Leonardo D'Ingeo è il nuovo chef di ALTO Rooftop

Leonardo D'Ingeo porta la sua cucina d'autore da ALTO Rooftop, un progetto che unisce ristorante, bar e design

21 Gen 2026 - 12:27
Leonardo D'Ingeo è il nuovo chef di ALTO Rooftop

PROTAGONISTI - Novità per ALTO Rooftop che apre il 2026 affidando a Leonardo D'Ingeo la guida sia del ristorante gastronomico che del tapas bar. L'arrivo dello chef segna una tappa rilevante nell'evoluzione del progetto che anima Cervia.

La struttura racchiude in un unico spazio esperienziale ristorante, mixology, hospitality e design, con l'obiettivo di attrarre una clientela cosmopolita. Il modello si allontana dal fine dining "teatrale" tradizionale, privilegiando un ambiente eclettico dove cucina, cocktail bar, piscina, musica e dimensione estetica coesistono simultaneamente. Lo chef avrà il compito di valorizzare il lavoro degli altri protagonisti, leggere il contesto e partecipare a un'esperienza multisensoriale. Fondamentale sarà la collaborazione con il bar diretto da Niccolò Amadori, per costruire un luogo di condivisione in cui cibo e drink si fondono in una narrazione unitaria.

Le origini di Leonardo D'Ingeo si esprime attraverso rotondità dei sapori e gusto pieno. Da qui nasce l'intenzione di trasferire in ALTO non soltanto una memoria gustativa, ma un collegamento tra il suo Sud e l'Adriatico che ora lo ospita, concependo la cucina del ristorante come un "parco giochi" controllato: fermentazioni spinte, ossidazioni, acidità e concentrazione più marcate, mantenendo sempre forte coscienza del risultato e sostenibilità del modello.

"In questo nuovo capitolo avevo bisogno di tornare a spingere, di respirare aria fresca e misurarmi con un contesto più grande. In Claudio Amadori ho riconosciuto un imprenditore con visione, esperienza nell'alta ristorazione e la capacità di darmi libertà creativa dentro un progetto strutturato. È proprio nell'incastro tra la sua visione imprenditoriale e la mia fame di crescita che vedo il terreno ideale per far evolvere la mia cucina e trasformare questo spazio in un laboratorio continuo di contaminazione tra bar e cucina", dichiara Leonardo D'Ingeo.

Il percorso dello chef

Figlio e nipote di casari, Leonardo ha vissuto l'infanzia immerso in un mondo in cui è centrale la trasformazione del latte e della lavorazione artigianale, assorbendo fin da piccolo un approccio istintivo verso qualità e sapore. A 15 anni, parallelamente agli studi alberghieri, inizia a lavorare spostandosi nei periodi di pausa scolastica: le prime esperienze lo portano sul lago di Garda e a Cervia, alternando cucine tradizionali e stagioni negli hotel, prima di spostarsi in Puglia tra Trani, Corato e Bari, dove al fianco di Antonio Bufi acquisisce una prima consapevolezza autoriale.

Il percorso prosegue da Robuchon a Parigi e soprattutto con quattro anni presso Carico, esperienza decisiva che rappresenta il vero trampolino di lancio: qui si confronta con una cucina internazionale, contaminata e libera, caratterizzata da un ritmo creativo giornaliero che lo stimola a sperimentare tecniche e linguaggi differenti. Lo chef rifugge il concetto di "maestri" in senso tradizionale, preferendo parlare di esperienze e contaminazioni: privilegia luoghi e brigate capaci di arricchirlo, raccogliendo lungo il cammino influenze diverse da persone e contesti che ne plasmano la formazione.

Terminata la parentesi da Carico, si sposta in Salento presso Masseria Francescani assumendo la responsabilità della parte creativa e dell'intero progetto food. Qui rafforza una proposta culinaria profondamente radicata nella Puglia, ma contaminata da tecniche provenienti da Francia, Giappone, Danimarca e dall'universo della fermentazione, concentrandosi su vegetale, brace e cotture ancestrali sviluppate intorno a un "fuoco madre".

La visione imprenditoriale di Amadori

Il percorso di Claudio Amadori si fonda su una sintesi tra sensibilità estetica, rigore gestionale e capacità di individuare talenti in ascesa. A partire dal 1995 con Le Giare, ha diretto personalmente progetti trasformati in alcuni dei locali più significativi del panorama nazionale. La sua filosofia poggia sull'idea che un ristorante debba rappresentare contemporaneamente un luogo esperienziale e un'impresa sostenibile.

Ha individuato e lanciato diversi chef della nuova cucina italiana, mostrando abilità nell'intercettare e far crescere il talento nella sua fase iniziale: da Pier Giorgio Parini, arrivato in giovane età, a Vincenzo Giardina, che ha conquistato la stella al Meloncino di Cortina d'Ampezzo, fino a Gianluca Gorini con cui ha avviato un percorso incentrato su nuove interpretazioni dell'amaro e dell'acido.

Appassionato di spazi dall'identità marcata e cuochi dalla personalità forte, si definisce un "oste-imprenditore" costantemente sul campo: attivo in sala, a contatto con gli ospiti, mantenendo però uno sguardo analitico su aspetti economici, investimenti e posizionamento strategico.

Compila il mio modulo online.