Antico Caffè Greco a Roma. Continua la battaglia per evitare la chiusura

Carlo Pellegrini, Presidente del CdA dell’Antico Caffè Greco srl spiega le motiviazioni dietro la resistenza della proprietà alla chiusura dello storico locale, custode di secoli di storia. Una battagli importante anche a difesta di tutti gli altri Locali storici d'Italia

13 Lug 2023 - 07:28
Antico Caffè Greco a Roma. Continua la battaglia per evitare la chiusura
L'Antico Caffè Greco di Roma continua la sua battaglia per evitare la chiusura dello storico locale di Via Condotti. Dal 2017 è infatti aperto un contenzioso con l'Ospedale Israelitico, proprietario delle mura, che ha deciso alla sua scadenza di non rinnovare più il contratto alla società proprietaria dell'attività. Come riporta Fanpage.it, lo scorso 22 giugno, il Caffè Greco avrebbe dovuto chiudere definitivamente al pubblico, mettendosi alle spalle secoli di storia. Il Sottosegretario al Ministero della Cultura Vittorio Sgarbi ha chiesto un incontro per mediare tra le parti e trovare una soluzione; trovare chiuse le porte dell'Antico Caffè Greco in Via Condotti rappresenterebbe un duro colpo per la città, anche dal punto di vista storico-culturale. Come ultimo atto in questa tormentata vicenda, l'Ospedale Israelitico lo scorso 5 luglio avrebbe rifiutato l'incontro presso il Ministero della Cultura. Per chiarire il punto di vista dei proprietari dell'attività, pubblichiamo di seguito le dichiarazioni di Carlo Pellegrini, Presidente del CdA dell’Antico Caffè Greco srl.
Il tentativo di chiudere l’Antico Caffè Greco è una illogica ingiustizia nei confronti nostri, di tutti i cittadini romani e di tutti i visitatori che da ogni parte del mondo amano e difendono la cultura. In più, cosa più grave, pensare che in Via Condotti 86 non ci sia più il Caffè Greco, è un pericoloso precedente che può portare alla chiusura di tanti altri locali storici italiani. Dopo tante peripezie nella sua storia, oggi il Caffè Greco, una delle attività storiche più antiche del mondo, si ritrova a combattere contro uno sfratto assurdo, dopo più di 260 anni di ininterrotta attività. Il proprietario delle mura, Ospedale Israelitico, improvvisamente dopo circa 120 anni di rinnovi di affitto, decide di non voler rinnovare il contratto. Questo contraddicendo i vincoli ministeriali e l’Avvocatura dello Stato. Così, senza un motivo e senza giustificazioni. Per fare chiarezza ribadiamo che per proteggere il Caffè Greco dalle varie speculazioni precedenti, nel 1953 il Ministro Antonio Segni emana un Decreto Ministeriale di vincolo, che dichiara il Caffè Greco "di interesse particolarmente importante" si legge a chiare note: "...di proprietà, per la parte dell'immobile, dell’Opera Pia Ospedale Israelitico... e, per la parte dei mobili e della licenza d'esercizio, del Sig. Gubinelli Federico fu Giovanni..." Questi furono i primi vincoli del governo italiano per questo tipo di attività e hanno fatto scuola per tutti i vincoli che sono seguiti. Quindi i proprietari sono due: 1) Antico Caffè Greco srl: proprietario (e non solo “gestore”) dell'azienda con tutti i suoi beni, compresi arredi storici, quadri, statue, opere d'arte 2) Ospedale Israelitico proprietario delle mura. Chiunque può verificare nei Pubblici Registri (Conservatoria, Registro delle Imprese). Per 120 anni sono stati via via rinnovati i contratti d'affitto. Poi, improvvisamente, i vertici dell'Ospedale Israelitico, hanno deciso, nel 2017, di non rinnovare il contratto di affitto, senza darne alcuna giustificazione, nonostante le nostre offerte per un rinnovo del contratto siano assolutamente in linea con le cifre che pagano gli immobili vicini di Via Condotti. E allora, perché Antico Caffè Greco srl non sposta la propria azienda altrove? Perché il Decreto Ministeriale succitato impone che il Caffè Greco deve restare lì, a Via Condotti 86. Come ha, con molta efficacia, esposto l'Avvocatura dello Stato nel suo intervento presso la Corte d'Appello, dove ha precisato la