Consumi di alcol e trasmissione familiare: uno studio analizza come si formano i comportamenti nel tempo 

Uno studio analizza come le abitudini di consumo di alcol si trasmettono tra genitori e figli e in quali fasi della vita questa influenza diventi più rilevante

10 Apr 2026 - 12:16
Consumi di alcol e trasmissione familiare: uno studio analizza come si formano i comportamenti nel tempo 

INDAGINI E RICERCHE - Negli ultimi anni il calo dei consumi di alcol, e in particolare di vino, è stato letto attraverso diverse chiavi: maggiore attenzione alla salute, cambiamenti generazionali, trasformazione degli stili di vita e delle occasioni di consumo. Sono interpretazioni che restituiscono parti del fenomeno, ma che non esauriscono la questione. Accanto a queste variabili, esiste infatti un livello meno visibile, che riguarda il modo in cui i comportamenti si formano e si consolidano nel tempo.

In questo quadro si inserisce lo studio “Further Findings on the Intergenerational Transmission of Alcohol Consumption” pubblicato sulla rivista Health Economics, condotto da Sergey Alexeev, economista sanitario della University of New South Wales. 

La ricerca si basa sui dati del panel HILDA (Household, Income and Labour Dynamics in Australia), una delle più ampie indagini longitudinali disponibili, che segue nel tempo migliaia di individui e famiglie australiane.

L’analisi prende in esame 6.650 individui per un totale di oltre 40.000 osservazioni raccolte in oltre vent’anni, con l’obiettivo di comprendere come le abitudini di consumo di alcol si trasmettono tra genitori e figli, non solo in termini di presenza dell’influenza, ma anche nelle sue modalità e nei momenti in cui questa si manifesta.

Il primo elemento che emerge riguarda la struttura della trasmissione. I comportamenti non si trasferiscono in modo indistinto all’interno del nucleo familiare, ma seguono prevalentemente linee di genere: le madri incidono soprattutto sulle figlie, i padri sui figli, mentre non si rileva un effetto significativo nel rapporto tra padri e figlie. L’intensità dell’influenza è contenuta ma costante nel tempo, con variazioni che si collocano intorno al 10% nei principali canali di trasmissione.

Accanto a questo aspetto, la ricerca individua due momenti specifici del ciclo di vita in cui il legame tra comportamenti di genitori e figli diventa più evidente. Il dato si chiarisce soprattutto osservando le diverse fasi della vita, in cui l’influenza familiare, sociale e individuale si alterna. 

Il primo è l’adolescenza, in particolare tra i 15 e i 17 anni. In questa fase si osserva la maggiore convergenza tra i modelli di consumo, in un contesto in cui i giovani iniziano a confrontarsi con l’alcol e, allo stesso tempo, continuano a vivere all’interno del contesto familiare. È qui che si definisce una prima idea di normalità, costruita attraverso l’osservazione delle pratiche quotidiane. In questo periodo, oltre ai canali principali, si registra anche un’influenza materna sui figli maschi.

Successivamente, tra la fine dell’adolescenza e i primi anni dell’età adulta, il legame tende ad attenuarsi. Il consumo si riallinea maggiormente ai gruppi sociali di riferimento (amici, partner, ambienti di lavoro) e la somiglianza con i modelli familiari diventa meno evidente.

La relazione riemerge però in una fase successiva, tra i 28 e i 37 anni. In questo momento, spesso associato all’ingresso in ruoli adulti più definiti, come la genitorialità, si osserva una nuova convergenza. I padri influenzano i figli maschi soprattutto quando questi diventano a loro volta genitori, mentre l’influenza delle madri sulle figlie si mantiene anche in assenza di figli. Il comportamento appreso non viene quindi abbandonato, ma sembra rimanere come riferimento implicito che può riattivarsi nel tempo.

Un ulteriore elemento riguarda la distinzione tra componenti familiari e sociali. L’analisi include anche famiglie in cui genitori e figli non sono biologicamente imparentati. In questi casi, il legame tra madre e figlia resta sostanzialmente stabile, mentre quello tra padre e figlio tende a ridursi. Questo suggerisce che, nel primo caso, il comportamento sia maggiormente legato a norme sociali e culturali condivise, mentre nel secondo risulti più influenzato dalla relazione familiare diretta e dalle prime fasi di crescita.

Nel complesso, lo studio descrive il consumo di alcol come un comportamento che si forma attraverso l’osservazione, si modifica nel confronto con l’ambiente esterno e può riemergere nei momenti di transizione della vita adulta. Un processo che non segue una linea continua, ma che si attiva in fasi specifiche, lasciando tracce che restano nel tempo.

All’interno di un contesto in cui si osserva una trasformazione delle abitudini di consumo, questi elementi contribuiscono a inquadrare il fenomeno anche dal punto di vista delle dinamiche di apprendimento e trasmissione, aggiungendo un ulteriore livello di lettura a un quadro già complesso.

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