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Caffè al bar troppo caro in Italia? Non siamo d’accordo

Assoutenti denuncia i rincari del caffè al bar. Noi vi spieghiamo perché il prezzo dovrebbe essere anche più alto, dove c'è qualità e professionalità.

Attualità Caffè Redazione 2 - 30 Maggio 2022

Quanto vorremmo pagare un caffè al bar? Più o meno di un euro?

Beh, forse prima di porci questa domanda dovremmo chiederci: vogliamo un caffè realizzato con una materia prima di qualità, certificata, che venga lavorato e torrefatto in modo responsabile, che raggiunga la tazzina attraverso la giusta attrezzatura, manutenuta costantemente nel modo giusto, come risultato del lavoro di personale bar adeguatamente formato e retribuito? Se è così, allora il discorso cambia radicalmente.

La nostra riflessione nasce da alcune cifre messe in evidenza da Assoutenti, che riporta il costo della tazzina di caffè al bar in alcune città italiane. Secondo l’associazione, la tazzina al bar ha raggiunto il “picco” di 1,25 euro, con prezzi in aumento del +16% rispetto al 2021.

Il prezzo medio nazionale riportato da Assoutenti è di 1,10 euro contro 1,038 registrati nel 2021. “La palma del caro caffè spetta al Trentino Alto Adige, con i bar di Trento che vendono l’espresso consumato al banco in media a 1,25 euro, 1,24 a Bolzano e Cuneo”, si legge nella nota stampa dell’associazione.

Il caffè più economico d’Italia, fa sapere Assoutenti, viene servito a Messina 89 centesimi, a Napoli con 90 centesimi e a Reggio Calabria e Catanzaro 92 centesimi.

Ciò che possiamo evincere da questa ricerca è che ci sono grandi differenze tra Nord e Sud, ma anche che il caffè al bar viene venduto per un prezzo assolutamente lontano dal suo reale valore, anche nelle città d’Italia dove viene pagato di più.

Di recente abbiamo pubblicato l’analisi realizzata da Andrej Godina e Mauro Illiano che indica, secondo i due esperti di caffè, il giusto prezzo dell’espresso, e che ci sentiamo di sostenere oggi più che mai.

L’idea che il caffè al bar debba essere un prodotto nazional-popolare con un costo inferiore a un’euro ci sembra un concetto a dir poco “fuori moda”. Per citare Andrej Godina, probabilmente “la risposta da dare a questo sistema è innanzitutto la differenziazione del prezzo della tazzina al pubblico, così come accade in un’enoteca con i differenti tipi di vino”.

Se il frequentatore medio del bar iniziasse a vedere ogni giorno una carta dei caffè, probabilmente la differenza tra le varie origini, miscele ed estrazioni (per semplificare al massimo la questione) potrebbe iniziare a diventare un dato di fatto nell’immaginario comune e prezzi differenti per caffè differenti smetterebbero di scandalizzare l’opinione pubblica.

Il caffè della casa – affermava Godina nell’analisi – deve avere un prezzo minimo di almeno 1,50-2 euro, che dipende dalla qualità del prodotto e dalla qualità del servizio offerto”. Valorizzare il lavoro dei coltivatori, dei torrefattori, dei baristi e di tutti gli anelli della catena che portano un prodotto di qualità in tazzina è un dovere anche del consumatore, che deve comprendere la sostenibilità o meno di un prezzo al pubblico.

Certo, non possiamo aspettarci che tutti i bar d’Italia siano allineati sull’approfondita conoscenza della materia prima, sulla cultura della corretta e costante manutenzione delle attrezzature, sulla formazione del proprio personale, per citare alcuni temi fondamentali del settore. Puntare su questi elementi porterebbe molto più in alto l’asticella della qualità dell’offerta al bar, ponendo il consumatore di fronte a una platea più omogenea. Se alcuni bar cavalcano il trend per aumentare il prezzo del caffè al banco in maniera ingiustificata, sono tantissimi gli operatori che lavorano con coscienza e ai quali va riconosciuto il merito non solo negli encomi, ma soprattutto nella valorizzazione corretta del peso economico di questo lavoro.

Nel mondo del caffè, tocca lottare con tutto ciò che comunemente viene dato per scontato, ovvero il grande lavoro che c’è dietro ogni tazzina, e che resta invisibile finché non avviene un forte cambiamento culturale. Iniziare dai bar a educare i professionisti, e di conseguenza i consumatori, a riconoscere la qualità del prodotto e del servizio per pretendere la qualità al giusto prezzo, potrebbe essere un buon punto di partenza per accelerare questo cambiamento.


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