Cina riduce i dazi sui formaggi italiani: export torna competitivo
Pechino riduce i dazi sui formaggi europei. Export italiano verso la Cina torna competitivo dopo un anno difficile
NOTIZIE E DINTORNI - Le autorità cinesi hanno annunciato una significativa riduzione dei dazi doganali sui formaggi europei, portando sollievo a uno dei comparti più strategici del made in Italy agroalimentare. Secondo quanto riporta Il Sole 24 Ore, la tariffa passerà dall'attuale regime - che oscillava tra un minimo del 28,6% e un massimo del 42,7% - a una nuova forchetta compresa tra il 9,5% e l'11,7%.
La decisione di Pechino rappresenta un cambio di rotta rispetto alla politica introdotta un anno fa, quando la Cina aveva alzato le barriere tariffarie sui formaggi europei in risposta alle misure comunitarie sull'importazione di motori elettrici cinesi. Secondo Assolatte, il ridimensionamento dei dazi indica che «Pechino ha riconosciuto almeno parte delle argomentazioni difensive presentate dall'Unione europea». Inizialmente le autorità cinesi avevano messo sotto esame alcune misure di sostegno alla zootecnia da latte previste dalla Pac, per verificare possibili distorsioni sui prezzi dei prodotti esportati.
L'impatto sull'export italiano di formaggi
«Il nuovo livello tariffario rappresenta indubbiamente un sollievo per il settore», ha dichiarato Paolo Zanetti, presidente di Assolatte. «Con una tariffa massima all'11,7% il mercato resta praticabile. Il merito va al lavoro coordinato della Commissione Europea, dei governi nazionali e delle aziende coinvolte, numerose delle quali italiane ma anche francesi, spagnole».
L'introduzione dei dazi provvisori aveva causato danni significativi all'export italiano: dal momento della loro applicazione, le esportazioni di formaggi verso la Cina hanno registrato un calo del 17% in volume e del 20% in valore, interrompendo bruscamente una fase di crescita sostenuta. Come evidenzia Il Sole 24 Ore, nel 2024 le spedizioni italiane in Cina erano aumentate del 31% rispetto all'anno precedente.
L'Italia rappresenta il principale esportatore comunitario di formaggi verso il mercato cinese, con circa 10mila tonnellate annue per un valore di 70 milioni di euro. L'intero comparto europeo realizza in Cina un fatturato complessivo di 185 milioni di euro, confermando il ruolo di primo piano del nostro Paese.
Mascarpone protagonista: i cinesi amano il tiramisù
Un dato particolarmente interessante riguarda la composizione merceologica dell'export italiano. «Il 75% delle 10mila tonnellate spedite in Cina riguardano il mascarpone», ha spiegato Zanetti. «I cinesi hanno una vera predilezione per il Tiramisù. Non c'è ristorante a Pechino, certo meno nelle zone interne, in cui non ci sia in carta il celebre dolce italiano. Inoltre, i cinesi ritengono che il mascarpone italiano sia di gran lunga la materia prima migliore per realizzarlo».
Il restante 25% delle vendite italiane è costituito da eccellenze come Grana Padano, Parmigiano Reggiano, Gorgonzola e mozzarella di latte vaccino, prodotti che stanno conquistando progressivamente il palato dei consumatori cinesi più sofisticati.
Le prospettive del settore e la questione indiana
«Si tratta indubbiamente di un risultato positivo che ridimensiona una penalizzazione che abbiamo subito ancora una volta per motivazioni del tutto estranee al nostro settore», ha aggiunto Zanetti, sottolineando come il comparto caseario italiano sia stato coinvolto in una disputa commerciale non direttamente collegata ai suoi prodotti.
Il presidente di Assolatte ha evidenziato anche un'altra criticità per il settore: l'esclusione dal recente accordo commerciale Ue-India. «Il settore lattiero caseario è stato infatti tagliato fuori dal negoziato per il divieto, in India, di utilizzo di caglio animale non adatto a consumatori vegetariani quali sono la maggioranza degli indiani. Una decisione che non siamo riusciti a contrastare in alcun modo, neanche con la proposta di una specifica indicazione in etichetta».
Il settore lattiero-caseario italiano, che complessivamente esporta formaggi per circa 6 miliardi di euro, guarda ora con maggiore ottimismo al mercato cinese, nella speranza che la riduzione dei dazi possa rilanciare i volumi e recuperare il terreno perduto nell'ultimo anno.






