Vendemmia 2026, calendari sempre più anticipati. Intervista all’enologa Maria Carella

La vendemmia 2026 è partita in anticipo anche in Italia. Con l’enologa siciliana Maria Carella analizziamo effetti, criticità e nuove esigenze di gestione

4 Sett 2026 - 10:45
Vendemmia 2026, calendari sempre più anticipati. Intervista all’enologa Maria Carella

VINI E SPUMANTI - La vendemmia 2026 è iniziata molto presto in numerose aree vitivinicole europee. In Sicilia le prime uve sono entrate in cantina già nella seconda metà di luglio; nelle settimane successive la stagione è entrata nel vivo anche in molte altre zone, dalla Spagna alla Francia, dalla Germania al resto d’Italia, con tempi diversi ma con un’accelerazione ormai evidente del ciclo della vite.

La data di inizio, però, racconta solo una parte di ciò che sta accadendo. Maturazioni più rapide e finestre decisionali più strette pongono questioni che riguardano direttamente il lavoro in vigneto e in cantina, dalla scelta del momento più adatto per intervenire alla capacità di adattare tempi e modalità operative a condizioni sempre meno prevedibili.

Ne abbiamo parlato con Maria Carella, enologa di Tenute Nicosia, per capire quali criticità comporti una stagione di questo tipo, come cambino le scelte tecniche e quali strumenti possano diventare sempre più importanti per affrontare vendemmie precoci senza compromettere la qualità delle uve. 

Maria seguire vigneti in aree diverse della Sicilia significa confrontarsi con territori, varietà e tempi di maturazione differenti. Quanto diventa complessa questa gestione in un’annata come la 2026, segnata da un anticipo diffuso della vendemmia?

Sensibilmente più complessa, perché l’anticipo della vendemmia non significa semplicemente “raccogliere tutto prima” significa soprattutto coordinare vigneti che accelerano in modo diverso. Questo comporta almeno quattro livelli di complessità.

Monitoraggio più frequente: non basta più ragionare per zona; bisogna seguire il singolo vigneto e, spesso, la singola parcella.

Decisioni molto rapide: il rapporto tra zuccheri, acidità, pH, maturità fenolica e stato sanitario può cambiare rapidamente con temperature elevate.

Logistica complessa: quando più varietà raggiungono contemporaneamente il punto ottimale, aumentano le esigenze di squadre, trasporti, cassette, conferimento e capacità di cantina.

Strategie diverse per territorio: un vigneto in altura o con maggiore disponibilità idrica può avere tempi completamente diversi rispetto a uno più esposto e soggetto a stress idrico.

La vera difficoltà, quindi, è non farsi guidare dal calendario ma dalla maturazione effettiva. Il 2026 sta mostrando proprio questo, anche all’interno dello stesso territorio l’anticipo non è necessariamente uniforme. In altre parole, più che una vendemmia anticipata, il 2026 impone una vendemmia “dinamica”, capacità di leggere rapidamente i diversi terroir e di spostare persone e mezzi seguendo l’evoluzione delle uve. E proprio qui la conoscenza storica dei singoli vigneti diventa un vantaggio decisivo.

Dal punto di vista enologico, quali sono le principali criticità legate a una maturazione più rapida? E su quali aspetti bisogna intervenire per evitare che temperature elevate e accelerazione del ciclo compromettano l’equilibrio e la qualità delle uve?

La criticità maggiore è data dal rischio che le diverse componenti della maturazione non avanzino parallelamente. È il fenomeno della cosiddetta disaccoppiata maturazione: gli zuccheri possono arrivare rapidamente al livello desiderato (maturazione tecnologica) mentre acidità, aromi e maturità fenolica seguono traiettorie diverse.

Le alte temperature accelerano soprattutto la degradazione dell'acido malico. Il risultato può essere un mosto con zuccheri già elevati, acidità più bassa e pH più alto: quindi vini potenzialmente più alcolici, meno freschi e microbiologicamente meno stabili, con maggiore rischio di note di surmaturazione.

