Astroturismo: il cielo come leva nella scelta delle destinazioni
250 Dark Sky Places certificati nel mondo. Il cielo notturno entra nell'offerta turistica come elemento identitario e distintivo dei territori
OSPITALITÀ E TURISMO - Sta emergendo con sempre maggiore evidenza una nuova variabile nella scelta delle destinazioni turistiche: la qualità del cielo. Sempre più viaggiatori orientano le proprie decisioni anche in base alla possibilità di osservare le stelle in condizioni favorevoli, lontano dall’inquinamento luminoso. È su questa attenzione crescente che si sta consolidando l’astroturismo, una forma di turismo outdoor che attribuisce al cielo un valore ambientale, culturale e identitario.
Il contesto è noto ma spesso sottovalutato. Oggi oltre metà della popolazione mondiale non è più in grado di vedere la Via Lattea a occhio nudo. La differenza tra un cielo realmente buio e uno urbanizzato è netta anche dal punto di vista percettivo. In condizioni ideali l’occhio umano può distinguere fino a 2.500 stelle, mentre nei centri urbani il numero si riduce a poche unità. In questo scenario, il cielo diventa una risorsa scarsa e, come tale, un elemento distintivo nella costruzione dell’offerta turistica.
L’osservazione del cielo richiede infatti condizioni ambientali precise, dalla ridotta illuminazione artificiale, alla qualità dell’aria e ai contesti naturali poco antropizzati, caratteristiche che non sono diffuse in modo uniforme e che spesso coincidono con territori lontani dai grandi flussi turistici. Per molte aree rurali, montane o insulari, questa specificità rappresenta oggi un potenziale da sviluppare più che un limite.
Già nel 2025 Booking.com, nel suo report sulle tendenze di viaggio, aveva segnalato l’interesse crescente verso le destinazioni caratterizzate da cieli bui evidenziando come circa il 60% dei viaggiatori dichiarasse curiosità o propensione verso esperienze legate all’osservazione della volta celeste in versione notturna. Nel 2026 quelle indicazioni trovano una conferma concreta: il cielo entra sempre più spesso nella progettazione dell’esperienza e diventa un criterio di scelta, non più un elemento marginale.
A supporto di questa evoluzione si stanno strutturando anche strumenti di orientamento della domanda. Esistono oggi directory e piattaforme specializzate che aiutano viaggiatori e operatori a individuare destinazioni e strutture adatte all’osservazione del cielo.
In Italia, Astrotourism.com, progetto legato alla rete di Astronomitaly, raccoglie osservatori, parchi naturali e strutture selezionate per la qualità del cielo.
Nel Regno Unito, piattaforme come Go Stargazing e Star-Gazing.co.uk svolgono una funzione analoga, mappando aree vocate, eventi pubblici e luoghi accessibili all’osservazione astronomica. Il fatto stesso che il cielo sia diventato un parametro di ricerca dimostra come l’astroturismo stia assumendo una fisionomia sempre più strutturata.
Il nodo centrale resta la progettazione dell’esperienza. La presenza di un cielo buio, da sola, non è sufficiente, perché diventi un reale fattore attrattivo, serve un equilibrio tra contesto naturale, accoglienza e capacità di racconto. È in questo spazio che l’astroturismo supera la dimensione di nicchia e diventa fruibile anche da un pubblico non specialistico, interessato più alla qualità dell’esperienza che all’aspetto tecnico.
A livello internazionale, questo approccio è ormai riconosciuto anche sul piano istituzionale. Oggi, secondo i dati di International Dark-Sky Association, esistono 250 Dark Sky Places certificati nel mondo tra parchi, riserve e comunità che hanno adottato politiche specifiche per la tutela del cielo notturno, ultima designata la Riserva Naturale di Lapalala in Sudafrica. Un dato che conferma come il buio naturale venga sempre più considerato un bene da proteggere e valorizzare, anche in chiave turistica.
Per il settore dell’accoglienza l’astroturismo rappresenta dunque una prospettiva concreta consentendo di differenziare l’offerta, lavorare sulla destagionalizzazione e dare centralità a territori che dispongono di una risorsa sempre più rara, quel cielo inteso non come sfondo, ma come parte integrante e discriminante dell’identità di una destinazione.
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