Pagamenti digitali al bar: come capire quanto costano davvero

Commissioni, canoni e terminale: il controllo annuale che aiuta il bar a capire quanto incidono davvero i pagamenti digitali su ogni incasso

3 Sett 2026 - 15:32
Pagamenti digitali al bar: come capire quanto costano davvero

NOTIZIE HORECA - Quanto costa al bar un pagamento digitale da pochi euro? La risposta non è nella sola percentuale indicata dal contratto. Per capire l’effetto sul margine di un caffè, di una bottiglia d’acqua o di una piccola consumazione bisogna considerare tutte le spese sostenute durante l’anno e rapportarle agli incassi effettivi.

L’indagine pubblicata nel giugno 2025 dalla Banca d’Italia, basata sui dati del 2022, stima per imprese ed esercenti un costo medio di accettazione delle carte pari a circa 28 centesimi per operazione, equivalente allo 0,57% del valore. Il dato comprende però commissioni, canoni, dispositivi e altri costi di gestione. Inoltre, lo scontrino medio considerato è di 49 euro.

Quei 28 centesimi non sono quindi la commissione applicata al pagamento di un espresso. Il dato indica piuttosto che il costo unitario delle carte è diminuito rispetto alle precedenti rilevazioni. La spesa sostenuta dal singolo bar dipende invece dal contratto e dai suoi volumi di attività.

La commissione è soltanto una delle voci

Il bar può pagare una percentuale su ogni incasso, un canone mensile, l’acquisto o il noleggio del terminale e altre spese contrattuali. Le condizioni possono inoltre cambiare per determinate carte, per le transazioni internazionali o dopo la scadenza di una promozione.

Sul mercato convivono formule senza canone, abbonamenti mensili con commissioni più basse e offerte collegate a soglie di fatturato. Un locale stagionale può quindi avere esigenze diverse da un bar con molti pagamenti quotidiani.

Se il contratto prevede soltanto una commissione percentuale, il calcolo è immediato: con una tariffa esemplificativa dell’1%, un pagamento da 1,50 euro costa 1,5 centesimi. A rendere economicamente più pesanti i micropagamenti sono soprattutto gli eventuali costi fissi quando vengono distribuiti su poche operazioni.

Il controllo che ogni bar può fare

Per conoscere il costo reale servono i dati di dodici mesi. Il proprietario del locale deve recuperare il totale degli incassi digitali e il numero delle operazioni dai report del POS o del gestionale. Deve poi sommare le commissioni indicate negli estratti conto e nelle fatture, aggiungendo canone, terminale ed eventuali spese accessorie.

Va infine verificato con il commercialista il credito d’imposta effettivamente utilizzato. Il beneficio ordinario è pari al 30% delle commissioni ammesse e spetta agli esercenti con ricavi o compensi dell’anno precedente non superiori a 400.000 euro. Non riguarda automaticamente canone, acquisto o noleggio del terminale.

Costo effettivo percentuale = costo netto annuale diviso incassi digitali, moltiplicato per 100.

Costo medio per pagamento = costo netto annuale diviso numero delle operazioni.

Il costo netto comprende commissioni, canoni, terminale e altre spese, meno il credito d’imposta realmente utilizzato. Il primo risultato mostra quanto il servizio pesa sul transato digitale; il secondo indica quanti centesimi costa mediamente ogni operazione.

Quando il costo incide sul margine

Per valutare l’effetto su caffè, acqua e altre consumazioni economiche, il costo medio del pagamento deve essere confrontato con il margine lordo indicato nella scheda prodotto del locale. La domanda utile non è soltanto «quale percentuale pago?», ma «quanto del margine di questa vendita viene assorbito dal pagamento?».

Il costo diventa più rilevante quando il locale effettua poche operazioni, sostiene un canone elevato oppure mantiene condizioni diventate meno convenienti dopo la promozione.

Le offerte per i micropagamenti

Il protocollo promosso per rendere più confrontabili le offerte ha favorito formule con commissioni azzerate per i pagamenti fino a 10 euro. FIPE ha però richiamato l’attenzione sulla scarsa chiarezza di alcune condizioni successive al periodo promozionale. Il gestore deve quindi controllare la durata dell’agevolazione e il costo applicato alla scadenza.

Euro digitale: per ora resta un’ipotesi

L’euro digitale potrebbe aumentare la concorrenza tra i sistemi di pagamento, ma non è ancora possibile quantificarne il vantaggio per un bar. Il progetto prevede la possibilità di commissioni a carico degli esercenti, pur soggette a limiti. FIPE e HOTREC chiedono di azzerarle almeno temporaneamente sui piccoli importi, ma la disciplina definitiva è ancora in discussione. Per ora è un’evoluzione da seguire.

La verifica da fare una volta l’anno

Il pagamento digitale diventa costoso soprattutto quando il contratto non è adatto ai volumi del locale. Una verifica annuale consente di conoscere il costo effettivo, confrontare offerte costruite sugli incassi reali del bar e chiedere al fornitore condizioni più adatte.

È questo controllo, più della percentuale pubblicizzata, a mostrare l’impatto dei pagamenti digitali sul margine delle consumazioni.

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