Abbazia di Novacella, il Sylvaner al centro dell’identità vitivinicola

L’Abbazia di Novacella racconta il ruolo del Sylvaner, vitigno simbolo della Valle Isarco, attraverso quattro etichette e una storia iniziata nel 1142

28 Lug 2026 - 09:19
Abbazia di Novacella, il Sylvaner al centro dell’identità vitivinicola

VINI E SPUMANTI - Il Sylvaner è diventato nel corso del Novecento il vitigno più rappresentativo dell’Abbazia di Novacella, fino a identificarsi con lo stile della cantina e con la viticoltura di montagna della Valle Isarco. Un ruolo maturato all’interno di una storia enologica iniziata nel 1142, anno di fondazione dell’Abbazia, dove la coltivazione della vite accompagna da quasi nove secoli la comunità dei Canonici Agostiniani.

La viticoltura ha contribuito nel tempo a definire il paesaggio e l’identità della valle. In questo percorso, il Sylvaner ha progressivamente assunto una posizione centrale nella produzione, diventando il filo conduttore della crescita qualitativa della cantina e della valorizzazione dei vitigni più adatti al territorio.

Il Sylvaner e la Valle Isarco

La varietà fu introdotta in Alto Adige nella seconda metà dell’Ottocento e si diffuse rapidamente in Valle Isarco, trovando nei vigneti d’altitudine condizioni favorevoli. I terreni morenici di origine glaciale, il clima fresco e ventilato e le forti escursioni termiche tra il giorno e la notte consentono una maturazione lenta delle uve.

Queste caratteristiche permettono di preservare freschezza e precisione aromatica, favorendo al tempo stesso una marcata componente minerale. Elementi che hanno contribuito a fare del Sylvaner uno dei simboli della viticoltura della Valle Isarco.

Nel corso del Novecento, mentre l’Abbazia consolidava la propria identità enologica, la produzione si è orientata progressivamente verso una maggiore valorizzazione delle varietà più vocate. La capacità del Sylvaner di interpretare il terroir locale ha accompagnato questa evoluzione, contribuendo a definire uno stile basato su eleganza, freschezza, mineralità e longevità.

Il lavoro prosegue oggi sotto la guida del direttore Werner Waldboth e dell’enologo Lukas Ploner. L’impostazione adottata punta a valorizzare le caratteristiche dei singoli vigneti e a interpretare il patrimonio viticolo dell’Abbazia attraverso la ricerca della qualità, il rispetto del territorio e il recupero delle varietà storiche.

Albert Ceolan©

Le etichette dedicate al vitigno

La centralità del Sylvaner si riflette nelle diverse etichette prodotte dalla cantina, pensate per restituire interpretazioni differenti e complementari della stessa varietà.

Il Sylvaner della Linea Classica, ottenuto dai vigneti che circondano l’Abbazia, rappresenta l’espressione più immediata del territorio della Valle Isarco. Lo stile è fresco ed equilibrato, con le tipiche note fruttate del vitigno e una riconoscibile impronta minerale.

Da una selezione dei vigneti più vocati nasce invece il Sylvaner Praepositus, una delle principali espressioni qualitative dei vini bianchi dell’Abbazia. Rispetto alla Linea Classica presenta maggiore struttura e complessità, unendo profondità, eleganza e capacità evolutiva. Il vitigno viene così interpretato attraverso una maggiore concentrazione e una più spiccata longevità.

Il Sylvaner è utilizzato anche per Perlaetus, Metodo Classico che sfrutta la naturale freschezza e l’acidità della varietà. Il lungo affinamento sui lieviti consente di proporre una lettura diversa del vitigno, mantenendone il legame con il territorio.

Al vertice della produzione si colloca il Sylvaner Stiftsgarten, cru presentato per la prima volta nel 2023 con l’annata 2019. Il vino nasce dall’omonimo vigneto, impiantato nel 1972 attorno all’Abbazia. Si tratta della prima menzione di vigna nella storia millenaria della cantina e del risultato del percorso di ricerca condotto sui terroir storici di Novacella.

Dalla Linea Classica al Praepositus, passando per Perlaetus e arrivando allo Stiftsgarten, le diverse etichette restituiscono le molteplici espressioni del Sylvaner. Il vitigno rappresenta così il punto di incontro tra la tradizione avviata nel 1142 e una visione contemporanea della produzione, fondata sulla valorizzazione del territorio, dei vigneti storici e dell’identità della Valle Isarco.

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