Acqua, ambiente e microplastiche: la sfida verso una scelta sostenibile

Bere acqua del rubinetto è un'abitudine che può contribuire in maniera decisiva alla transizione verso un modello di produzione e consumo sostenibile

21 Febbraio 2024 - 11:02
Acqua, ambiente e microplastiche: la sfida verso una scelta sostenibile

Frammenti invisibili all’occhio umano (hanno dimensioni comprese tra 5 mm e 0,1 µm), ma tra le minacce più gravi e dannose per l’ambiente e per l’ecosistema: sono le microplastiche, una grande problematica ancora ampiamente sottovalutata, che invece dovrebbe essere affrontata con maggiore consapevolezza per concretizzare il passaggio verso un’economia sostenibile. Senza dimenticare le nanoplastiche, di dimensioni nell’ordine di nanometri e per questo ancora più insidiose. 
Non tutte le microplastiche sono uguali. Ci sono quelle primarie, realizzate di proposito in dimensioni ridotte per essere usate - ad esempio - nei cosmetici (trucchi, detergenti, dentifrici), nelle vernici, nelle paste abrasive e nei fertilizzanti, per le loro proprietà esfolianti e leviganti. Mentre quelle secondarie (la stragrande maggioranza rilevata negli oceani) sono originate dall’usura, dal deterioramento e dalla frammentazione di materiali in plastica di dimensioni maggiori, come bottiglie, buste di plastica, tessuti sintetici o copertoni delle ruote. 

Il tema riguarda non solo l’industria, ma tutti noi: basti pensare che una famiglia media di quattro persone che beve quotidianamente acqua in bottiglia produce in un anno ben 72 kg di plastica con un impatto non trascurabile sull’ambiente. Una quantità che, per essere prodotta, richiede l’utilizzo di 137 kg di petrolio e comporta l’emissione di 242,1 kg di CO2. I dati arrivano dall’Impact Simulator di Culligan – esperto mondiale nel settore del trattamento dell’acqua -, un efficiente tool a disposizione dei cittadini che permette di misurare la responsabilità ecologica sulla base del consumo annuo di acqua in bottiglia.
Le bottiglie in Pet, avendo una vita media stimata intorno ai mille anni, non sono biodegradabili. In più, la stessa produzione di questo materiale, che richiede l’utilizzo di grandi quantità d’acqua e petrolio, non è sostenibile.

La plastica, infatti, specialmente quando non smaltita correttamente, viene sottoposta a processi di degradazione molto lenti che portano alla frammentazione in pezzi inferiori ai 5 mm, mettendo in pericolo gli ecosistemi, con danni a cascata per la fauna marina. A partire dai mari, dove le microplastiche diventano cibo per i pesci che noi mangiamo - entrando così nella catena alimentare - sino alle falde acquifere, dove si sedimentano rischiando di arrivare all'acqua potabile. Ma non solo: le microplastiche che si trovano nell’atmosfera possiamo respirarle. 
Da qui la progressiva stretta del legislatore sull’uso di questi materiali inquinanti, nell’ambito del processo di transizione ambientale che punta a fare del Vecchio Continente la prima area al mondo a impatto zero sull’ambiente

Cosa dice la legge

A normare questa crescente problematica, entra in vigore la Direttiva (UE) 2020/2184 sulla qualità delle acque potabili in Italia che affronta anche la questione delle microplastiche, riconoscendole come una delle più dannose minacce ambientali. La Direttiva, in particolare, sottolinea l'importanza del monitoraggio e della prevenzione delle microplastiche nell'acqua potabile. Al momento però, non esiste un protocollo ufficiale universalmente accettato per identificarle e quantificarle.  A tale scopo, la Commissione Europea si propone di sviluppare entro il 2024 una metodologia per il loro monitoraggio nelle acque destinate al consumo umano. Questo consentirà di includere le microplastiche nella "Watch List", un registro di controllo che identifica sostanze emergenti con potenziale rischio per i consumatori quando presenti nelle acque potabili .

In questa fase di transizione è importante, accanto all’impegno nella riduzione dell’utilizzo di plastica, tutelarsi scegliendo fonti d'acqua più sicure. Ma soprattutto è fondamentale informarsi correttamente per evitare di ‘abboccare’ alle fake news, affidandosi ad analisi accreditate a livello scientifico e a impianti di filtrazione che bloccano microplastiche e microrganismi. 

“Educare e informare il pubblico è cruciale per promuovere comportamenti sostenibili e un consumo consapevole delle risorse idriche, sempre con un occhio di riguardo alla salute” dichiara Antonio Ambrosi, Director, Global Product Management – Filtration di Culligan. “Come Gruppo, ci impegniamo in questa direzione per fornire chiarezza e soluzioni, ponendoci come pionieri nell'offrire esperienze idriche in cui la qualità, la sicurezza e la sostenibilità sono al centro delle nostre innovazioni. Siamo il motore del cambiamento verso una sostenibilità idrica senza compromessi”. 

