Olio di palma alle stelle, uova record e pomodoro in calo: il punto di Areté sui mercati

Pomodoro, oli vegetali, latte e uova: l'analisi Areté sui mercati agroalimentari tra biocarburanti, aviaria e nuovi equilibri di prezzo.

3 Apr 2026 - 16:33
Olio di palma alle stelle, uova record e pomodoro in calo: il punto di Areté sui mercati

BUSINESS & MERCATO - I mercati agroalimentari internazionali attraversano una fase di marcata instabilità, con dinamiche che intrecciano politiche energetiche, emergenze sanitarie e pressioni sui costi di produzione. L'analisi di Areté fotografa cinque comparti — pomodoro da industria, olio di palma, oli vegetali, latte e uova — in cui fattori strutturali e contingenti si sommano, ridisegnando equilibri di prezzo e proiezioni produttive per la campagna 2026 e oltre.

Il pomodoro da industria e il prezzo concordato nel Nord Italia

Venerdì 27 marzo si è conclusa la trattativa tra coltivatori e industria di trasformazione per la definizione del prezzo del pomodoro da industria nel Nord Italia per la campagna 2026/27. Il risultato è un prezzo fissato a 137 €/tonnellata, in calo del 4% rispetto all'anno precedente. Le proiezioni del WPTC indicano una produzione di 3 milioni di tonnellate al Nord e 2,8 milioni al Centro-Sud, dove le riserve idriche mostrano segnali incoraggianti: il bacino di Occhito ha raggiunto 105,7 milioni di metri cubi, con un incremento del 72% rispetto al 2025. Il volume complessivo italiano stimato è di 5,8 milioni di tonnellate, in lieve contrazione dell'1% rispetto all'anno scorso, dato che — secondo Areté — collocherebbe l'Italia al secondo posto nella classifica mondiale dei produttori, dopo la California.

In Spagna le prospettive produttive restano positive grazie al miglioramento della situazione idrologica, con le superfici destinate ai trapianti in aumento del 7,3% in Extremadura. Tuttavia il prezzo della bacca, rimasto invariato rispetto allo scorso anno, è ritenuto dalla parte agricola insufficiente a coprire i costi di produzione. Un nodo che riguarda l'intera filiera internazionale, stretta tra fertilizzanti, carburanti ed energia in forte rincaro.

L'olio di palma trascinato dalla geopolitica e dai mandati sul biodiesel

La crisi iraniana ha spinto le quotazioni del petrolio oltre i 100 dollari al barile, sia per il WTI che per il Brent, rendendo sempre più conveniente la produzione di biodiesel anche al di fuori dei mandati di miscelazione obbligatoria. Gli analisti di Areté rilevano che i rialzi dell'olio di palma — fino al +22% per il grezzo CIF Rotterdam e al +19% su Bursa Malaysia nel primo mese di conflitto — hanno frenato la domanda alimentare, mentre quella energetica si è espansa, soprattutto in Indonesia. A fine marzo il Ministro dell'Energia indonesiano ha annunciato l'implementazione del mandato B50 — miscelazione biodiesel al 50% — a partire dal 1° luglio, con l'obiettivo di ridurre la dipendenza dalle importazioni di carburanti. Effetto diretto: sul mercato europeo, l'olio di palma è tornato a posizionarsi a premio rispetto ai principali oli di semi, con i costi logistici in ulteriore crescita per effetto dei rincari di carburante e assicurazioni.

Gli oli vegetali e i nuovi standard americani sui biocarburanti

L'EPA — l'Agenzia per la Protezione Ambientale degli Stati Uniti — ha finalizzato i Renewable Fuel Standards (RFS) per il 2026 e il 2027, introducendo obblighi di miscelazione dei biocarburanti superiori alle attese. I target crescono soprattutto per diesel rinnovabile e biocarburanti avanzati, mentre il mandato per l'etanolo convenzionale rimane invariato a 15 miliardi di galloni annui. L'EPA ha inoltre previsto la riallocazione di circa il 70% delle esenzioni per le piccole raffinerie, basata sui livelli 2023–2025 e già incorporata nei mandati 2026–2027. Rinviato invece al 2028 il meccanismo di riduzione dei crediti RIN per i carburanti importati, il che limita le restrizioni nel breve periodo.

