Olio EVO, scorte in aumento e prezzi in calo: la regola delle sei ore preoccupa la filiera

Olio EVO: scorte elevate, prezzi in calo e nuova tensione sulla regola delle sei ore, che Copagri chiede di rinviare.

4 Sett 2026 - 10:19
Olio EVO, scorte in aumento e prezzi in calo: la regola delle sei ore preoccupa la filiera

NOTIZIE HORECA - Alla vigilia della nuova campagna olivicola, il settore italiano dell’olio arriva a settembre con giacenze nettamente superiori a un anno fa, quotazioni all’origine fortemente ridimensionate e un nuovo confronto sull’obbligo di consegna e registrazione delle olive entro sei ore.

A riportare la questione al centro dell’attenzione è Copagri, che il 3 settembre ha chiesto al ministro dell’Agricoltura Francesco Lollobrigida e al sottosegretario Patrizio La Pietra un nuovo rinvio della disposizione, entrata in applicazione il 1° luglio 2026.

Giacenze ancora molto superiori a un anno fa

Il quadro di mercato emerge dall’ultimo report “Frantoio Italia” dell’ICQRF. Al 31 luglio 2026 risultavano in giacenza in Italia 233.377 tonnellate di olio di oliva, il 43,9% in più rispetto allo stesso periodo del 2025.

Gli stock sono comunque in diminuzione rispetto alla fine di giugno, quando raggiungevano 258.480 tonnellate.

L’extravergine rappresenta la parte principale delle disponibilità, con 185.373 tonnellate. Particolarmente forte è l’incremento dell’EVO di origine italiana, passato dalle 45.200 tonnellate del luglio 2025 alle 108.299 tonnellate di quest’anno.

Indicatore Dato 2026 Variazione
Olio di oliva totale in giacenza 233.377 tonnellate +43,9% su luglio 2025
Variazione delle giacenze rispetto a giugno 233.377 vs 258.480 tonnellate -9,7%
Extravergine in giacenza 185.373 tonnellate
EVO di origine italiana 108.299 tonnellate +139,6% su luglio 2025
Prezzo medio EVO all’origine, luglio 2026 5,12 €/kg -46,7% su luglio 2025
Variazione prezzo EVO rispetto a giugno 5,12 €/kg -15,2%

Fonte: ICQRF–Frantoio Italia e ISMEA.

Prezzi all’origine quasi dimezzati in un anno

Alle elevate disponibilità si affianca la forte discesa delle quotazioni.

Secondo ISMEA, a luglio 2026 il prezzo medio nazionale dell’olio extravergine di oliva si è attestato a 5,12 euro al chilogrammo, con una flessione del 15,2% rispetto a giugno e del 46,7% rispetto a luglio 2025.

La media nazionale non descrive però un mercato uniforme. Le quotazioni cambiano sensibilmente in funzione delle aree produttive, dell’origine e delle caratteristiche del prodotto, con valori molto diversi soprattutto per le produzioni Dop e Igp.

Elaborazione a cura della redazione Horecanews

Il calo registrato nell’ultimo anno va quindi letto all’interno di un mercato fortemente segmentato.

Cosa prevede davvero la regola delle sei ore

È in questo contesto che assume particolare rilievo la cosiddetta regola delle sei ore, introdotta dall’articolo 9 della legge 206/2023 sul Made in Italy e disciplinata operativamente dal decreto del Ministero dell’Agricoltura del 18 settembre 2024.

La disposizione riguarda i commercianti di olive e stabilisce che la consegna delle olive dal primo acquirente al frantoio e le relative annotazioni nel registro telematico degli oli debbano avvenire entro sei ore dall’acquisizione delle olive stesse.

Le operazioni interessate comprendono i passaggi dagli olivicoltori ai commercianti, fra commercianti e dai commercianti ai frantoi.

Non si tratta quindi di un obbligo generalizzato che impone a tutti gli olivicoltori di portare le olive al frantoio entro sei ore dalla raccolta.

Perché è stata introdotta la norma

La finalità indicata dalla legge è quella di valorizzare la filiera degli oli di oliva vergini garantendone una maggiore qualità.

Al momento dell’approvazione della legge sul Made in Italy, il MIMIT spiegava inoltre che la misura era finalizzata a garantire una migliore qualità e tracciabilità delle olive utilizzate per la produzione dell’olio, anche attraverso il Sistema informativo agricolo nazionale, il SIAN.

Qualità, tracciabilità e maggiore trasparenza nelle registrazioni sono quindi gli obiettivi dichiarati della disposizione.

Nei documenti istituzionali che accompagnano la norma, a quanto risulta dalle nostre ricerche, non viene indicata una motivazione tecnica specifica per la scelta del limite temporale delle sei ore.

Un problema logistico già riconosciuto dal Ministero

I tempi di applicazione avevano già determinato un primo intervento del Ministero.

La disposizione avrebbe dovuto diventare operativa il 1° luglio 2025, ma il MASAF ne aveva rinviato l’entrata in vigore al 1° luglio 2026, riconoscendo la presenza di criticità per il sistema logistico.

In quell’occasione il Ministero aveva indicato la necessità di lavorare a una definizione dei tempi di consegna maggiormente coerente con le reali dinamiche di commercializzazione, mantenendo gli obiettivi di trasparenza e tutela della qualità.

Copagri chiede un nuovo rinvio

Ora, a due mesi dall’entrata in vigore, Copagri torna a sollevare la questione.

Secondo il presidente Tommaso Battista, l’obbligo può complicare soprattutto le movimentazioni sulle medie e lunghe distanze, penalizzando olivicoltori e frantoi lontani dai principali areali produttivi.

«È fondamentale che il Dicastero dell’Agricoltura si attivi rapidamente per accordare un nuovo rinvio, dopo quello dello scorso ottobre, per l’applicazione dell’obbligo delle sei ore», afferma Battista, chiedendo ulteriore tempo per affrontare le criticità applicative della disposizione.

La richiesta arriva dunque mentre la filiera si prepara alla nuova raccolta con stock ancora molto superiori a quelli di un anno fa e quotazioni dell’extravergine fortemente ridimensionate.

Il confronto si concentra ora sull’applicazione della regola delle sei ore: gli obiettivi di qualità, tracciabilità e trasparenza non vengono contestati da Copagri, mentre è il limite temporale previsto per la movimentazione commerciale delle olive a essere nuovamente messo in discussione.

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