A Rotte Mediterranee del Gambero Rosso due masterclass raccontano lo Stagnone di Marsala
Cantine Fina e Feudo Stagnone hanno proposto due letture complementari dello Stagnone
VINI E SPUMANTI - Due masterclass hanno raccontato lo Stagnone e il ruolo che questo areale sta assumendo nella rilettura del territorio marsalese. È accaduto il 19 giugno scorso alla Stazione Marittima di Napoli, nell’ambito di Rotte Mediterranee. Terra Mare Visione, il nuovo format promosso dal Gambero Rosso per celebrare i quarant’anni del gruppo editoriale.

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Guidate da Giuseppe Carrus, curatore della guida Vini d’Italia, le degustazioni “Racconto di luce e vento del respiro mediterraneo”, dedicata a Cantine Fina, e “Mar Sale. Il Mediterraneo nel calice visto dallo Stagnone”, firmata Cantine Birgi - Feudo Stagnone, hanno proposto due modi differenti di leggere uno dei paesaggi viticoli più caratteristici della Sicilia occidentale.
Tra la laguna dello Stagnone, le saline e la costa trapanese, mare, vento, luce e suoli costruiscono un equilibrio ambientale che incide profondamente sulla viticoltura locale. Un insieme di fattori che riporta l’attenzione su un tema sempre più centrale.
Se negli ultimi anni l’altitudine è diventata uno dei principali parametri attraverso cui interpretare qualità e capacità evolutiva dei vini, questo areale suggerisce una prospettiva diversa: anche la costante influenza del mare, la ventilazione e la particolare natura dei suoli possono imprimere un’identità altrettanto riconoscibile.
Da qui prendono forma due percorsi distinti.

Da sinistra Federica Fina e Giuseppe Carrus
La degustazione guidata da Federica Fina ha intrecciato la storia dell’azienda con alcuni dei temi che attraversano oggi la viticoltura siciliana: la longevità dei grandi bianchi, il recupero del patrimonio varietale e la valorizzazione delle uve autoctone.

Il Grillo Firma del Tempo ha mostrato la capacità del vitigno di affrontare lunghi percorsi evolutivi mantenendo profondità ed equilibrio.

Il Catarratto Fiorente ha riportato l’attenzione su una delle varietà storiche della Sicilia occidentale, interpretata attraverso un profilo teso e sapido, mentre il Vitrarolo ha raccontato il recupero di una varietà reliquia tornata in produzione dopo un lungo lavoro di ricerca. Un percorso nel quale memoria, ricerca e capacità evolutiva convivono all’interno della stessa idea di viticoltura.

Da sinistra Giuseppe Figlioli e Giuseppe Carrus
Diverso il punto di partenza scelto da Cantine Birgi nella degustazione guidata dall’enologo e direttore tecnico Giuseppe Figlioli, presidente di Assoenologi Sicilia, per presentare Feudo Stagnone, il marchio territoriale attraverso cui la storica cooperativa fondata nel 1964 intende oggi valorizzare i vigneti della Riserva Naturale Orientata Isole dello Stagnone.
Con circa mille soci conferitori, 2.800 ettari vitati e oltre quattro milioni di bottiglie prodotte ogni anno, Birgi rappresenta una delle realtà cooperative più importanti della Sicilia occidentale. Feudo Stagnone concentra invece l’attenzione sugli oltre 800 ettari della riserva, dove i vigneti crescono a livello del mare su suoli sabbiosi, calcarei e limoso-argillosi costantemente esposti all’azione del vento e della laguna.
Il Grillo 2025 ha restituito con chiarezza questa impronta, coniugando freschezza e una progressione sapida ben definita.

Il Perricone 2023 ha valorizzato una delle varietà storiche della Sicilia occidentale attraverso una lettura equilibrata e contemporanea del vitigno.
A completare il percorso, tra le etichette ha lasciare il segno il Metodo Classico Blanc de Blancs Dosage Zéro 2020, ottenuto da Chardonnay coltivato sulle alture gessose di Castellammare del Golfo, testimoniando il lavoro di ricerca che la cooperativa sta portando avanti accanto al progetto dedicato allo Stagnone.

Da sinistra Giuseppe Carrus e Giuseppe Figlioli
Le due degustazioni hanno così costruito un racconto complementare. Cantine Fina parte dai vitigni e dalla loro evoluzione per arrivare al paesaggio, Feudo Stagnone compie il percorso inverso, assumendo il luogo come punto di partenza per costruire la propria identità enologica. In entrambi i casi nel calice si sono alternati vini tesi e sapidi sostenuti da una freschezza che accompagna interessanti prospettive evolutive.
Una direzione che dialoga con l’iter avviato dal Consorzio Marsala DOC verso il riconoscimento delle nuove Unità Geografiche Aggiuntive, tra cui proprio lo Stagnone. La crescente attenzione verso i vini fermi, lo sviluppo dell’enoturismo e la definizione di areali sempre più riconoscibili sembrano procedere lungo la stessa traiettoria, ampliando la lettura di un territorio che oggi cerca nuove chiavi di valorizzazione accanto alla propria tradizione storica dei vini liquorosi.

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