Areté segnala come il provvedimento rafforzi le prospettive di domanda per gli oli vegetali — in primis l'olio di soia — e per gli altri feedstock destinati a biodiesel e diesel rinnovabile, con implicazioni di sostegno strutturale ai prezzi nel medio periodo, pur in un contesto di elevata volatilità energetica. Nel breve termine, l'assenza di restrizioni sulle importazioni potrebbe contribuire a contenere le tensioni sul mercato.

Il latte: segnali di ripresa sul trasformato, ma prezzi ancora sotto i livelli 2025

Nel comparto lattiero-caseario, marzo ha registrato tendenze rialziste sui principali trasformati in Europa: il burro ha segnato un +7% rispetto a febbraio, la polvere di latte intero (WMP) un +9%, la polvere di latte scremato (SMP) un +13% e l'edamer un +3%. Il confronto con marzo 2025 restituisce però un quadro ancora di debolezza, soprattutto per i grassi: burro a -39%, WMP a -23%, edamer a -28%. L'SMP è l'eccezione, con un +12,5% tendenziale.

In Italia, le associazioni di filiera hanno raggiunto un'intesa fissando un prezzo di riferimento di 470 €/1.000 litri per il secondo trimestre 2026 sui volumi contrattati nel Nord Italia — un calo del 10% rispetto ai 520 €/1.000 litri concordati per marzo 2026. L'accordo introduce anche un meccanismo per cui le eccedenze saranno remunerate al prezzo spot, legando così una parte dei ricavi alle fluttuazioni di mercato. Il latte intero tedesco spot quotato a Milano ha registrato intanto un -18% tra febbraio e marzo 2026, e un -60% rispetto a marzo 2025.

Le uova: prezzi record e importazioni ai massimi storici per effetto dell'aviaria

Il mercato delle uova si conferma il più sotto pressione. A livello europeo, tra gennaio e marzo 2026 il prezzo medio è salito del 2%, con un +7% rispetto a marzo 2025. In Italia, la CUN ha rilevato per le uova da allevamento in gabbia un incremento del 2% nello stesso periodo, su livelli superiori del 10% rispetto a un anno fa. A determinare questa situazione di record è la contrazione strutturale dell'offerta europea, pesantemente colpita dall'influenza aviaria.

Nel 2025 nell'Unione Europea sono stati registrati 699 focolai in allevamento, rispetto ai 259 del 2024, con una forte accelerazione nell'ultimo trimestre (435 casi). Il numero complessivo ha superato del 23% la media decennale. I Paesi più colpiti sono stati Germania (24%), Polonia (18%), Ungheria (15%), Francia (15%) e Italia (8%). Nel primo trimestre 2026 si contano già 212 focolai, il 14% in più rispetto allo stesso periodo del 2025, di cui 30 in allevamenti di galline ovaiole.

In Italia, dal 29 settembre 2025 il Centro di Referenza Nazionale ha confermato 66 focolai complessivi (9 in ovaiole). A marzo 2026 se ne registrano 3, in calo rispetto ai 7 di febbraio. Alla luce della persistenza del virus, l'Italia ha definito un piano vaccinale preventivo nazionale, approvato a livello comunitario, con avvio dalla primavera 2026.

La scarsità di prodotto ha generato importazioni record: nel 2025 le importazioni UE sono aumentate del 61% rispetto al 2024, con Ucraina (64%), Turchia (15%) e Regno Unito (8%) come principali fornitori. A gennaio 2026 l'UE ha importato circa 14.500 tonnellate di uova, +50% rispetto a gennaio 2025. In Italia, nello stesso mese, le importazioni extra-UE hanno raggiunto 2.281 tonnellate, +18% rispetto a gennaio 2025: un record mensile per il Paese.

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