Torre di Terzolan in Val Squaranto: eleganza e misura nella Valpolicella orientale
In Val Squaranto, Torre di Terzolan costruisce una lettura della Valpolicella orientata alla misura e alla leggibilità.
CRONACA PER L'IMPRESA - I territori del vino raramente sono lineari: si definiscono per stratificazione, per tempi diversi, per aree che emergono e altre che restano più silenziose, almeno finché non si impara a leggerle.
La Valpolicella non fa eccezione. Accanto alle zone che si sono affermate più rapidamente, esistono vallate che hanno seguito un percorso più lento, meno esposto, ma non per questo meno significativo.
La Val Squaranto si colloca in questa dimensione: una porzione orientale della denominazione che per lungo tempo è rimasta defilata e che oggi torna a essere osservata proprio per le sue condizioni, non solo geografiche, ma climatiche e strutturali insieme, inserendosi all’interno di quel sistema di valli parallele che attraversano la Valpolicella da nord a sud, dalla zona classica, all’estremo occidentale, fino alla Valle Tramigna, che ne segna il limite ad est.

L’altitudine, tra i 300 e i 400 metri, segna uno scarto netto rispetto alle aree più basse. La vicinanza alla Lessinia garantisce ventilazione costante ed escursioni termiche che incidono direttamente sulla maturazione delle uve, contribuendo a mantenere condizioni asciutte anche nelle fasi più delicate e rendendo possibile un appassimento naturale senza interventi forzati. Qui boschi, prati e colture diverse interrompono la continuità del vigneto, mentre la presenza diffusa dell’acqua contribuisce a definire l’equilibrio complessivo del sistema.

È dentro questo contesto che si inserisce Torre di Terzolan, in località Mizzole, una realtà che tiene insieme storia, paesaggio e produzione in modo continuo.
La storia di Torre di Terzolan
La tenuta nasce come torre di caccia scaligera nel Trecento e si amplia nei secoli successivi, mantenendo una vocazione agricola legata alla produzione di vino e olio, già presente in epoca rinascimentale, che arriva fino a oggi; la cantina, nella sua configurazione attuale, risale al Cinquecento.

Su questa base si innesta il progetto di Roberta Previdi, architetto, che dopo aver rilevato la proprietà insieme al marito, acquisendo progressivamente le quote detenute dalla famiglia fin dagli anni Settanta, si è occupata in prima persona della ristrutturazione, accompagnando la trasformazione in una realtà capace di coniugare dimensione agricola e accoglienza di alto profilo.

Il lavoro prende forma nel tempo a partire dalla produzione di olio, avviata negli anni Novanta, per poi svilupparsi attraverso una fase di conferimento delle uve, fino ad arrivare al vino, che si definisce nel 2015 come scelta strutturata.
Gli interni seguono la stessa logica: le sale affrescate mantengono visibili le diverse stratificazioni, alcuni ambienti conservano decorazioni attribuite a Zenatello e hanno ospitato negli anni figure del mondo della cultura.



All’esterno, il sistema di canali in pietra attraversa la proprietà collegando un bacino superiore al fondovalle; l’acqua scorre tra prato, parco e vigneti come elemento strutturale, parte integrante dell’equilibrio del luogo.


Il progetto agricolo e la cantina
La dimensione resta contenuta, con poco meno di tre ettari di vigneto suddivisi in quattro parcelle: la Mezzaluna, la Pala (il cui nome deriva dalla pala d’altare della chiesa vicina), Il Brolo e Il Binte (il vigneto più recente, che richiama il cimbro e significa “vento”), condotte in regime biologico, in continuità con una gestione del territorio che qui precede la certificazione stessa.


Le varietà sono quelle storiche della Valpolicella, Corvina, Corvinone, Rondinella, con una presenza di Croatina, distribuite in relazione a suoli ed esposizioni, mentre i sistemi di allevamento si alternano con tre Guyot e una pergola.
Il lavoro in vigna procede per selezione progressiva, con più passaggi sulla stessa parcella e una raccolta che segue la maturazione reale.

La produzione si mantiene intorno alle 12–13 mila bottiglie, affiancata da circa sei ettari di oliveto.
La cantina si sviluppa sotto la tenuta, in parte scavata nella roccia, e accompagna il passaggio tra gli spazi della proprietà in un percorso sotterraneo continuo; gli ambienti, in pietra calcarea, vengono utilizzati senza alterarne la funzione.

