L'Europa ridisegna le regole sulla shrinkflation: in Italia la norma in vigore da luglio
Shrinkflation: dal caso Milka alla questione italiana, cresce la pressione normativa in Europa. In Italia l'entrata in vigore della norma slitta a luglio 2026.
NOTIZIE E DINTORNI - Il tema della shrinkflation — termine composto dall'inglese "shrink" (restringere) e "inflation", in italiano anche detta in italiano "sgrammatura" — è al centro di un dibattito normativo e giuridico in crescita in Europa, con implicazioni concrete per le imprese del settore alimentare. Si tratta della strategia commerciale con cui vengono ridotte le dimensioni o la quantità di un prodotto mantenendo il prezzo invariato: chi va a fare la spesa si trova davanti lo stesso pacchetto di patatine a cui è abituato, allo stesso prezzo, ma con qualche patatina in meno all'interno. Un escamotage che si moltiplica di prodotto in prodotto: anche una lattina di bibita può risultare apparentemente identica alla precedente, ma leggermente ridimensionata nel diametro o nell'altezza.
Un caso recente in Germania ha portato la questione all'attenzione dell'opinione pubblica e degli operatori del settore. Un tribunale di Amburgo ha stabilito che la riduzione del peso di una barretta Milka da 100 a 90 grammi, pur accompagnata dal corretto aggiornamento dell'indicazione in etichetta, non era sufficiente a evitare che i consumatori potessero essere tratti in errore, in assenza di altri segnali visibili di cambiamento nella confezione. La sentenza ha evidenziato come i consumatori non possano essere tenuti a verificare sistematicamente le indicazioni di peso su ogni acquisto.
Sul piano strettamente tecnico-legale, la questione rimane aperta: se l'azienda aggiorna correttamente l'etichetta indicando il diverso peso, non è corretto dire che ci sia poca chiarezza, ma la sentenza pone i riflettori su una questione di percezione globale del packaging e quindi del prodotto da parte del consumatore.
A livello europeo non esiste ancora una normativa unitaria sulla shrinkflation, ma diversi paesi si stanno muovendo autonomamente. La Francia ha introdotto nel 2024 l'obbligo per le aziende di informare i consumatori per due mesi nei casi in cui il prezzo relativo al peso di un prodotto aumenti.
E l'Italia?
Anti-shrinkflation: in Italia l'entrata in vigore della legge slitta al 1° luglio 2026
Sul fronte italiano, la norma anti-shrinkflation continua a slittare. La Legge per la concorrenza 2024 aveva introdotto nel Codice del Consumo l'obbligo per i produttori di apporre nel campo visivo principale della confezione — o tramite etichetta adesiva — la dicitura: «Questa confezione contiene un prodotto inferiore di X (unità di misura) rispetto alla precedente quantità», da mantenere per i primi sei mesi dall'immissione in commercio. L'entrata in vigore, inizialmente fissata al 1° aprile 2025, era già scivolata al 1° ottobre 2025.
Alla base dei rinvii c'è una procedura di infrazione aperta dalla Commissione europea nei confronti dell'Italia. A marzo, Bruxelles aveva bocciato le misure italiane di trasparenza: pur riconoscendo «l'importanza di informare i consumatori di tali modifiche», la Commissione aveva giudicato l'obbligo di etichettatura prodotto per prodotto sproporzionato rispetto all'obiettivo, definendolo «un importante ostacolo al mercato interno» e ritenendo che esistessero opzioni meno restrittive — come esporre l'informazione nei punti vendita, in prossimità dei prodotti. L'Italia è stata inoltre accusata di aver violato la direttiva sulla trasparenza del mercato unico, adottando la misura durante il periodo di sospensione successivo alla notifica, senza tenere conto del parere circostanziato emesso dalla Commissione. A Roma è stata inviata una lettera di costituzione in mora, primo atto formale della procedura di infrazione.
Un emendamento al ddl Semplificazione all'esame del Senato prevede ora un ulteriore rinvio della norma anti-shrinkflation al 1° luglio 2026.






