Una bevanda fermentata di 2.300 anni fa riaccende i riflettori sulla Cina
Il ritrovamento di un'antica bevanda fermentata riporta l’attenzione sul Ningxia, regione della Cina che oggi guida la crescita della viticoltura nazionale.
NOTIZIE HORECA - Per oltre 2.300 anni è rimasta sigillata all’interno di un vaso di bronzo, protetta da un sistema di chiusura che ne ha conservato il contenuto. Nella tomba di un insediamento dello Stato di Qin, nel Ningxia, gli archeologi hanno recuperato quasi quattro litri di una bevanda alcolica fermentata a base di cereali.
Lo studio, pubblicato sul Journal of Archaeological Science, ha permesso di ricostruirne ingredienti e tecniche di produzione grazie all’analisi del liquido, un’opportunità estremamente rara nell’archeologia delle bevande antiche, dove nella maggior parte dei casi sopravvivono soltanto residui assorbiti nelle ceramiche.

Credits: wineningxia.com
La scoperta non riguarda il vino d’uva, ma restituisce una nuova prospettiva su un territorio che oggi è diventato il principale distretto vitivinicolo dell’Impero di Mezzo.
Se il Ningxia contemporaneo è conosciuto per i vigneti e per una recente impennata delle sue produzioni, il ritrovamento dimostra che la cultura delle fermentazioni apparteneva a questa regione già oltre due millenni fa.

Immagine realizzata con l'ausilio dell'IA
Esteso per 66.400 chilometri quadrati, quello che viene oggi considerato tra i territori vitivinicoli più vocati della Cina si sviluppa tra il Fiume Giallo e le pendici orientali dei monti Helan. È qui che l’irrigazione resa possibile dal grande fiume cinese ha consentito di recuperare vaste aree naturalmente aride, mentre il clima continentale, con abbondante insolazione, forti escursioni termiche tra giorno e notte e terreni sabbiosi e ghiaiosi ben drenati, ha creato condizioni favorevoli alla coltivazione della vite.

Infografica elaborata con l'ausilio dell'IA
Oggi la regione concentra quasi il 40% della superficie vitata cinese destinata alle uve da vino, con oltre 40.000 ettari di vigneti distribuiti lungo un corridoio viticolo di 195 chilometri. Qui si coltivano soprattutto Cabernet Sauvignon, Marselan, Merlot e Chardonnay, affiancati da nuove sperimentazioni varietali e da un’intensa attività di ricerca agronomica ed enologica.
Lo sviluppo del Ningxia non è stato affidato esclusivamente all’iniziativa privata. Le autorità locali hanno accompagnato la crescita del comparto con investimenti, infrastrutture, programmi di recupero ambientale e un sistema di classificazione ispirato ai modelli francesi, favorendo anche l’arrivo di operatori e consulenti internazionali. Il risultato è una produzione che oggi raggiunge circa 140 milioni di bottiglie l’anno, con vini esportati in oltre 40 Paesi e quasi mille riconoscimenti ottenuti nei principali concorsi internazionali.
Le condizioni ambientali restano comunque impegnative. Durante l’inverno le temperature possono scendere ben al di sotto dello zero e i viticoltori sono costretti a interrare le viti per proteggerle dal gelo, una pratica che richiede un notevole impiego di manodopera e rappresenta uno degli elementi più distintivi della viticoltura locale.
Parallelamente alla crescita produttiva, il Ningxia ha investito nello sviluppo dell’enoturismo. Molte cantine sono diventate destinazioni aperte ai visitatori, con percorsi di degustazione, ospitalità, ristorazione ed esperienze legate al territorio. Un modello che oggi richiama 3,7 milioni di visitatori all’anno e che punta a integrare vino, paesaggio e cultura in un’unica proposta.
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