La nuova stagione dei Consorzi di tutela: dalla protezione delle denominazioni alla gestione del valore

Il recepimento del nuovo Regolamento UE amplia il ruolo dei Consorzi di tutela. Offerta, sostenibilità e turismo entrano tra le leve di sviluppo delle IG

15 Giu 2026 - 10:45
La nuova stagione dei Consorzi di tutela: dalla protezione delle denominazioni alla gestione del valore

NORME E LEGGI - DOP e IGP rappresentano uno dei principali patrimoni economici dell’agroalimentare italiano. Negli ultimi anni, tuttavia, le questioni che interessano molte filiere sono diventate più complesse della sola tutela delle denominazioni.

Alla protezione dei nomi e alla lotta contro le imitazioni si affiancano temi come la redditività delle imprese, il ricambio generazionale, la sostenibilità delle produzioni, la competitività sui mercati internazionali e la capacità dei territori di continuare a generare valore.

È in questo quadro che si colloca il recepimento del Regolamento UE 2024/1143, il provvedimento europeo che aggiorna la disciplina delle Indicazioni Geografiche.

Con il decreto ministeriale n. 264637 del 3 giugno 2026, il Ministero dell’Agricoltura ha ridefinito requisiti, funzioni e modalità di riconoscimento dei Consorzi di tutela delle DOP e delle IGP, ampliandone il perimetro di azione.

Tra le novità introdotte figura la regolazione dell’offerta (art. 21). Il riferimento non riguarda soltanto aspetti produttivi, ma il rapporto tra quantità immesse sul mercato, valorizzazione delle produzioni ed equilibrio economico delle filiere. Un riconoscimento che attribuisce ai Consorzi un ruolo più diretto nella gestione di una variabile che incide sulla tenuta economica delle Indicazioni Geografiche.

Lo stesso vale per la sostenibilità (art. 22). La formulazione adottata dal decreto richiama esplicitamente le dimensioni ambientale, sociale ed economica. Una scelta che amplia il campo oltre le pratiche agronomiche o le certificazioni ambientali. Dentro questa definizione trovano spazio temi come l’utilizzo delle risorse naturali, il peso degli imballaggi, la capacità delle aziende di generare reddito, le condizioni di lavoro lungo la filiera e la permanenza delle attività produttive nei territori rurali.

Anche il turismo entra stabilmente nel perimetro d’azione dei Consorzi (artt. 6 e 22). Non come attività accessoria o semplice strumento promozionale, ma come componente riconosciuta del valore generato dalle Indicazioni Geografiche. Il legislatore richiama il legame tra prodotto, territorio, storia e patrimonio culturale, riconoscendo un fenomeno che molte denominazioni sperimentano già da anni: una parte crescente del loro valore passa dalla capacità dei territori di essere riconoscibili e attrattivi.

Immagine di wirestock su Magnific

La tutela stessa assume contorni più ampi. Le attività di vigilanza vengono estese al commercio elettronico, alle piattaforme digitali e all’utilizzo delle Indicazioni Geografiche online (art. 18). Un passaggio che riflette lo spostamento di una quota crescente del valore economico e reputazionale delle denominazioni verso gli ambienti digitali.

Nello stesso disegno si inserisce la possibilità di costituire Consorzi che rappresentino più Indicazioni Geografiche (art. 9). Una scelta che punta a favorire aggregazioni, economie di scala e una maggiore capacità organizzativa delle filiere, soprattutto nei contesti caratterizzati da dimensioni produttive più contenute.

Regolazione dell’offerta, sostenibilità, turismo, vigilanza digitale e aggregazione appartengono a sfere diverse. La loro presenza all’interno dello stesso impianto normativo suggerisce però una lettura più ampia delle Indicazioni Geografiche, considerate non soltanto come strumenti di certificazione dell’origine, ma come sistemi economici e territoriali.

Da questa prospettiva emerge una possibile nuova stagione dei Consorzi di tutela. La protezione delle denominazioni continua a rappresentarne il fondamento. Accanto a questa funzione, il legislatore attribuisce loro strumenti che riguardano le condizioni attraverso cui quel valore viene generato e mantenuto lungo la filiera.

Resta da capire come le diverse realtà territoriali interpreteranno questa evoluzione e quali effetti produrrà nella pratica. Il segnale che arriva dal legislatore, però, appare piuttosto chiaro: la sola tutela del nome non viene più considerata sufficiente a garantire il futuro delle Indicazioni Geografiche italiane.

In copertina: Immagine di freepik

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