Il turismo cambia stagione: clima, costi e geopolitica ridisegnano il viaggio
Clima, tensioni geopolitiche e condizioni economiche stanno modificando tempi, destinazioni e criteri di scelta delle vacanze
OSPITALITÀ E TURISMO - C’era una volta il tempo in cui la geografia delle vacanze sembrava seguire calendari e itinerari quasi immutabili, se non scontati: il Mediterraneo d’estate, le città d’arte in autunno e primavera, la montagna divisa tra neve e sole d’agosto. Alta e bassa stagione scandivano partenze, prezzi e aperture, e per le destinazioni destagionalizzare significava soprattutto provare ad allungare quei confini.
Quel calendario oggi appare molto meno rigido, non perché sia venuto meno il desiderio di partire, che anzi continua a mostrarsi sorprendentemente resistente, ma perché intorno alla scelta di un viaggio sono aumentate le variabili. Un’ondata di calore può suggerire di anticipare o posticipare una vacanza, il prezzo di un volo può cambiare destinazione, una crisi internazionale può ridisegnare una rotta. Alla ricerca del luogo si affianca sempre più spesso quella del momento giusto per raggiungerlo.
Così anche la destagionalizzazione comincia a raccontare qualcosa di diverso. Se per anni è stata soprattutto un obiettivo dell’offerta turistica, portare persone nei territori quando alberghi e ristoranti avevano camere e tavoli vuoti, ora trova una spinta anche nelle scelte del viaggiatore, che guarda oltre i mesi canonici, spinto dal clima, dai costi, dall’affollamento o dalla ricerca di condizioni più favorevoli.
I numeri cominciano a restituire con una certa chiarezza questo cambiamento. L’ultima rilevazione della European Travel Commission (ETC) mostrava come l’81% degli europei intervistati prevedesse di viaggiare tra giugno e novembre 2026, quattro punti percentuali in più rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, con il 64% intenzionato a viaggiare all’interno dell’Europa e il 55% per più di un viaggio nel periodo considerato.
Evidenze che sottolineano come non sia la domanda a vacillare, ma il viaggio stesso a diventare più mobile nei tempi, nelle destinazioni e nelle ragioni che orientano la scelta.
Si continua a viaggiare, ma cambiano le priorità
Secondo ETC, la sicurezza sarebbe il primo criterio indicato nella scelta della destinazione dal 20% degli europei, seguita dalle condizioni meteorologiche favorevoli (15%) e dalla possibilità di trovare offerte convenienti (14%). Sul fronte delle preoccupazioni, il 22% avrebbe segnalato l’aumento dei costi di viaggio e il 17% la propria situazione finanziaria.
Anche le tensioni internazionali entrano nella mappa mentale del turista. La quota di europei preoccupati dal conflitto in Medio Oriente sarebbe raddoppiata rispetto allo scorso anno, passando dal 7 al 14%, mentre l’11% avrebbe indicato tra le proprie preoccupazioni la guerra in Ucraina.

Il quadro trova riscontro nell’OECD Tourism Trends and Policies 2026, pubblicato a luglio scorso e costruito sull’analisi di 53 economie tra Paesi membri e partner. L’OCSE individua nell’instabilità geopolitica il principale rischio per il turismo nel 2026, indicato dall’80% dei Paesi rispondenti. Seguono la persistente pressione sui prezzi (75%), le possibili interruzioni della connettività (45%) e il rallentamento economico nei mercati di origine (40%).
Non siamo però di fronte a una contrazione generalizzata del turismo: nel 2025 gli arrivi internazionali nei Paesi OCSE sono aumentati ancora del 3,4%, raggiungendo il record di 847 milioni. Più che rinunciare alla vacanza, il viaggiatore sembrerebbe quindi adattarla alle circostanze.
Anche il clima decide dove e quando partire
Tra le variabili che acquistano peso c’è il clima. La rilevazione ETC registra già alcuni segnali nelle intenzioni di viaggio: il 16% cercherebbe temperature più miti, il 15% eviterebbe destinazioni esposte al caldo estremo e un altro 15% dichiarerebbe di controllare le previsioni meteorologiche prima di partire.
Indicazioni ancora più nette arrivano dal Travel & Sustainability Report 2026 di Booking.com realizzato su 32.500 viaggiatori in 35 Paesi e territori. Il 74% considererebbe il rischio di eventi meteorologici estremi sia nella scelta della destinazione sia in quella del periodo; il 31% dichiarerebbe di aver cancellato o modificato almeno un viaggio a causa di questi fenomeni. Più della metà, il 55%, riterrebbe inoltre che alcune destinazioni siano diventate troppo calde nel momento dell’anno in cui avrebbe voluto visitarle.
In Italia il 76% dei viaggiatori considererebbe il rischio di eventi climatici estremi nella scelta della meta e il 78% nel decidere il periodo della vacanza. Il 57% riterrebbe alcune destinazioni troppo calde in determinati momenti dell’anno e il 35% dichiarerebbe di preferire viaggi fuori stagione.
Questo non significherebbe, almeno per ora, una fuga dalle tradizionali destinazioni estive. Il Mediterraneo conserverebbe una capacità attrattiva molto elevata: il 61% degli europei intenzionati a viaggiare avrebbe indicato l’Europa meridionale e mediterranea tra le aree preferite, quattro punti percentuali in più rispetto allo scorso anno. Spagna, Italia, Francia e Grecia resterebbero ai primi posti nelle intenzioni di viaggio.
A cambiare potrebbe essere piuttosto il momento nel quale si sceglie di raggiungerle.

La destagionalizzazione cambia significato
Per molto tempo destagionalizzare ha significato soprattutto intervenire sull’offerta: creare eventi, esperienze, collegamenti e politiche di prezzo capaci di attrarre visitatori anche fuori dai tradizionali periodi di alta stagione.
Ora una parte della spinta sembrerebbe arrivare direttamente dalla domanda.
A livello globale il 42% degli intervistati da Booking.com dichiarerebbe di voler viaggiare fuori dall’alta stagione, il 25% penserebbe di cercare destinazioni con temperature più fresche e il 43% vorrebbe evitare le mete più affollate. Clima e sovraffollamento si sommerebbero così alla convenienza economica, che da sempre rappresenta una delle ragioni per scegliere periodi meno richiesti.
L’estate non perderebbe per questo la propria centralità. Le intenzioni raccolte da ETC continuerebbero a concentrarsi soprattutto nei mesi estivi, con luglio e agosto ai primi posti. Il rapporto tra alta e bassa stagione potrebbe però diventare progressivamente meno rigido, con una maggiore disponibilità a scegliere periodi diversi quando temperature, prezzi o affollamento rendono meno conveniente partire nei momenti di massima pressione.
Immagine in copertina: Immagine di magnific
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