A Scuola di Acqua: ambiente e benessere, priorità educativa per l’89% dei docenti

Un’indagine su insegnanti e bambini analizza il legame tra cambiamento climatico, eco-ansia, benessere e educazione ambientale

25 Giu 2026 - 14:46
A Scuola di Acqua: ambiente e benessere, priorità educativa per l’89% dei docenti

INDAGINI E RICERCHE - La crisi climatica sta modificando anche il lavoro quotidiano nelle classi. Accanto alle nozioni su acqua, risorse naturali e sostenibilità, gli insegnanti si confrontano con le preoccupazioni degli alunni e con temi che coinvolgono emozioni, comportamenti quotidiani, salute e partecipazione. Il compito è tradurre questioni complesse in strumenti di comprensione e azione. È il quadro delineato dai dati del progetto “A Scuola di Acqua – Sete di Futuro”, promosso da Sanpellegrino e ScuolAttiva ETS con la supervisione scientifica dell’Università di Pavia.

La prima indagine sull’eco-ansia nei bambini, condotta nel 2024 dall’Università di Pavia nell’ambito del progetto, aveva rilevato una preoccupazione per il futuro dell’ambiente nel 95% degli alunni.[1] Il 40% mostrava segnali di impatto emotivo. Allo stesso tempo, il 95,6% del campione dichiarava un forte senso di responsabilità e il 97,2% riteneva di poter contribuire al cambiamento.

La nuova ricerca, svolta durante l’anno scolastico appena concluso, ha approfondito il punto di vista degli insegnanti.[2] Il lavoro si è basato su un corso di formazione accreditato dal Ministero dell’Istruzione e del Merito e sull’utilizzo di un toolkit didattico sviluppato ad hoc su natura, sostenibilità, emozioni e cura dell’ambiente.

“Con “A Scuola di Acqua - Sete di futuro” Sanpellegrino porta avanti da anni un percorso educativo pensato per aiutare le nuove generazioni a maturare una maggiore sensibilità e consapevolezza rispetto al valore e alla tutela dell’acqua, dell’ambiente e delle risorse naturali, - commenta Fabiana Marchini, Head of Corporate Affairs & Sustainability del Gruppo Sanpellegrino. “La nuova indagine conferma quanto sia importante offrire alla scuola strumenti capaci di trasformare la preoccupazione per il futuro del Pianeta in conoscenza, partecipazione e capacità di azione. Per noi questo significa contribuire a un’educazione alla sostenibilità che non si limiti a informare, ma aiuti bambine e bambini a sentirsi parte attiva del cambiamento, con il supporto degli adulti - docenti in primis- e di percorsi costruiti su solide basi scientifiche”.

Ambiente e sostenibilità nella didattica

Secondo il report preliminare A Scuola di Acqua 2026, l’89% degli insegnanti considera prioritario aiutare i bambini a comprendere il legame tra ambiente e benessere personale. Per il 78% dei docenti, inoltre, le attività pratiche sulla natura e sulla cura dell’ambiente dovrebbero entrare nella routine scolastica.

Il dato colloca l’educazione ambientale tra gli ambiti che intrecciano conoscenze scientifiche, competenze emotive, comportamenti quotidiani e cittadinanza. Il campione preso in esame è composto in larga parte da insegnanti con elevata esperienza professionale: circa 3 intervistati su 4 dichiarano più di dieci anni di attività.

“Oggi non basta parlare di sostenibilità: servono nuovi linguaggi e strumenti educativi per affrontare temi complessi come il cambiamento climatico senza generare paura o senso di impotenza, - afferma Simona Frassone, Direttrice Generale e Presidentessa del Comitato Educational di ScuolAttiva ETS. - Con “A Scuola di Acqua – Sete di Futuro” abbiamo scelto un approccio narrativo positivo capace di trasformare la consapevolezza in azione. Il percorso formativo dimostra che gli insegnanti sono pronti a integrare educazione ambientale ed educazione emotiva, aiutando i bambini a comprendere le sfide del nostro tempo senza alimentare ecoansia. Perché educare alla sostenibilità significa anche educare alla fiducia e alla capacità di immaginare il futuro”.

Formazione e strumenti per gli insegnanti

Nell’ambito del progetto sono stati proposti webinar formativi, giudicati “molto positivi” o “positivi” da quasi l’85% dei partecipanti. Gli insegnanti hanno indicato come elemento utile la disponibilità di idee concrete per portare natura e sostenibilità nella routine scolastica.

La motivazione a promuovere pratiche di educazione ambientale e sostenibile raggiunge una media di 6,18 su 7. I partecipanti segnalano anche l’acquisizione di strategie per affrontare questi temi in modo positivo.

“Parlare di eco-ansia non significa patologizzare la preoccupazione dei bambini», - osserva Livio Provenzi, responsabile scientifico del progetto per l’Università di Pavia. – “Significa riconoscere che l’informazione sul cambiamento climatico può avere un impatto emotivo e che gli adulti hanno un ruolo nel modo in cui questa informazione viene accompagnata. Il passaggio dall’ecoansia all’eco-care non riguarda solo il singolo bambino: richiede un’azione di sistema, collaborativa, che coinvolga scuola, famiglie, istituzioni e comunità”.

Partecipazione ed empatia nelle classi

Il toolkit sperimentale utilizzato nelle classi ha ricevuto una valutazione positiva. L’84,9% degli insegnanti rileva grande entusiasmo nelle attività sulla consapevolezza ambientale; il 78,8% osserva una maggiore empatia verso animali, piante e paesaggi; il 75,8% segnala una maggiore collaborazione nei lavori di gruppo a tema ambientale. Il 72,8% riferisce una crescita della curiosità verso la natura e della connessione con la salute personale.

Secondo le rilevazioni, le attività incidono non soltanto sulle conoscenze, ma anche sulla partecipazione, sulla collaborazione e sul modo in cui i bambini osservano l’ambiente e ne parlano. Il 97% degli insegnanti consiglierebbe il progetto e l’utilizzo del kit ad altri docenti.

I dati raccolti indicano che la scuola può affrontare le emozioni dei bambini di fronte alla crisi climatica attraverso strumenti concreti e attività integrate nella quotidianità delle classi. Il passaggio dall’eco-ansia all’eco-care viene così associato al ruolo congiunto di scuola, famiglie, istituzioni e comunità.

[1] L’indagine aveva coinvolto circa 1.000 bambini tra i 5 e gli 11 anni attraverso una survey CAWI.

[2] L’indagine 2025-2026 ha coinvolto 20 scuole sul territorio nazionale per un totale di 55 insegnanti e 920 alunni fra gli 8 e 12 anni.

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