''La Sicilia delle donne e del vino'' di Valeria Lopis: un arcipelago di territori, relazioni e identità
Nel libro di Valeria Lopis trenta figure femminili diventano il punto di accesso per leggere la Sicilia del vino
LIBRI E GUIDE - Raccontare un territorio vitivinicolo complesso come quello siciliano è impresa ardua. Non a caso l’isola viene spesso descritta come un mosaico di territori, denominazioni e identità differenti, attraversati da paesaggi produttivi, ritmi e traiettorie che raramente procedono nella stessa direzione.
Da questa eterogeneità prende forma La Sicilia delle donne e del vino – Figlie di una DOC minore (Edizioni Ampelos – Kleos Press), in cui Valeria Lopis sceglie di attraversare l’isola attraverso le storie e i percorsi delle donne che negli ultimi anni hanno contribuito a trasformarne il volto.
Produttrici, enologhe, imprenditrici, interpreti dell’ospitalità e della comunicazione diventano così la chiave attraverso cui leggere non soltanto l’evoluzione del vino siciliano, ma anche un diverso modo di costruire relazioni, valore e identità dentro i territori.
A orientare la lettura sono due prefazioni che aiutano a definire il contesto entro cui si muove il libro. La prima, firmata da Donatella Cinelli Colombini, inserisce il contributo delle donne dentro la trasformazione del vino italiano e siciliano. Attraverso dati ed esperienza diretta maturata nel movimento Donne del Vino, Cinelli Colombini evidenzia come la presenza femminile si concentri soprattutto nei punti in cui il vino incontra il mercato: commercializzazione, comunicazione, wine hospitality ed enoturismo.

La seconda prefazione, di Maurizio Lunetta, prima direttore del Consorzio Sicilia DOC e oggi alla guida del Consorzio Etna DOC, allarga lo sguardo alla struttura del territorio. La Sicilia del vino viene letta non come un continente uniforme, ma come un arcipelago di denominazioni e paesaggi agricoli differenti. In questo quadro, la crescita dell’imbottigliato e delle Indicazioni Geografiche ha aumentato il valore del vino siciliano, ma rende sempre più urgente il rafforzamento dei consorzi e della governance territoriale, soprattutto per le denominazioni più piccole.
Il libro si muove dentro questa doppia cornice: da un lato le donne come presenza attiva nei luoghi della relazione, del mercato e dell’accoglienza; dall’altro la Sicilia come sistema ancora in costruzione, attraversato da territori che evolvono secondo dinamiche e velocità differenti.
A Marsala emerge la distanza tra il disciplinare storico dei vini fortificati e una produzione contemporanea che spesso si muove fuori da quei confini. Il racconto mette in evidenza la difficoltà delle denominazioni storiche nel rappresentare pienamente le evoluzioni produttive più recenti. Nell’area dello Stagnone e nel lavoro sul Grillo, si intravede il tentativo di riallineare la geografia normativa a quella reale.
Sull’Etna, invece, il sistema é più strutturato, ma ancora in continua evoluzione: un laboratorio in cui ricerca, intuizione, altitudine, versanti e capacità di fare rete contribuiscono a costruire valore.
A Menfi, emerge la tensione tra cooperazione strutturata e individualità produttiva, mentre nel territorio di Monreale prende forma un’altra dinamica significativa: il tentativo di spostare il racconto dal vitigno al territorio, rafforzando la leggibilità dei luoghi e la loro capacità di esprimere una voce riconoscibile.
Con Pantelleria, infine, il ritmo cambia completamente. Alberello pantesco, vento, pietra, isolamento e manualità estrema costruiscono una viticoltura che sembra sottrarsi alle logiche più accelerate del mercato contemporaneo. Il tempo non rappresenta un ostacolo da comprimere, ma una forma produttiva vera e propria.
Attraversando queste storie, il ruolo delle donne si chiarisce progressivamente. Sono tessitrici di narrazioni, ma anche operatrici concrete della filiera; rappresentano spesso l’anello che lega la produzione al mercato e al pubblico, soprattutto attraverso l’enoturismo e le pratiche di accoglienza. Sono anche attivatrici di reti e comunità, dove la cultura diventa uno spazio capace di amplificare il racconto del vino.
Da questa stratificazione emerge uno degli aspetti più interessanti del libro: le donne rappresentano una struttura invisibile, capace di tenere insieme elementi che altrimenti resterebbero frammentati e attraverso il loro lavoro, spesso meno esposto e meno dichiarato, una parte importante della Sicilia del vino contemporanea ha trovato negli ultimi anni nuove forme di riconoscibilità e valore.

Valeria Lopis ph. credits Natale De Fino e Roberta Irullo
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