Dalla colazione al dessert: la frutta secca conquista ogni momento della giornata degli italiani

Il mercato italiano della frutta secca cresce: 756 milioni di kg nel 2024, nuovi prodotti, consumi tutto l'anno e investitori stranieri nel settore.

12 Marzo 2026 - 11:21
Dalla colazione al dessert: la frutta secca conquista ogni momento della giornata degli italiani

NOTIZIE E DINTORNI - Il mercato italiano della frutta secca è in piena espansione: secondo quanto riportato da Il Sole 24 Ore su dati Ismea, i consumi sono saliti dai 627 milioni di kg del 2020 ai 756 milioni di kg del 2024, con il consumo medio annuo pro capite che ha raggiunto 4,5 kg, il 20% in più rispetto a quattro anni fa. A trainare la crescita è una presenza sempre più capillare del prodotto lungo l'intera giornata alimentare: bevande e burri alla colazione, mix e barrette proteiche come snack, salse e granelle a pranzo, fino ai dessert e al cioccolato.

Il canale della grande distribuzione organizzata conta circa 130 referenze e vale oltre 1,1 miliardi di euro, con una crescita del 13% nel solo 2024. Mandorle, noci, arachidi, pistacchi e mix coprono circa il 67% della spesa, ma nel 2025 hanno accelerato anche anacardi e pinoli. Un effetto attribuibile alle campagne informative sul valore nutrizionale che hanno ridefinito la percezione del prodotto, sempre più associato al benessere quotidiano. L'innovazione ha poi allungato le occasioni di consumo, diluendo gli acquisti lungo tutto l'anno: nei tradizionali tre mesi di alta stagione (settembre-novembre) si concentra ormai solo il 27% degli acquisti annui dei mix.

Sul fronte della trasformazione industriale, che assorbe il 55% della frutta secca disponibile e ha aumentato i propri acquisti del 5% in cinque anni, si moltiplicano i prodotti innovativi: bevande vegetali, formaggi plant based, puree, pesti e kefir. Gli acquisti di salsa di noci sono cresciuti del 5,4% nell'ultimo anno, quelli di formaggi plant based del 14,5% per un valore di 16,6 milioni di euro. Le creme 100% frutta secca hanno superato gli 11 milioni di confezioni vendute per 45 milioni di euro di incassi (fonte Circana), conquistando il 18% del mercato delle creme spalmabili in soli quattro anni (fonte NIQ).

A commentare il fenomeno è Roberto Della Casa, professore di marketing dei prodotti agroalimentari all'Università di Bologna: «Le aziende specializzate possono essere protagoniste di questo nuovo mercato perché hanno una forte connotazione sulla materia prima, che resta fondamentale per il successo dei nuovi lanci. Infatti a funzionare bene sono soprattutto i prodotti comodi e pratici che mantengono forte e chiaro il legame con la frutta secca, riducendo al minimo lavorazioni e trasformazioni». Della Casa sottolinea però anche le difficoltà strutturali del comparto: «I colossi dell'alimentare hanno la muscolarità, le competenze e soprattutto le risorse per entrare in questi mercati, mentre il settore della frutta secca soffre di un problema di dimensioni ridotte, di una focalizzazione sul b2b e di una storica sudditanza ai buyer della Gdo. Fattori che hanno ostacolato lo sviluppo di una politica di marca».

Il quadro competitivo si sta tuttavia rapidamente ridisegnando. Negli ultimi sei mesi una decina di aziende italiane — tra cui Euro Company, Marullo, Manuzzi e Noberasco — hanno registrato l'ingresso di investitori stranieri, con iniezioni di capitali destinate a supportarne la crescita. Sullo sfondo, una variabile da monitorare: la produzione italiana di frutta secca è in calo (-2,1% in cinque anni) e copre solo il 42% del mercato interno, scendendo al 12% per i pistacchi. Con l'Iran — secondo produttore mondiale dopo gli Stati Uniti — colpito dalla guerra, il rischio di una scarsità di offerta e di un rialzo dei prezzi resta concreto.

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