posizione del Ministero: il Caffè Greco non si sposta da via Condotti 86, questo è fuori discussione. Semmai, si dovrà decidere il "quantum", cioè un giusto canone, un giusto indennizzo che la società proprietaria dell'Azienda, Antico Caffé Greco srl, pagherà all'Ospedale Israelitico. Ed è così, nonostante la Corte d’Appello abbia energicamente invitato le parti a trovare un accordo, e nonostante la costruttiva mediazione del Sottosegretario alla Cultura Vittorio Sgarbi, i proprietari delle mura sono un vero e proprio “muro di gomma”. Da anni stiamo portando avanti, insieme alla mia famiglia, una battaglia di civiltà per salvaguardare un angolo magico di Roma, una nicchia che profuma di libri, di caffè e di carrozze dal 1760. Parlo del più antico caffè culturale della Capitale, fondato da un certo Nicola della Maddalena, levantino, probabilmente della costa anatolica, storicamente legata alla civiltà greca. È da qui che prende il nome di Caffè Greco. Non vogliamo che nessuno sia insensibile al richiamo che un Convivio Culturale come il nostro riveste soprattutto oggi nell’era dei social che tendono a cancellarne la memoria. Resistere oggi è una missione civica. Il Caffè Greco svolge da quasi tre secoli esattamente la stessa funzione culturale, consolidatasi nel periodo Romantico. Arricchito nei secoli con arredi, opere d’arte e cimeli storici, gli stessi arredi, gli stessi quadri, gli stessi cimeli che oggi stupiscono i visitatori da tutto il mondo.  width= Tutto vincolato. Anche e soprattutto l’attività ivi svolta, come chiaramente enunciato dal contenuto dei due Decreti Ministeriali, del 1953 e 1954, e come ribadito dalle sentenze recenti, e soprattutto dal Ministero per tramite dell’Avvocatura dello Stato. Questi ambienti hanno avuto il privilegio di assistere agli incontri ed ai dibattiti di scrittori e artisti di tutto il mondo che hanno fatto la storia. E le testimonianze della loro presenza si arricchiscono fino ai nostri giorni. È degli ultimi anni, infatti, la testimonianza della presenza al Caffè Greco della scrittrice e filosofa Spagnola Maria Zambrano, e del premio Nobel per la letteratura Polacco, Czeslaw Milosz. Si aggiungono quindi, anche oggi, nuovi compagni di viaggio, insieme ai Gogol, Goethe, Andersen, Shelley, Keats, Mascagni ed al lunghissimo elenco, dove spicca il gettonatissimo Buffalo Bill. Non possiamo distruggere con un colpo di spugna questa testimonianza dal valore inestimabile. La nostra attività, dunque, non è quella dei semplici proprietari/gestori di un pubblico esercizio, ma è anche e soprattutto quella di provare a trasmettere l’amore per la discussione, la socialità, quella di tramandare un modo di essere, di incontrare, di pensare, quella di promuovere cultura. Siamo sì i proprietari di questa meravigliosa azienda, ma ne siamo prima ancora i custodi. Custodi di un patrimonio che, moralmente, appartiene ad ogni cittadino, ogni visitatore che, gratuitamente, può ammirare le oltre trecento opere d’arte e, soprattutto, respirare un’atmosfera che si perpetua da secoli, e che si arricchisce nel tempo di nuove esperienze, di nuova linfa vitale, come la recente adesione del Caffè Greco alla Giornata Mondiale della Poesia, o la ormai decennale presenza del convivio del Gruppo dei Romanisti, che conta nelle proprie fila eminenti rappresentanti della cultura che ama Roma. Tale consolidata e secolare notorietà, che trae origine dal Grand Tour, si è oggi evoluta nell’interminabile flusso di turisti, che vengono a visitare il Caffè Greco, potendo godere dell’aura iconica degli arredi, delle testimonianze e delle opere d’arte, delle consuetudini, di un luogo d’incontro, ininterrottamente presente da secoli, con tutto il suo portato immateriale, culturale, umano. Potranno anche gustare prodotti tradizionali della pasticceria italiana, portando con sè un souvenir - la famosa tazzina decorata in arancione, nero ed oro, conosciuta in tutto il mondo.  width=
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