Alcuni luoghi comuni

Spesso si dice che l’acqua in bottiglia è di migliore qualità, ma è vero? 
In realtà l’acqua del rubinetto è sottoposta a maggiori controlli e a norme che stabiliscono limitazioni più rigide. Le normative che regolano le acque minerali in bottiglia sono stabilite dal DM 10 febbraio 2015 e sono diverse da quelle delle acque potabili (D.Lgs 18/2023): molti dei parametri normati per le acque di rete non presentano, nel caso delle acque in bottiglia, un limite stabilito per legge. Ad esempio, arsenico, manganese o solfati possono essere presenti nelle acque minerali in commercio in quantità superiori rispetto ai parametri ammessi per l’acqua del rubinetto. 

Più frequentemente si sente criticare la qualità dell’acqua di rubinetto. Ci sono reali motivazioni?
In realtà uno studio dell’Irsa, l’Istituto del Consiglio Nazionale di Ricerca deputato al controllo della qualità dell’acqua, indica che siamo al quinto posto in Europa per qualità dell’acqua di acquedotto, merito soprattutto dell’origine sotterranea che caratterizza l’85% delle nostre fonti. Vero è che il controllo e la sicurezza dell’acqua di acquedotto sono garantite fino al contatore di casa, oltre il quale la competenza è dell’utente finale: la manutenzione periodica delle tubature, l’igienizzazione e l’apposizione di semplici filtri al punto d’uso (per eliminare cloro, torbidità ed eventuali Sali in eccesso) sono buone prassi da adottare per ottenere a casa propria un’acqua gradevole e più sicura.
L’Organizzazione Mondiale della Sanità ricorda, inoltre, come gli attuali procedimenti di purificazione delle acque potabili permettono di allontanare l’eventuale presenza di microplastiche.

Cosa si può fare

È importante – in ambito domestico, così come nella ristorazione - utilizzare sistemi di filtrazione di qualità, che consentano di migliorare ulteriormente l’acqua dell’acquedotto, con benefici anche per il portafoglio. Come quelli messi a punto da Culligan, realtà specializzata nel trattamento delle acque a 360°, che introduce Aqua-Cleer Slim +, un depuratore d’acqua a osmosi inversa (processo utilizzato per rimuovere impurità dall'acqua dell’ultimo miglio, inclusi batteri, microplastiche e PFAS), studiato appositamente per essere collocato in tutte le cucine, che consente di avere, direttamente dal rubinetto di casa, acqua leggera e priva di elementi indesiderati. Caratteristiche e proprietà similari sono garantite anche dagli erogatori della linea Aquabar, ideali per tutte le attività del settore Horeca, che oltre alla sicurezza e alla salubrità dell’acqua, permettono di avere a disposizione anche acqua a temperatura regolabile e frizzante.

Fondata nel 1936, Culligan International è leader mondiale nei sistemi di trattamento dell’acqua, presente in oltre 90 Paesi. Culligan progetta, produce e distribuisce soluzioni su misura di affinaggio e qualificazione dell’acqua per tutti i settori passando dal domestico al commerciale e industriale, fino a toccare l’hospitality e il medicale. Le tecnologie all’avanguardia, la costante attività di ricerca e l’eccellente e capillare servizio di assistenza – oltre 4.000 tecnici service in tutto il mondo e 20.000 visite di assistenza tecnica giornaliere – fanno di Culligan un qualificato punto di riferimento per il settore, con un fatturato di 2,5 miliardi di dollari nel 2022. Con oltre 13 milioni di sistemi installati attivi, le soluzioni Culligan servono oltre 140 milioni di consumatori ogni anno. Questo si traduce in una riduzione annuale di circa 40 miliardi di bottiglie di plastica monouso, oltre 500 milioni di kg di plastica risparmiati annualmente e di circa 5 miliardi di kg di emissioni di CO2 annue. In Italia, dove opera dal 1960, Culligan detiene una leadership nel settore e si posiziona come la prima azienda per fatturato nel trattamento dell'acqua. Con centri produttivi e di ricerca all'avanguardia a Cadriano Di Granarolo Dell'Emilia (BO) e Corsico (MI), oltre a diverse sedi commerciali regionali e società controllate, l'azienda è un punto di riferimento per l'innovazione e la qualità. Non solo, il Gruppo è impegnato attivamente in diversi progetti per la sostenibilità e la responsabilità sociale, attraverso collaborazioni e iniziative chiave, tra cui la partnership con One Tree Planted: Culligan ha donato 10 alberi per dipendente per una capillare iniziativa di riforestazione mondiale. L’attività prevede la piantumazione di oltre 117.000 alberi che, una volta cresciuti, assorbiranno più di 2,5 milioni di libbre di carbonio annue.

Horecanews.it informa ogni giorno i propri lettori su notizie, indagini e ricerche legate alla ristorazione, piatti tipici, ingredienti, ricette, consigli e iniziative degli chef e barman, eventi Horeca e Foodservice, con il coinvolgimento e la collaborazione delle aziende e dei protagonisti che fanno parte dei settori pasticceria, gelateria, pizzeria, caffè, ospitalità, food e beverage, mixology e cocktail, food delivery, offerte di lavoro, marketing, premi e riconoscimenti, distribuzione Horeca, Catering, retail e tanto altro!

Puoi ascoltare le nostre notizie in formato audio anche su: Spreaker, Spotify, Apple PodcastGoogle PodcastDeezerCastbox.

Compila il mio modulo online.