In materia di disidratazione e danni da calore, quando temperatura elevata e bassa umidità si combinano, aumenta la traspirazione degli acini, accelerando ulteriormente l'accumulo degli zuccheri favorendo perdita di peso, appassimento e, nei casi più estremi, scottature degli acini.

Qui, secondo me, la parola chiave è tempestività. Come intervenire?

In vigneto gestione della chioma molto attenta, evitando una defogliazione eccessiva nelle esposizioni più calde; protezione dei grappoli nelle ore di maggiore insolazione; gestione dell'acqua per evitare stress idrici troppo accentuati, monitoraggio analitico ravvicinato. E poi raccolta nelle ore più fresche: consente di limitare temperatura dell'uva, ossidazioni e attività microbica e di arrivare in cantina con una materia prima più facilmente gestibile.

In cantina lavorare rapidamente e con particolare attenzione a ossigeno e temperatura; sulle uve bianche diventa cruciale proteggere il patrimonio aromatico, mentre sui rossi occorre calibrare estrazione e temperatura per non accentuare eventuali squilibri fenolici.

C'è poi un punto molto importante: non sempre la soluzione è aspettare che l'uva raggiunga una “maturità ideale” teorica. In un'annata calda, il momento migliore può essere quello in cui le diverse componenti sono complessivamente più equilibrate, anche se una di esse non ha ancora raggiunto il valore massimo.

In questo senso, il lavoro dell'enologo nel 2026 diventa quasi un esercizio di gestione del compromesso: preservare acidità e freschezza senza sacrificare maturità aromatica e fenolica, accettando eventualmente qualche punto di zucchero in meno per ottenere un vino più equilibrato.

Tra le varietà che segui, ce ne sono alcune che stanno mostrando una maggiore capacità di adattarsi a stagioni più calde e a maturazioni anticipate? E quanto può essere estesa questa osservazione anche ad altri territori italiani?

La varietà che si sta dimostrando più resistente e molto produttiva è il carricante, per le altre certamente i vigneti più antichi riescono ad affrontare meglio i capricci climatici.

⁠In un’annata anticipata può accadere che varietà e appezzamenti diversi arrivino a maturazione in tempi più ravvicinati. Quanto incide questo sulla gestione della raccolta e sull’organizzazione della cantina?

È davvero molto difficile gestire vendemmie sovrapposte, soprattutto per la capacità della cantina e la logistica di raccolta, bisogna cercare di organizzarsi per tempo sulle lavorazioni da effettuare e fare andare avanti la "macchina produttiva" sperando che non ci siano imprevisti

⁠Al di là della temperatura, quali fattori stanno diventando sempre più determinanti nella capacità di un vigneto di affrontare stagioni calde e irregolari: disponibilità idrica, suolo, altitudine, esposizione, età delle viti?

Laddove c'è una buona altitudine e buone escursioni termiche tra giorno e notte, come il comprensorio etneo, la situazione è molto migliore, anche la presenza di pomice nel terreno aiuta il rilascio dell'acqua e regola il ciclo vegetativo. Oggi il problema principale al di là delle operazioni agronomiche da gestire è la manodopera, sempre meno presente e sempre meno specializzata.

⁠In prospettiva, quanto diventerà importante lavorare sulla scelta e sulla selezione delle varietà capaci di rispondere meglio al cambiamento climatico senza perdere un’espressione enologica coerente con i territori e con le rispettive tradizioni?

In Tenute Nicosia da qualche anno stiamo lavorando sulle varietà "reliquie" insieme al dipartimento D3A dell'Università di Catania, quindi varietà antiche nel segno della riscoperta del passato ma importanti per l'innovazione in una prospettiva futura di cambiamento climatico, varietà più precoci e resistenti anche alle malattie che si adattano bene al territorio etneo. Ma l'attività più importante è la gestione agronomica, lavorazioni mirate in base a modelli previsionali per organizzare in maniera tempestiva gli interventi necessari.

Compila il mio modulo online.