Presentata a Cibus Tec la prima edizione dell'Osservatorio Machinery per il Food&Beverage Nomisma

Con un giro d’affari di 15,7 miliardi di euro nel 2022 la meccanica per l’industria food&beverage è uno dei settori di eccellenza della manifattura italiana

25 Ottobre 2023 - 10:35
Presentata a Cibus Tec la prima edizione dell'Osservatorio Machinery per il Food&Beverage Nomisma

In occasione di Cibus Tec 2023, la fiera di Parma dedicata alle tecnologie alimentari e delle bevande, è stata presentata la prima edizione dell’Osservatorio Machinery per il Food&Beverage, realizzato da Nomisma per Koeln Parma Exhibitions e presentato all'evento da Emanuele Di Faustino – Responsabile Industria, Retail e Servizi di Nomisma
Ciò che emerge è che la meccanica per l’industria food&beverage è uno dei settori di eccellenza della manifattura italiana, con un fatturato in crescita negli ultimi anni malgrado una congiuntura non favorevole. Un comparto, peraltro, vocato al mercato internazionale, dove fra conferme e nuove tendenze, il machinery Made in Italy vede margini di ulteriore miglioramento delle performance e concrete prospettive di sviluppo.

Il mercato della meccanica per l’industria Food & Beverage: numeri chiave e vocazione per l’export

Con oltre 2.100 imprese attive nel comparto, che hanno generato nel 2022 un giro d’affari di 15,7 miliardi di euro ed occupato più di 61.000 addetti, la meccanica per l’industria Food & Beverage (che comprende packaging, bottling e food processing) è un’eccellenza riconosciuta del Made in Italy.

L’andamento del comparto, peraltro, è in costante aumento: rispetto al 2019 il fatturato è cresciuto del +7,6% mentre la forza lavoro ha registrato un incremento del +11,7%. Una solidità che si riflette anche sull’export, come ha rilevato l’Osservatorio Nomisma “si tratta di un settore con forte vocazione ai mercati internazionali, grazie ad un export di 8 miliardi di euro nel 2022. Performance molto positiva anche nei primi 6 mesi del 2023 (+16,4% rispetto al primo semestre 2022)” – introduce Emanuele Di Faustino, Responsabile Industria, Retail e Servizi Nomisma.

La metà dell’export italiano riguarda macchinari e apparecchi dedicati al packaging; seguono le tecnologie dedicate al food processing (31% del totale) e le macchine per l’imbottigliamento (19%). “Sebbene performance positive abbiano interessato tutte le categorie, a trainare l’export di settore nell’ultimo decennio sono in primo luogo i macchinari dedicati al confezionamento e quelli per la produzione di alimenti e bevande. Se ci focalizziamo, invece, sulle tendenze del primo semestre 2023 si rilevano le migliori performance tra i macchinari per il packaging e il bottling; dinamiche positive hanno comunque interessato anche le tecnologie per il food processing” – spiega Emanuele Di Faustino.

I mercati di destinazione fra conferme e prospettive di sviluppo

L’export italiano si dirige soprattutto verso i Paesi dell’Unione Europea, che intercettano il 39% dell’export di settore; segue il Nord America, con un ruolo di primissimo piano degli USA. Altre importanti aree presidiate dalle imprese italiane sono l’America Latina (con Messico e Brasile in testa), l’Europa non UE (su tutti Regno Unito, Russia e Svizzera) e il Far East (con un peso preponderante della Cina). 

L’Italia rappresenta il secondo esportatore mondiale, dopo la Germania, di macchinari e tecnologie destinate all’industria alimentare e delle bevande, con una quota di mercato sul totale dell’export globale del 18%, incidenza che sale al 28% se si considera il peso sull’export europeo. Sul fronte delle tendenze, a farla da padrona è ancora una volta la Cina, terzo exporter globale e una quota di mercato raddoppiata nel giro di un decennio a scapito in primis dei produttori tedeschi ed italiani. 

“Nonostante la complessità e l’incertezza che caratterizza lo scenario macro-economico internazionale, le opportunità di un’ulteriore espansione dell’export italiano di macchinari per il food&beverage nei prossimi anni sono plausibili sia tra i mercati più maturi che tra quelli emergenti. Nel caso dei mercati dove la presenza del machinery italiano è già consolidata, le maggiori opportunità di crescita si intravedono per gli USA, grazie alle enormi potenzialità della  fiorente industria alimentare nazionale; ottime opportunità si intravedono anche per Canada, Regno Unito e Australia. Tra gli emergenti, degni di nota sono alcuni mercati del Middle East, dell’Africa e dell’Europa dell’Est, grazie ad economie e industria alimentare in espansione” – osserva Di Faustino.

Proprio alla luce della loro strategicità, gli USA sono stati il primo mercato oggetto di approfondimento nell’ambito del neonato Osservatorio Machinery per il Food&Beverage. Si tratta infatti di un mercato che sta proseguendo la propria crescita anche nel 2023 (+18% l’import dall’Italia nei primi 6 mesi dell’anno) e che presenta precise specificità fra i diversi stati federali. Sebbene la domanda complessiva di macchine made in Italy si concentri in California e negli stati del Midwest, del Sud e della East-coast, per ciascun segmento vi sono specifici mercati di riferimento: per il food processing la prima destinazione dell’export italiano è la California, mentre per bottling e packaging sono rispettivamente lo stato di New York e la Georgia.

Le sfide del futuro per l’export italiano 

Le sfide principali che attendono il settore nei prossimi anni sono legate in primo luogo al rallentamento dell’economia globale, che vede coinvolti anche diversi mercati di sbocco per l’export di macchinari italiani. A ciò deve aggiungersi l’incerto scenario geopolitico, che rischia di determinare un nuovo incremento dei prezzi delle commodities energetiche, con un impatto anche per il settore della meccanica.

“Al contempo, continua a crescere la concorrenza internazionale, in primis della Cina. Fortunatamente, a differenza dell’Italia, questo paese si concentra su tecnologie e macchinari di minor valore aggiunto e ha come mercati di sbocco soprattutto le economie emergenti, sebbene sia comunque presente anche in mercati di riferimento per il nostro export, come ad esempio gli Stati Uniti” – conclude Di Faustino.

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