L'UE verso una nuova direttiva per i lavoratori delle piattaforme digitali. Cosa cambia anche per i rider

L'UE è al lavoro per una nuova direttiva che tutelerà maggiormente i lavoratori delle piattaforme digitale tra cui i rider: si farà in modo che vengano considerati come lavoratori subordinati e per tanto godranno dei diritti che questa tipologia di impiego prevede

14 Giu 2023 - 09:47
L'UE verso una nuova direttiva per i lavoratori delle piattaforme digitali. Cosa cambia anche per i rider
Il Consiglio dell'Unione Europea sta lavorando a una nuova direttiva che porta a migliorare le condizioni dei lavoratori delle piattaforme digitali conservando contemporaneamente le opportunità e i benefici offerti da questa tipologia di impiego che vede coinvolti gli addetti alle consegne di cibo, i rider legati alle grandi piattaforme di delivery. L'economia delle piattaforme digitali è cresciuta in modo esponenziale negli ultimi anni: come informa i Consiglio Europeo le entrate sono passate da un importo stimato di 3 miliardi di euro nel 2016 a circa 14 miliardi di euro nel 2020: il numero di lavoratori delle piattaforme dovrebbe raggiungere i 43 milioni entro il 2025. Questa crescita ha portato a una zona grigia per quanto riguarda la situazione occupazionale delle persone impiegate: questa nuova norma si pone quindi l'obiettivo di definirla al meglio garantendo accesso a tutti i diritti ad essa legati con un conseguente miglioramento delle condizioni di lavoro.  width= Attualmente la maggior parte dei 28 milioni di lavoratori delle piattaforme digitali dell'Unione Europea sono formalmente autonomi. Tuttavia in molti settori si devono rispettare le stesse norme e restrizioni applicate a un lavoratore subordinato, un problema emerso nel nostro Paese per quanto riguarda il delivery durante il periodo della pandemia, quando il settore ha vissuto un vero e proprio boom. Questo significa che essi hanno di fatto un rapporto di lavoro e dovrebbero pertanto godere dei diritti e della protezione sociale garantiti ai lavoratori subordinati dal diritto nazionale e dell'Unione Europea. L'obiettivo del Consiglio è affrontare questi casi di errata classificazione e fare in modo che tali lavoratori possano essere riclassificati come lavoratori subordinati. L'orientamento generale del Consiglio prevede che si presuma legalmente che i lavoratori siano dipendenti di una piattaforma digitale (e non lavoratori autonomi) se il loro rapporto di lavoro con la piattaforma soddisfa almeno tre dei sette criteri stabiliti nella direttiva. Tali criteri comprendono:
  • limiti massimi applicabili alla retribuzione che i lavoratori possono percepire
  • limitazioni riguardanti la possibilità di rifiutare il lavoro
  • regole che disciplinano l'aspetto esteriore o il comportamento
Nei casi in cui si applica la presunzione legale, spetterà alla piattaforma digitale dimostrare l'inesistenza di un rapporto di lavoro secondo il diritto e le prassi nazionali. Un altro argomento sempre in quest'ambito è poi oggetto di lavoro del Consiglio ed è di certo interesse anch'esso per i rider: parliamo dell'uso degli algoritmi. Le piattaforme di lavoro digitali, infatti, utilizzano regolarmente algoritmi per la gestione delle risorse umane. Ne consegue che i lavoratori delle piattaforme digitali si trovano spesso di fronte a una mancanza di trasparenza sulle modalità di adozione delle decisioni e di utilizzo dei dati personali. Il Consiglio intende accertarsi che i lavoratori siano informati in merito all'uso dei sistemi decisionali e di monitoraggio automatizzati. In virtù delle nuove norme, tali sistemi saranno monitorati da personale qualificato, che gode di una protezione particolare contro i trattamenti sfavorevoli. La sorveglianza umana è garantita anche per alcune decisioni significative, come la sospensione degli account. Si va sempre più, quindi, verso una regolamentazione precisa e pensata a sostegno di questi "nuovi" lavoratori, il cui ruolo risulta oramai parte importante nell'economia dei pubblici esercizi.  width=
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