Città italiane, il commercio cambia volto: in crescita ristorazione e alloggi turistici

Studio Confcommercio su 122 città: dal 2012 persi 156mila negozi mentre crescono ristorazione, affitti brevi e attività legate al turismo.

13 Marzo 2026 - 12:27
Città italiane, il commercio cambia volto: in crescita ristorazione e alloggi turistici

INDAGINI E RICERCHE - Il volto commerciale delle città italiane sta cambiando profondamente, con una redistribuzione delle attività economiche urbane che penalizza il commercio di prossimità e premia i settori legati alla ristorazione e all'accoglienza turistica. È quanto emerge dall'analisi "Città e demografia d'impresa" elaborata dall'Ufficio Studi Confcommercio su un campione di 122 comuni, tra cui 107 capoluoghi di provincia e 15 comuni non capoluogo tra i più popolosi d'Italia.

Oltre 156mila esercizi scomparsi in tredici anni

Tra il 2012 e il 2025 il sistema del commercio al dettaglio e ambulante ha perso 156mila punti vendita, pari a oltre un quarto del totale nazionale. Il tasso di desertificazione commerciale ha subito un'accelerazione: si è passati da un ritmo medio annuo del 2,2% registrato nelle rilevazioni precedenti all'attuale 3,1%. Le proiezioni al 2035 delineano uno scenario preoccupante, con quartieri-dormitorio, difficoltà di accesso alla spesa per la popolazione anziana e un progressivo degrado del tessuto urbano.

Ristorazione e turismo trainano la crescita

Nel contesto generale di contrazione, il settore dell'alloggio e della ristorazione rappresenta l'eccezione positiva, con un incremento complessivo di 19mila imprese. Nei centri storici dei 122 comuni analizzati, i ristoranti hanno registrato una crescita del 35% rispetto al 2012, mentre l'aggregato che comprende rosticcerie, gelaterie e pasticcerie segna un +14,4%. La categoria degli "altri alloggi" — che include gli affitti brevi — ha fatto segnare l'incremento più marcato in assoluto: +184,4%. I B&B nei centri storici del Sud risultano quasi quadruplicati nello stesso arco di tempo. In parallelo, si riduce la quota delle strutture alberghiere tradizionali, parzialmente rimpiazzate proprio dagli alloggi per affitti brevi, mentre una parte dei bar si è riclassificata nel segmento della ristorazione.

Il crollo del commercio tradizionale

Sul fronte opposto, le attività commerciali tradizionali accusano perdite pesanti. Le edicole hanno subito la contrazione più severa (-51,9%), seguite da abbigliamento e calzature (-36,9%), mobili e ferramenta (-35,9%) e libri e giocattoli (-32,6%). Anche bar e commercio ambulante risultano in calo, segnalando una riduzione complessiva dell'offerta di prossimità nei centri urbani. Il risultato è una progressiva trasformazione della funzione economica e sociale degli spazi urbani, con effetti ancora incerti sull'equilibrio tra domanda turistica, residenti e servizi quotidiani.

Il ruolo dell'e-commerce e la struttura imprenditoriale

La crescita delle vendite online contribuisce in misura significativa alla pressione sui negozi fisici: nel 2025 l'e-commerce rappresenta l'11,3% dei consumi totali di beni acquistabili online e il 18,4% dei servizi. Tra il 2015 e il 2025, a fronte di un incremento complessivo delle vendite al dettaglio del 14,4%, le piccole superfici si sono fermate a quota zero (+0,0%) mentre il canale digitale è quasi triplicato (+187%), passando da 31,4 miliardi di euro nel 2019 a 62,3 miliardi nel 2025.

INDAGINI E RICERCHE - Sul piano della struttura imprenditoriale, nel commercio e nei pubblici esercizi le imprese a titolarità straniera hanno registrato un incremento di 134mila unità, contro un calo di 290mila per quelle italiane svolgendo una funzione di presidio nei contesti urbani più fragili.
Allo stesso tempo, però, cresce la dimensione media delle imprese italiane, che passa da 2,4 addetti per impresa nel 2012 a 3 addetti nel 2025, mentre quelle guidate da imprenditori stranieri restano generalmente più piccole e diffuse (da 1,9 addetti a 1,7 addetti)

Le imprese italiane, al contrario, mostrano una crescente strutturazione, con la quota di società di capitale che nel commercio al dettaglio è salita dal 9% al 17% e nell'alloggio e ristorazione dal 14,2% al 30,6% evidenziando un processo di progressiva strutturazione delle imprese del terziario, con una maggiore organizzazione imprenditoriale e una crescente ricerca di efficienza e produttività

Le differenze territoriali: Nord in difficoltà, Sud più resiliente

A livello geografico, i dati Confcommercio confermano una tendenza generale di maggiore sofferenza al Nord, ma la classifica dei dieci comuni con le perdite più elevate risulta distribuita su scala nazionale. Figurano infatti realtà molto diverse tra loro: Agrigento (-37,5%), Ancona (-35,9%), Belluno (-35,8%), Pesaro e Vercelli (-34,9%), Trieste (-34,1%), Alessandria (-33,7%), Savona (-33,5%), Ascoli Piceno (-33,4%) e Gorizia (-33,3%). La tenuta più solida si registra invece in centri come Crotone (-1,8%), Olbia (-10,1%), Latina (-13,8%), Cagliari (-14,4%) e Cuneo (-16,3%). Nel Mezzogiorno lo sviluppo delle nuove attività appare meno ordinato ma più vitale, con una crescita particolarmente marcata nel comparto degli alloggi turistici.

Compila il mio modulo online.