Tassoni punta sulla mixology: «Vogliamo diventare il luxury soft drink italiano nel mondo»
Intervista a Marco Gheza, Activation Manager, e Patrick Simoni, Chief Marketing Officer del Gruppo Lunelli
BAR & WINE - Al Roma Bar Show Tassoni non ha presentato nuove referenze, ma un nuovo modo di raccontare una gamma profondamente ampliata negli ultimi anni.
Da una parte, un ricco programma di guest con bartender italiani e internazionali; dall’altra, la presenza dell’illustratrice e creator Beatrice Fanzaga, in arte GraPhichette, che ha personalizzato le tote bag destinate ai visitatori con disegni realizzati ad hoc.
Un’attivazione che unisce la storica passione del marchio per l’arte alla sua identità contemporanea. Tassoni è entrata a far parte del Gruppo Lunelli nel 2021.
Davanti a una variante analcolica del Gin Tonic, preparata con Botanico Superfine Zero e Tonica Superfine Zero, ho parlato con Marco Gheza, Activation Manager, e Patrick Simoni, Chief Marketing Officer, di mixology, nuove abitudini di consumo, comunicazione e mercati internazionali.
L'intervista
Partiamo dal Roma Bar Show. Per la prima volta avete coinvolto GraPhichette…
Marco Gheza: Volevamo portare un tocco pop nell’universo Tassoni, offrendo ai visitatori la possibilità di personalizzare una tote bag in omaggio con grafiche realizzate ad hoc. Le illustrazioni richiamano il passato del marchio, ma ne esprimono anche la modernità, la visione futura e il “lusso di osare”.
A Roma non avete però lanciato novità di prodotto. Qual era l’obiettivo della partecipazione?
Patrick Simoni: Presentare alla bartending community l’intera collezione e consolidare il rapporto con la mixology professionale. Non vogliamo limitarci a fornire prodotti, ma collaborare con i bartender per fare di Tassoni un partner d’eccellenza dietro il bancone.
Negli ultimi anni avete investito molto nel segmento no alcol…
Patrick Simoni: Sì. Accanto alla storica Cedrata abbiamo sviluppato la Cedrata Zero e una linea di sodati dedicata alla miscelazione. In questo modo presidiamo sia la miscelazione alcolica sia il mondo dei mocktail.
Avete organizzato la prima mocktail cocktail competition e lo avete fatto con tappe fisiche. Una scelta controcorrente...
Marco Gheza: Sì. Molte competizioni, anche importanti, si svolgono soprattutto online. Noi abbiamo preferito incontrare i bartender attraverso otto tappe in tutta Italia. Abbiamo ricevuto quasi duecento iscrizioni e siamo stati costretti a chiuderle. Alcuni concorrenti hanno persino raggiunto un’altra città pur di partecipare.
Quale ruolo hanno avuto i social?
Patrick Simoni: Hanno amplificato la dimensione fisica della competizione. Le tappe sono state trasmesse in diretta su Instagram, permettendo anche a chi non era presente di seguire le prove. Il digitale funziona soprattutto quando diventa la cassa di risonanza di un’esperienza reale.
Secondo voi il no alcol è destinato a consolidarsi o resterà una nicchia?
Patrick Simoni: Si affermerà come stile di vita. Non è una semplice tendenza, ma un’evoluzione degli stili di consumo. Il cliente vuole scegliere e, anche quando rinuncia all’alcol, cerca un prodotto adulto, complesso e gratificante.
Quale posizionamento state costruendo per Tassoni nella mixology?
Patrick Simoni: Vogliamo affermare Tassoni come luxury soft drink italiano, sul mercato nazionale e all’estero.
Le fiere internazionali diventeranno quindi sempre più importanti?
Patrick Simoni: Sì. Il riposizionamento di un marchio storico come Tassoni deve partire dall’Italia, ma l’obiettivo è crescere sui mercati esteri. Ci stiamo organizzando in questa direzione, contando anche sull’esperienza internazionale del Gruppo Lunelli e di Ferrari Trento.
Che valore attribuite oggi agli influencer?
Patrick Simoni: Dal mio punto di vista gli influencer non esistono: esistono persone capaci di raccontare un marchio in modo autorevole e credibile. Devono credere davvero nel progetto. Non ci interessa pagare qualcuno per promuovere qualcosa in cui non crede. Cerchiamo figure capaci di raggiungere il consumatore, anche attraverso i social, partendo dall’autenticità del prodotto.
Come le selezionate?
Patrick Simoni: È un lavoro condiviso dal team marketing. Valutiamo la coerenza con il progetto, la credibilità e la capacità di interpretare in modo autentico i valori di Tassoni.
Le collaborazioni sono riservate ai professionisti del beverage?
Marco Gheza: Non necessariamente. Pur avendo referenze sviluppate per la miscelazione, Tassoni è un love brand radicato nell’immaginario degli italiani. Può quindi dialogare sia con i bartender sia con un pubblico più ampio.
Quanto conta conoscere direttamente i luoghi in cui nasce Tassoni?
Marco Gheza: Moltissimo. Bisogna venire a Salò e scoprire l’azienda, nata come farmacia. Qui si possono vedere i cedri freschi provenienti dalla Calabria, ancora sbucciati a mano prima della lavorazione. È il modo migliore per comprendere la storia, la qualità e l’identità del marchio.
Al Roma Bar Show avete coinvolto bartender molto diversi tra loro. Come avete costruito il programma delle guest?
Marco Gheza: Abbiamo cercato di rappresentare esperienze e approcci differenti. Patrick Pistolesi di Drink Kong e Andrea Arcaini di Rita Tiki’s Room hanno portato il confronto tra Roma e Milano; con loro sono intervenuti professionisti provenienti da hotel, cocktail bar e realtà italiane e internazionali. Ognuno ha interpretato i nostri prodotti attraverso la propria sensibilità.
La componente emotiva aiuta un marchio storico a entrare nella mixology contemporanea?
Marco Gheza: Certamente. Matteo Rosini, che oggi lavora ad Amsterdam, ha scelto la Cedrata per un drink perché gli ricordava il nonno, che gliene apriva sempre una bottiglietta mentre giocava a carte. Tassoni conserva un legame profondo con la memoria degli italiani. La sfida è portarlo nel presente senza perderne l’autenticità.









