Prezzi alimentari all'ingrosso, a metà settembre scendono pesce spada e uva, salgono le melanzane
Prezzi alimentari all'ingrosso a settembre: uva e pesce spada in calo, melanzane in rialzo, carni stabili. I dati BMTI e le possibili ricadute sull'Horeca
BUSINESS & MERCATO - Il pesce spada scende sotto i 16 euro al chilo, l'uva da tavola registra un nuovo ribasso e le melanzane iniziano a rincarare. A metà settembre i prezzi alimentari all'ingrosso seguono direzioni differenti, anche all'interno dello stesso comparto.
È quanto emerge dalla rilevazione del 18 settembre 2026 della Borsa della Spesa, realizzata da BMTI e Italmercati con il supporto di Consumerismo No Profit. I dati restituiscono un mercato condizionato dal cambio di stagione: alcune produzioni sono ancora abbondanti, altre si avvicinano alla conclusione, mentre il caldo prolungato ha rallentato l'avvio di parte delle colture autunnali.
Frutta, l'uva continua a scendere
L'uva da tavola registra un calo dell'1,7% rispetto alla settimana precedente, sostenuto da un'offerta ancora ampia. Le varietà Vittoria e Italia si collocano tra 1,40 e 1,50 euro al chilo, mentre l'uva senza semi raggiunge quotazioni più elevate, pur mostrando una flessione.
Anche le susine tardive perdono il 2,1% su base settimanale. Tra gli altri prodotti stagionali, le mele Royal Gala rimangono stabili, mentre le pere William presentano prezzi differenti secondo il calibro, in un contesto di disponibilità ancora contenuta.
Ortaggi, il cambio di stagione modifica le quotazioni
La situazione delle verdure è meno uniforme. Il protrarsi delle temperature estive ha rallentato le semine autunnali, riducendo temporaneamente l'offerta di alcune referenze.
Le melanzane stanno risalendo verso 1,70-1,80 euro al chilo, mentre la produzione in pieno campo si avvicina alla conclusione. I friggitelli mantengono quotazioni regolari, nonostante siano anch'essi verso fine stagione.
Tra i prodotti con prezzi più contenuti figurano le cipolle dorate italiane, tra 0,65 e 0,75 euro al chilo, e i cavoli cappucci. Le cipolle di Tropea raggiungono invece quotazioni più elevate nella fase conclusiva della campagna.
Pesce, spada in calo e buona disponibilità di altre specie
Nel comparto ittico, il pesce spada registra una flessione settimanale del 4,5%, scendendo sotto i 16 euro al chilo all'ingrosso.
Le lampughe, nel pieno della stagione e ben disponibili soprattutto dal Tirreno e dalla Sicilia, mantengono prezzi compresi tra 7 e 8 euro al chilo. Un'abbondante cattura nel Tirreno ha contribuito a ridurre anche le quotazioni delle ricciole di taglia medio-grande, ora tra 18 e 22 euro.
Carni, stabilità dopo i rialzi del vitellone
Per le carni, la rilevazione descrive una fase più stabile. Dopo gli aumenti della settimana precedente, il quarto posteriore di vitellone si attesta tra 10,09 e 10,49 euro al chilo. La quotazione riguarda il quarto posteriore e non i singoli tagli lavorati destinati alla ristorazione.
Non emergono variazioni significative neppure per il petto di pollo e la fesa di tacchino. BMTI riconduce questa stabilità a un sostanziale equilibrio tra domanda e offerta.

Cosa indicano le quotazioni all'ingrosso per la ristorazione
La fotografia di metà settembre mostra come l'andamento dei prezzi alimentari non sia uniforme e possa cambiare sensibilmente anche tra prodotti appartenenti alla stessa categoria. Una situazione che interessa direttamente la ristorazione, soprattutto nelle attività che acquistano regolarmente materie prime fresche.
I ribassi di alcune specie ittiche possono offrire ai ristoratori l'occasione di valutare proposte alternative, verificandone prima la convenienza effettiva presso i fornitori. Il prezzo al chilo rappresenta infatti solo una parte del costo: resa dopo la pulizia, scarti e lavorazione possono modificare sensibilmente il costo della porzione servita.
Per frutta e ortaggi, il cambio di stagione introduce un'altra variabile. La disponibilità di uva e susine a prezzi più contenuti può incidere sulle scelte per dessert e buffet, mentre il progressivo esaurimento delle coltivazioni estive e il ritardo di alcune produzioni autunnali richiedono attenzione nell'approvvigionamento.
Il dato all'ingrosso non coincide automaticamente con il prezzo pagato dal ristoratore. Selezione, trasporto, lavorazione, quantità ordinate e condizioni contrattuali possono modificare il costo finale. Un ribasso rilevato nei mercati, quindi, non si traduce necessariamente in una riduzione immediata delle fatture dei fornitori.
La rilevazione offre comunque agli operatori un riferimento per confrontare i preventivi, verificare l'andamento delle singole referenze e valutare eventuali alternative stagionali. Più che suggerire una revisione generalizzata dei menu, i dati indicano l'importanza di osservare le dinamiche di ciascun prodotto, distinguendo i cambiamenti temporanei dalle tendenze più durature.
È questo il principale elemento che emerge dai mercati a metà settembre: mentre alcune materie prime diventano più accessibili, altre risentono della riduzione dell'offerta. Per il fuori casa, l'impatto economico dipenderà anche dalla velocità e dalla misura con cui queste variazioni si trasferiranno ai prezzi di acquisto effettivi.






