DPCM 3 Novembre: un nuovo stop alla ristorazione

6 Nov 2020 - 00:41
DPCM 3 Novembre: un nuovo stop alla ristorazione
È stato pubblicato in Gazzetta Ufficiale il DPCM 3 Novembre 2020, che contiene misure anti-Covid valide dal 6 novembre fino al 3 dicembre. Il Provvedimento individua una serie di misure applicabili sull’intero territorio nazionale, e contestualmente prescrive ulteriori misure maggiormente restrittive a seconda che la zona territoriale sia dichiarata di “elevata gravità” (c.d. scenario 3) o “massima gravità” (c.d. scenario 4) con provvedimento del Ministero della Salute sentiti il CTS e i Presidenti delle Regioni interessate. Resta tuttavia salva la possibilità per le Regioni di introdurre disposizioni ulteriormente restrittive. Spetta al Ministero la verifica, con cadenza settimanale, circa il permanere delle condizioni che giustificano la collocazione delle Regioni nelle diverse zone di rischio e l’aggiornamento del relativo elenco.  width=  width=Con l'entrata in vigore del nuovo DPCM, nuove restrizioni interessano i pubblici esercizi italiani. Il mondo Horeca, fra i più colpiti dalle conseguenze della pandemia, si ritrova quindi ad affrontare la sospensione dell'attività per i prossimi 30 giorni. Fipe-Confcommercio, la Federazione Italiana dei Pubblici Esercizi, torna a chiedere al Governo aiuti concreti per sostenere il settore, in cambio dei grandi sacrifici che gli sono richiesti. "Non c’è pace per i pubblici esercizi italiani. Il nuovo dpcm approvato nella notte dal governo è destinato infatti ad aggravare i problemi di un settore già al collasso: nei prossimi 30 giorni è prevista la sospensione dell’attività di circa 90mila pubblici esercizi, il 27% del totale, con 1,6 miliardi di euro di consumi in meno e 306mila lavoratori costretti a casa. Tutto questo nelle 5 zone rosse dove verranno applicati i provvedimenti maggiormente restrittivi".

“Quello che si sta abbattendo sulle imprese della ristorazione è un vero e proprio tsunami – sottolinea Fipe-Confcommercio, la Federazione Italiana dei Pubblici Esercizi – Come testimoniano i dati del registro delle imprese del settore camerale, infatti, la situazione dei pubblici esercizi era già drammatica prima dell’ultimo provvedimento, con 10mila imprese in meno tra marzo e ottobre 2020, rispetto allo scorso anno. È dunque quanto mai necessario ampliare la dotazione economica del decreto Ristori e far fronte alle ulteriori criticità che si andranno a creare nelle zone rosse e arancioni”.

“Parallelamente – prosegue Fipe-Confcommercio - è indispensabile siglare un patto con il sistema bancario. Oggi le nostre imprese vengono percepite come poco affidabili e questo rischia di compromettere anche le misure di sostegno al credito messe in campo dal governo. Ecco perché non c’è più un minuto da perdere: senza un’iniezione immediata di liquidità, l’ecatombe imprenditoriale e occupazionale rischia di diventare irreversibile”. 

Filiera Italia “Perdita di 15 miliardi per agroalimentare con chiusura ristoranti zone rosse e gialle fino a fine anno”

Secondo le stime di Filiera Italia, sfonda il tetto di 15 miliardi di euro la perdita dell'intera filiera agroalimentare causata dalla chiusura dei ristoranti nelle zone rosse e arancioni, come previsto dal nuovo DPCM. Ben 5 miliardi in più se le attuali misure perdurassero fino a fine anno - considerando la concentrazione della popolazione italiana e conseguentemente dei consumi alimentari in quelle regioni - rispetto a quanto preventivato qualche settimana fa, quando in tutta Italia era stato prescritto il termine delle attività alle 18.
“È chiaro che in questa situazione le cifre ipotizzate finora per il settore a ristoro delle chiusure sono assolutamente inadeguate” commenta Luigi Scordamaglia, consigliere delegato di Filiera Italia.  Una media di 5.000 euro a esercizio, infatti, non può essere una misura sufficiente “soprattutto - prosegue Scordamaglia - considerata la necessità dei ristoratori di pagare almeno una parte dei salari a quei dipendenti che stanno ricevendo i soldi della cassa integrazione a singhiozzo e solo dopo mesi di attesa, senza contare che questi imprenditori devono rientrare degli investimenti fatti per la messa in sicurezza, oggi completamente inutili”.
E secondo Filiera Italia sono inadeguati anche i 100 milioni di euro allocati nel decreto ristoro per compensare i danni delle filiere agroalimentari colpite dalla chiusura di un canale, quello della ristorazione,  che come nessun altro valorizza i prodotti di eccellenza del Made in Italy il cui valore crollerà, soprattutto se non si bloccheranno le speculazioni sul prezzo, un fenomeno già in atto. “Senza dimenticare che le cifre dei danni economici sono reali - conclude Scordamaglia - mentre quelle dei ristori solo teoriche, visto che che nessuno sta intervenendo per sbloccare i massimali sugli aiuti di stato”
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