Dal bar al brand: Fabrizio Tacchi racconta l’evoluzione del bartender
Competenze, persuasione, visione strategica, consapevolezza: Fabrizio Tacchi in Gruppo Caffo è Brand Ambassador, ci racconta questo ruolo e le sue peculiarità.
BAR & WINE - Brand Ambassador del Gruppo Caffo, Fabrizio Tacchi vanta oltre vent’anni di esperienza nel mondo del bar e della comunicazione del beverage. Negli ultimi anni il suo lavoro si è progressivamente concentrato sulla formazione, intesa non come semplice trasferimento di competenze tecniche, ma come costruzione di metodo, visione e consapevolezza professionale.
È in questa cornice che prende forma Dal bar al brand, un volume strutturato come un manuale monografico, rigoroso e accessibile, che riflette l’idea di una professione sempre più chiamata a pensarsi in termini sistemici.
Per impostazione e chiarezza, il libro appare pensato non solo per chi già opera nel settore, ma anche come strumento utile all’interno delle scuole alberghiere, dove alla preparazione tecnica è oggi richiesto di affiancare una più ampia alfabetizzazione culturale al mondo del brand.
Dal banco al ruolo: una figura antica con un nome moderno
La parola Brand Ambassador è relativamente recente, ma il ruolo che descrive affonda le proprie radici nel passato della civiltà. Valorizzare un prodotto, educare al suo utilizzo, trasmetterne il significato culturale e simbolico è un’attività che esiste da sempre.
Ciò che è cambiato è il contesto.
L’avvento dei social media ha reso ancora più cruciale per le aziende la figura del portavoce: non più solo interprete del prodotto, ma elemento chiave per contribuire al posizionamento iconico del marchio. Oggi il Brand Ambassador è chiamato a incarnare valori, linguaggio e visione, diventando punto di contatto diretto tra brand e pubblico.
Il bar come palestra di identità
Il bar non è soltanto un luogo di lavoro: è una palestra di vita, un laboratorio permanente in cui si allenano disciplina, visione e capacità relazionale. Tendere alla perfezione, nel mondo della mixology contemporanea, significa aspirare a qualcosa che va oltre l’esecuzione tecnica: diventare voce, volto e interprete di un brand.
È su questa traiettoria che si muove Dal bar al brand, raccontando l’evoluzione di una professione e il mutamento profondo delle competenze richieste a chi opera oggi dietro — e intorno — al banco.
Da osservatrice ormai ventennale del settore, ritengo che per ottenere fiducia sia fondamentale che un Brand Ambassador abbia alle spalle un’esperienza reale come barista. La credibilità non si costruisce a tavolino: nasce dal banco, dal servizio, dal contatto diretto con il pubblico. Non esistono scorciatoie per diventare un Brand Ambassador di successo, ma esistono strumenti, visioni e strategie. Ed è proprio ciò che Tacchi riassume in modo puntuale e preciso in questo libro.

Dal bartender al mediatore culturale
Tacchi parte da un assunto netto: il ruolo del professionista del beverage non può più essere confinato alla dimensione operativa. La crescita passa dalla consapevolezza di sé e dalla capacità di porsi come figura credibile, riconoscibile e affidabile.
In questo senso, il Brand Ambassador non è un semplice promotore, ma un mediatore culturale tra prodotto, mercato e pubblico.
Persuasione come relazione autentica
Uno dei nuclei centrali del libro è l’analisi dei meccanismi che permettono di attrarre, coinvolgere e convincere in modo autentico. Tacchi richiama sei principi fondamentali della persuasione — impegno, reciprocità, credibilità, autorità, simpatia e scarsità — non come strumenti manipolatori, ma come leve relazionali.
La coerenza genera fiducia; offrire valore prima di chiedere crea reciprocità; condividere esperienze reali rafforza la credibilità. L’autorevolezza non nasce dalla superiorità, ma dalla competenza condivisa. La simpatia, intesa come empatia autentica, apre alla relazione. La scarsità, infine, non è artificio, ma capacità di comunicare l’unicità.
Obiettivi, metodo e visione
Dal bar al brand insiste sull’importanza di una progettualità strutturata. Senza obiettivi chiari, il rischio è restare prigionieri della routine quotidiana, lasciando che siano gli eventi a guidare le scelte.
Tacchi distingue tra traguardi a breve termine — acquisire nuove competenze, ampliare il network, partecipare a eventi di settore — e obiettivi di lungo periodo, come la costruzione di un brand personale o l’avvio di un progetto imprenditoriale.
In questo percorso si inserisce il metodo SMART, proposto come strumento concreto per trasformare un’idea in un piano d’azione: obiettivi specifici, misurabili, accessibili, rilevanti e temporizzati. Non ambizione fine a sé stessa, ma disciplina applicata al talento.
Un caso emblematico: Giuseppe Gallo
Tra le storie di successo citate da Tacchi emerge quella di Giuseppe Gallo, ex Global Brand Ambassador di Martini e oggi fondatore e CEO di Italspirits.
Un esempio emblematico di come il ruolo possa evolvere in una vera e propria costruzione identitaria.
Gallo ha rappresentato Martini nel mondo andando oltre la semplice promozione del prodotto, trasformando il marchio in un’esperienza culturale fondata su autenticità e passione: vivere il brand, sentirlo e trasmetterlo in modo totale.
Il tema del limite: passione non è sacrificio totale
Tra le difficoltà più insidiose della professione, Tacchi individua la trappola della dedizione assoluta: l’idea che per dimostrare passione e professionalità sia necessario sacrificare ogni minuto della propria vita al lavoro. È uno degli errori più gravi che si possano commettere nel lungo periodo.
"Per anni ho detto sì a tutto: progetti, appuntamenti, richieste dell’ultimo minuto, finché il mio corpo e la mia mente mi hanno presentato il conto. Stanchezza cronica, insonnia, irritabilità erano segnali d’allarme che non potevo più ignorare", racconta Tacchi.
È stato allora che ha iniziato a delegare, a stabilire orari oltre i quali non lavorare più e a fissare confini chiari tra vita privata e professionale.
Bastano trenta minuti di attività fisica al risveglio per cambiare il passo dell’intera giornata. A questo si aggiungono pratiche come yoga, meditazione, musica. Tornare alle proprie passioni — che siano sport, arte o musica — permette di riscoprire parti di sé che nella frenesia quotidiana tendono a scomparire.
Concedersi tempo libero non è solo una scelta saggia: è una strategia di lungo periodo. Perché chi sa fermarsi, sa anche ripartire con più forza, visione e cuore.
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