Bubble tea: l'estate 2026 lo rilancia in versione ready-to-drink

Dal boom dei negozi alla crisi delle catene: il bubble tea si rilancia in estate col ready-to-drink. Ecco i casi italiani e i nuovi trend per l'Horeca.

2 Sett 2026 - 10:49
Bubble tea: l'estate 2026 lo rilancia in versione ready-to-drink

NOTIZIE HORECA - Il bubble tea sta vivendo una trasformazione radicale. Nato a Taiwan intorno al 1980, il "tè con le bolle" era esploso in Italia a partire dal 2016-2017, arrivando nel 2022 a un valore di mercato stimato di 42 milioni di euro, oltre il 15% del mercato europeo, con un numero di punti vendita cresciuto del 51% in meno di due anni. Un boom trainato dai social e dalla Generazione Z, che aveva reso il boba uno dei drink più fotografati d'Italia.

Il modello dello store monoprodotto, però, si è rivelato fragile. Il caso più emblematico è quello di Frankly, la prima catena italiana, fondata a Milano nel 2016: dopo un fatturato di 7,5 milioni di euro nel 2023, ha chiuso tutti i punti vendita il 23 novembre 2025, andando in liquidazione e lasciando a casa circa quaranta dipendenti. Una chiusura che il Sole 24 Ore ha definito la fine simbolica di un modello — negozi pensati per grandi flussi pedonali — insostenibile fuori dalle vie a più alto traffico. Delle catene strutturate censite nel 2023, oggi solo Mistertea mantiene una presenza stabile, con tre locali tra Milano e Monza.

Il nuovo asse: il ready-to-drink

Mentre il retail fisico arretra, il baricentro del settore si sposta verso il formato pronto da bere, distribuito su canale Horeca e GDO. A trainare questa evoluzione sono tre fattori principali: l'esperienzialità legata alla componente ludica delle boba, la versatilità dei gusti (fruttati, floreali, più indulgenti) e, appunto, la comodità del formato pronto al consumo, che semplifica l'accesso alla categoria per chi non ha una bubble tea house sotto casa. Il prodotto smette così di essere percepito come una novità esotica di nicchia e si inserisce stabilmente nel panorama beverage, a metà tra soft drink, tè freddi evoluti e proposte No/Lo.

Il target resta chiaramente la Gen Z, ma con un'estensione ai Millennial: un pubblico che cerca un drink "instagrammabile", personalizzabile nel gusto e nella dolcezza, e che vive la bevanda anche come forma di espressione personale — non a caso la componente ludica del "popping boba", le sfere che scoppiano in bocca rilasciando succo, resta l'elemento distintivo anche nella versione in lattina o bottiglia.

I casi di successo italiani

Il caso più solido è quello di BOB – Beyond Ordinary Beverage, brand del gruppo Bobble Bobble (fondato nel 2017 da Simone Simonelli e Nicolò Ossino), che dopo aver mosso i primi passi come catena in franchising ha riconvertito il modello nel 2020 puntando sulla produzione interna di semilavorati e su una ricetta brevettata capace di mantenere separati e visibili i colori del tè e delle palline di frutta, superando il problema tecnico dell'osmosi tra boba e liquido. Il risultato: 2025 chiuso a 5 milioni di euro di fatturato, un Ebitda di 610mila euro, circa 1,5 milioni di litri venduti e una crescita del 20-25% annuo. Il 55% delle vendite arriva dal mercato italiano, il 45% dall'estero, con presenza in oltre 25 Paesi e referenze in catene GDO internazionali come Tesco, Aldi e Lidl, oltre a un accordo di fornitura in private label con Eurospin dal 2025. Il prodotto — shelf life di 12 mesi, produzione interamente italiana, senza glutine e senza coloranti azoici — serve circa 12mila punti vendita tra Horeca e GDO, con obiettivo 2026 di 7,5 milioni di fatturato. In Italia la distribuzione di BOB è affidata a Breskui Srl, società del gruppo IVS Group SA — il più grande operatore italiano e secondo player europeo nel settore dei distributori automatici, con oltre 281mila vending machine attive in Italia, Francia, Spagna, Germania, Polonia, Portogallo e Svizzera. Un canale che apre al bubble tea RTD la strada anche del vending tradizionale, oltre a bar, GDO e Horeca. In vista dell'estate, BOB ha lanciato cinque varianti fruttate pensate per occasioni diverse: dal picnic (Fruit Berry) alle ore più calde sotto l'ombrellone (Blue Lime, agrumata), fino ai festival estivi (Tropical Mix, con passion fruit e ananas).

Sul fronte industriale, cresce anche l'offerta di co-manufacturing dedicata al comparto: Bubble Bev., realtà specializzata in contract manufacturing per il beverage, ha debuttato a Beer & Food Attraction 2026 con un servizio di ricerca, sviluppo e produzione flessibile per lattina, fusto e RTD, segnalando come il mercato della lattina in questo segmento sia in forte espansione anche lato B2B.

A conferma che il fenomeno interessa ormai anche i grandi player alimentari, Del Monte ha lanciato una propria linea di Popping Bubble Tea ready-to-drink progettata specificamente per il mercato europeo, con debutto in Italia, Francia e altri Paesi. La distribuzione non si limita alla GDO ma abbraccia anche bar e canale coffee, ampliando le occasioni di consumo. Il target dichiarato è, ancora una volta, Generazione Z e Alpha, con un packaging 100% riciclabile e cannuccia in carta.

Perché proprio ora e perché d'estate

Il momento non è casuale. Il ready-to-drink risolve il principale limite del bubble tea tradizionale — la necessità di prepararlo al momento in un locale dedicato — rendendolo disponibile ovunque: distributori, bar, GDO, eventi. Con l'arrivo della stagione calda, la categoria si presta naturalmente ai consumi da spiaggia, gita fuori porta e aperitivo estivo, intercettando la stessa domanda di bevande fresche e dissetanti che muove il mercato del tè freddo e degli iced drink. Per gli operatori Horeca, il formato pronto rappresenta un'opportunità concreta per inserire il bubble tea in carta — o nel banco frigo — senza gli investimenti e la complessità operativa richiesti dalla preparazione al momento, cavalcando un trend che, nella sua versione RTD, mostra oggi più solidità del modello di store dedicato che lo aveva lanciato, e che trova nel vending — grazie a operatori come IVS Group — un ulteriore canale di diffusione capillare.

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