Alla scoperta del Sidecar: storia, ricetta, cinema e libri

Classicissimo della miscelazione pre-proibizionista, il Sidecar è un cocktail sour elegante e senza tempo a base di cognac, triple sec e limone.

5 Giu 2026 - 11:31
Alla scoperta del Sidecar: storia, ricetta, cinema e libri

BAR & WINE - Cocktail sour (categoria di drink composti da un distillato, limone e un dolcificante) elegante e senza tempo, caratterizzato da un perfetto equilibrio tra cognac, triple sec e succo di limone, il Sidecar è un grande classico della miscelazione internazionale ancora attualissimo a oltre un secolo dalla nascita. E infatti, secondo l’annuale classifica stilata da Drinks International, nel 2026 è ancora fra i 50 più venduti nei migliori bar del mondo.

 Scopriamo allora la storia, i misteri, la ricetta e le curiosità su questo intramontabile cocktail, probabilmente l’unico che prende il nome… da una moto.

 La storia e il nome

 Il Sidecar è nato tra la fine della Prima guerra mondiale e l’alba dei ruggenti anni Venti, anche se, al pari di molti altri cocktail pre-proibizionisti, le sue origini sono avvolte in un’aura di mistero. L’avvocato e studioso della miscelazione David A. Embury, nel suo libro “Fine art of mixing drinks” del 1948 (uno dei “sacri testi” della storia della mixology), scrisse che “fu inventato da un mio amico in un bar di Parigi durante la Prima guerra mondiale e prese il nome dal sidecar motociclistico con cui un tal capitano (un militare americano di stanza in Francia, ndr) era solito andare e venire dal piccolo bistrot dove la bevanda è nata”.

 Secondo alcuni, l’amico a cui si riferisce Embury sarebbe il mitico bartender scozzese Harry MacElhone e il bar parigino sarebbe il suo famoso Harry’s New York Bar, ma i tempi non tornano: MacElhone aprì infatti l’Harry’s New York Bar nella capitale francese solo nel 1923, dopo avere rilevato il Manhattan Bar, mentre durante la Grande guerra lavorava a Londra.

 Del resto, lo stesso Harry MacElhone, nel suo “ABC of mixing cocktails” nei primi anni Venti, attribuiva la paternità del Sidecar a Pat MacGarry del Buck’s Club di Londra (noto anche per avere inventato il Buck’s Fizz). Di certo, negli anni successivi, il cocktail avrebbe ottenuto una grande popolarità proprio all’Harry’s New York Bar, ed è probabilmente per questo che si sarebbe diffusa la convinzione che la ricetta fosse opera di MacElhone.

Una motocarrozzetta… fra Parigi e New Orleans

Un’altra versione attribuisce la nascita del cocktail a Frank Meier, all’epoca barman dell’Hotel Ritz di Parigi, tempio dell’alta società europea: sarebbe stato questo, infatti, il locale dove il capitano americano era solito recarsi con il suo sidecar. Ma c’è anche chi ipotizza che il Sidecar sia in realtà una derivazione “semplificata” del Brandy Crusta (cognac o brandy, maraschino, curacao, limone, zucchero e bitter), creato attorno alla metà dell’Ottocento a New Orleans dal bartender triestino Joseph Santini; tuttavia, non esistono testimonianze documentate a supporto di questa tesi.

In tempi più recenti, poi, il grande bartender contemporaneo Dale DeGroff ha scritto che il nome del cocktail farebbe riferimento non alla motocarrozzetta usata da un cliente, bensì alla miscela rimasta nello shaker dopo aver filtrato il drink: questo “residuo” veniva servito originariamente in un bicchierino a parte chiamato, per l’appunto, “sidecar”, in quanto accompagnava il bicchiere principale.

Detto questo, è un fatto che dagli anni Venti del Novecento il Sidecar fu citato (con alcune varianti negli ingredienti e nelle proporzioni, originariamente più “morbide”) in tutti i più importanti ricettari internazionali: addirittura, in “World drinks and how to prepare them” di William “Cocktail” Boothby, nell’edizione del 1930, ne compaiono ben cinque versioni diverse. Non a caso, nel 1961 l’IBA (International Bartenders Association) inserì il cocktail nella prima edizione della sua codifica ufficiale. Ciononostante, negli anni successivi la popolarità di questo e di altri drink classici calò sensibilmente, tanto da indurre IBA a rimuoverlo dalla sua lista nel 2004, salvo reinserirlo nella successiva revisione del 2011, nella categoria Unforgettables, sulla scia della generale riscoperta dei cocktail storici.

La ricetta IBA del Sidecar

Tecnica: Shake and Strain

Bicchiere: coppetta a cocktail

Ingredienti:
50 ml cognac
20 ml triple sec
20 ml succo di limone fresco

Il Sidecar al cinema e nella letteratura

Già negli anni Trenta del Novecento la fama del Sidecar era tale da indurre lo scrittore Graham Greene a citarlo nel romanzo “Brighton Rock” del 1938, in cui uno dei personaggi lo prepara e lo serve con naturalezza, come un classico già affermato.

A riportarlo sotto i riflettori in epoca moderna fu però “Il falò delle vanità”, il film di Brian De Palma del 1990 tratto dal romanzo di Tom Wolfe, con Melanie Griffith, Bruce Willis e Tom Hanks (video qui sopra). In entrambe le versioni della storia, il Sidecar è il drink prediletto del potente Arthur Ruskin.

In realtà, il cocktail aveva già fatto capolino sul grande schermo negli anni Sessanta: appare infatti ne “La grande fuga” del 1963 e, due anni dopo, in “Quello strano sentimento”, dove viene proposto nella variante Big Apple Sidecar, preparata con Calvados Apple Brandy.

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