Lab, low ABV, le classifica e le aziende familiari italiane.
PROTAGONISTI - Il Global Head of Advocacy & Ambassadors di Fratelli Branca Distillerie, Nicola Olianas, racconta il valore della presenza al Roma Bar Show 2026, lo stand dedicato ai 240 anni di Carpano, l’Americano Lab, il rapporto con il consumatore e il peso delle classifiche internazionali. Tra i trend del 2026: low ABV, bevute lisce, community e una presenza sempre più evidente delle aziende familiari italiane.
Al Roma Bar Show 2026 ho intervistato Nicola Olianas di Fratelli Branca Distillerie. Con lui abbiamo parlato del ruolo che oggi ha una fiera per un’azienda già fortemente radicata sul territorio, dello stand dedicato ai 240 anni di Carpano, del rapporto tra bartender e consumatore e del peso delle classifiche internazionali. Ma anche delle assenze di alcuni grandi gruppi dal Bar Show e dei segnali che arrivano dal mercato: low ABV, bevute lisce, community e una presenza sempre più evidente delle famiglie italiane del beverage.

Per un’azienda come Branca, che valore ha essere presente al Roma Bar Show?
Per me è importante valutare soprattutto il lavoro che si fa con questi contatti. Un’azienda come Branca ha una dimensione internazionale ma anche una presenza trasversale su tutto il territorio e nei diversi canali. Essere qui è soprattutto un esercizio di presenza: serve a riaffermare il proprio ruolo nel mondo dell’industria, della miscelazione e della liquoristica italiana.
Quindi non venite necessariamente per acquisire nuovi contatti.
No. Noi abbiamo già una presenza molto estesa sul territorio e non abbiamo mai perso il rapporto diretto con il mercato. Il Bar Show serve a rinforzare quello che facciamo durante tutto l’anno. Il bartender che incontra i nostri ambassador sul territorio poi ci ritrova qui e questo rafforza il messaggio. C’è inoltre un tema importante di sampling: quello che magari hai visto online o sui social qui puoi finalmente provarlo dal vivo.
Come avete costruito lo stand di quest’anno?
Abbiamo dato un focus molto forte al mondo dell’aperitivo, anche per celebrare i 240 anni di Carpano. Abbiamo fatto assaggiare i prodotti neat, perché noi facciamo prodotti, non ingredienti, e poi naturalmente abbiamo sviluppato la parte di miscelazione con Americano, Negroni e altri classici. Abbiamo avuto guest italiane e internazionali per portare anche interpretazioni diverse dell’aperitivo.
Uno degli elementi più particolari era l’Americano Lab. Come funzionava?
Era uno spazio dedicato agli operatori, che potevano venire allo stand e prepararsi il proprio Americano scegliendo tra diverse opzioni di vermouth e bitter. In pratica potevano sperimentare direttamente. È stata una cosa molto apprezzata perché rende il pubblico professionale parte attiva dell’esperienza.
Tu apriresti il Roma Bar Show anche ai consumatori?
Io non vedrei nulla di contrario ad avere una giornata dedicata anche al consumatore. Ovviamente richiede un assetto dello stand e un’organizzazione diversi rispetto alle giornate riservate agli operatori. Però avvicinare il consumatore a questo mondo potrebbe essere interessante.
Per un’azienda molto distribuita come Branca sarebbe forse anche più semplice.
Sì. Noi abbiamo una penetrazione molto ampia con Fernet-Branca, Brancamenta, Borghetti, Candolini, Stravecchio Branca e Carpano, e siamo presenti anche in GDO. Se il consumatore prova il prodotto e poi vuole acquistarlo, riesce facilmente a trovarlo. Per aziende con distribuzioni più limitate può essere diverso.

L’e-commerce può risolvere in parte questo problema?
Sì, certo. E in alcuni Bar Show all’estero ho visto anche la possibilità di acquistare direttamente le bottiglie allo stand. Ad Atene, per esempio, alcune aziende vendevano edizioni limitate e in due giorni riuscivano a coprire una parte importante dei costi dello stand.
Parliamo di The World’s 50 Best Bars. Quanto conta oggi essere dentro quelle classifiche?
Io conosco tanti bar in tutto il mondo: alcuni sono nei Top 50, altri nei Top 100 o Top 500, altri non sono presenti in nessuna classifica. Sicuramente chi riesce a capitalizzare quella visibilità può trarne un beneficio.
Per entrarci serve un investimento importante?
Serve sicuramente investimento, ma non solo economico. Servono professionalità, tempo, dedizione. È una missione, un progetto che devi coltivare e alimentare. Difficilmente ci capiti per caso.
E dal punto di vista del pubblico quanto può cambiare la notorietà di un locale?
Oggi anche una persona che non lavora direttamente nell’industria, ma è vicina a questo mondo, può decidere di andare in un locale perché lo ha visto nella 50 Best. La classifica diventa una mappa e dà visibilità internazionale.
Guardando invece il Roma Bar Show 2026, quali tendenze hai percepito?
A caldo direi le cose che conosciamo già: low ABV, prodotti sodati, bevute lisce. Però ho percepito soprattutto una grandissima voglia di tornare a fare community e di portare fuori la modalità italiana di lavorare.
Hai detto anche che quest’anno mancano alcuni grandi nomi.
Sì. Mancano alcuni gruppi importanti. Probabilmente stanno decidendo di percorrere altre strade, magari investendo maggiormente sui propri eventi o scegliendo modalità diverse di presenza sul mercato.
È un segnale preoccupante per una manifestazione come questa?
Non sta a me giudicare le scelte delle altre aziende. Noi come Branca facciamo il nostro lavoro indipendentemente dalla loro presenza o assenza. Però una cosa è evidente: magari mancano alcune multinazionali, ma ci sono le famiglie.
E questo che cosa significa?
Ci sono famiglie storiche, produttori e distributori che continuano a essere presenti e a investire. Probabilmente è un segnale anche questo: significa che queste realtà continuano a credere nella manifestazione e nel valore del rapporto diretto con il settore.