La vinificazione segue una linea costruita per sottrazione: l’acciaio governa le fasi iniziali, il legno interviene per costruire struttura, mentre l’anfora – in materiale ceramico Tava – viene utilizzata per mantenere una lettura più diretta del frutto e del suolo, preservando freschezza e definizione. Non si tratta di una contrapposizione tra materiali, ma di un equilibrio cercato di volta in volta.

All’interno di questo sistema trova posto anche la neviera, originariamente utilizzata per la conservazione del ghiaccio e oggi parte integrante degli spazi di affinamento, a testimonianza di una continuità d’uso che attraversa i secoli senza essere forzata.

Il fruttaio e l’appassimento
L’appassimento avviene nel fruttaio storico, dove le uve vengono disposte e lasciate lavorare con la ventilazione naturale della valle.
L’aria attraversa lo spazio in modo costante e accompagna il processo senza forzature, mantenendo integrità del grappolo e gradualità nella disidratazione.
Solo in casi di criticità, legati soprattutto all’umidità, il sistema viene supportato da interventi meccanici di ventilazione, utilizzati per ristabilire le condizioni ottimali senza alterare la natura del processo.
La degustazione.

Torre di Terzolan Valpolicella DOC 2025 Biologico
Nasce da uve Corvina (65%), Corvinone (25%) e Rondinella (10%), con fermentazione a temperatura controllata e affinamento esclusivamente in anfora per circa cinque mesi, prima del passaggio in bottiglia.
È un vino giocato sulla tensione, vibrante e immediato, in cui il frutto si muove su toni di ciliegia fresca sostenuti da una componente minerale che ne allunga il sorso.
Torre di Terzolan Valpolicella DOC Superiore 2020 Biologico
Il Valpolicella Superiore 2020 mantiene lo stesso uvaggio (Corvina 65%, Corvinone 25% e Rondinella 10%), ma introduce un primo livello di concentrazione attraverso un breve appassimento, seguito da fermentazione a bassa temperatura e malolattica, con un affinamento tra legno e anfora e un successivo riposo in bottiglia.
Il profilo si approfondisce senza perdere slancio: al frutto più scuro si affianca una componente balsamica ben riconoscibile, mentre la tensione acida sostiene un sorso pulito.
Torre di Terzolan Valpolicella DOC Superiore 2019 Biologico
La 2019 si muove sulla stessa base varietale, con una maggiore integrazione ed evoluzione: amarena e spezie emergono con più decisione, mantenendo una chiusura tesa e coerente.
Torre di Terzolan Amarone della Valpolicella DOCG 2018
L’Amarone 2018 nasce da Corvina (50%), Corvinone (40%) e Rondinella (10%), con uve selezionate nei vigneti più vecchi e sottoposte ad appassimento naturale nel fruttaio. La vinificazione viene avviata a dicembre, seguita da un affinamento di circa 36 mesi tra barrique francesi nuove e anfore, e da un ulteriore lungo passaggio in bottiglia. Il vino sviluppa un profilo ampio e avvolgente, con una componente balsamica e speziata che richiama la liquirizia, sostenuta da una materia ricca che resta però controllata.
Torre di Terzolan Amarone della Valpolicella DOCG 2017
La 2017, prodotta con lo stesso uvaggio (50% Corvina, 40% Corvinone, 10% Rondinella), segue un percorso analogo ma con affinamento esclusivamente in legno, in barrique francesi nuove, e successivo passaggio in bottiglia. Si muove su un registro più austero e verticale, meno espansivo ma più teso.

Una diversa lettura della Valpolicella
In questo equilibrio il Ripasso non trova spazio, non come presa di posizione ma come conseguenza del lavoro impostato a monte. Non si aggiunge struttura, non si cerca intensità attraverso sovrapposizioni: si lavora perché il vino resti leggibile.
Anche le annate, in questo senso, non vengono ricondotte a uno schema, ma lasciate esprimere: il 2018 più aperto, il 2017 più contratto, due direzioni diverse che non si correggono, ma si accettano.
Quella di Torre di Terzolan è una Valpolicella che non rinnega la tradizione, ma la mette in tensione, la asciuga, la riporta a una misura più precisa, dando spazio all’eleganza e a uno stile contemporaneo.
Leggi la notizia anche su CanaleVino.it






