India cocktail culture: tra ambizioni, caos, entusiasmo e nodi irrisolti
Otto giorni tra Delhi e Gurgaon in occasione della India Cocktail Week con Nicole Cavazzuti per osservare da vicino la scena.
EVENTI - Sulla carta, la India Cocktail Week si presentava come una settimana costruita per raccontare al mondo la nuova ambizione della mixology indiana: eventi diffusi, competizioni, ospiti internazionali e networking.
Di fatto, la manifestazione — con epicentro nella città satellite di Gurgaon — deve ancora consolidare metodo, infrastrutture, governance e relazioni con i principali player del settore se vuole davvero misurarsi con i grandi hub internazionali del bere miscelato.
C’è stato entusiasmo, talento e visibilità da una parte; dall’altra, criticità evidenti: una logistica ancora incerta, tensioni con alcuni ospiti e assenze significative.

Drink estremi, identità ancora in definizione
L’esuberanza della scena locale passa per drink dai contrasti estremi, spesso dominati da speziature spinte o dolcezze intense. È il caso, ad esempio, della carta di Potions, dove si spazia dall’umami del The Slow Burn — con whisky infuso ai funghi Lion’s Mane e formaggio — alle note piccanti del Ghosted, costruito su una tintura di Ghost Pepper.
Il limite principale resta però quello del bilanciamento. I cocktail incontrano un palato locale abituato a contrasti molto più violenti rispetto a quello europeo, risultando spesso eccessivamente dolci o saturati dalle spezie. Se nella cucina indiana questa stratificazione è un’arte millenaria, nella mixology si traduce talvolta in drink sbilanciati, che faticano a dialogare con un gusto internazionale ancora legato a maggiore pulizia e precisione.
Un confronto diretto con chi costruisce il sistema
Prima di rientrare in Italia, ne ho parlato direttamente con Archit Singhal, organizzatore della Golden Peacock Cup e della India Cocktail Week. Ne è uscito un bilancio concreto su ciò che ha funzionato e sulle sfide che attendono la cocktail culture indiana.

L’intervista
Il bilancio: un sistema che esiste, ma è ancora fragile
Archit, qual è il bilancio di questa edizione?
"È stato un buon risultato, considerando i tempi: in meno di due mesi siamo riusciti a mettere in connessione la comunità internazionale e quella indiana, e questo era l’obiettivo principale. Ora si tratta di crescere e strutturarsi meglio."
I limiti: organizzazione e scala internazionale
“Crescere” significa anche riconoscere che oggi il sistema non è ancora pienamente maturo. Dove sono emersi i limiti?
"La gestione complessiva è migliorabile. Ci sono state alcune ingenuità — come la posizione del palco sotto il sole — ma nel complesso è stata un’esperienza positiva. Il prossimo anno sarà tutto più ampio e meglio organizzato."
Le tensioni: aspettative e realtà
Sono emerse anche tensioni con alcuni ospiti internazionali.
"Sì, in alcuni casi è mancato il rispetto degli accordi. Quando inviti qualcuno, ti aspetti correttezza. Un paio di ospiti mi hanno deluso, e gliel’ho detto in faccia. Le sistemazioni erano state organizzate; eventuali incomprensioni o cambi di programma non sempre sono dipesi dall’organizzazione."

Gurgaon vs Delhi: una scelta strategica
La Cocktail Week doveva raccontare Delhi, eppure molti ospiti sono rimasti solo a Gurgaon.
"È stata una scelta strategica. Gli eventi a Gurgaon erano legati all’India Bar Show e agli ospiti internazionali. La Cocktail Week, invece, era pensata per dare visibilità a realtà meno conosciute."
Il nodo economico: perché i grandi bar restano fuori
Ma i grandi bar non hanno partecipato. Perché?
"Perché non hanno accettato il modello. Non volevano offrire hospitality gratuita. Sono già affermati e non percepiscono un ritorno immediato. È una questione di equilibrio economico."
Sponsor e sostenibilità
Capitolo sponsor: abbiamo visto la presenza dominante di Bacardi.
"Nelle competizioni è normale avere sponsor esclusivi. Senza sponsor, eventi così non esisterebbero. Coinvolgere più aziende è un progetto futuro, ma va fatto senza compromettere la sostenibilità."
Il confronto con i grandi format
Se dico... 50 Best Bars?
"Sono un riferimento, ma hanno risorse e storia diverse. Noi siamo in costruzione. Loro fanno marketing, noi cultura."
Il limite merceologico
La merceologia è ancora limitata e il vermouth è quasi assente. Perché?
"È un mercato di nicchia. C’è poca domanda e poca disponibilità. Alcuni cocktail bar lo utilizzano, spesso autoproducendolo."
I risultati delle competizioni
Nel corso della manifestazione sono stati assegnati i riconoscimenti legati al Campionato Nazionale dei Barman e alla Golden Peacock International Cocktail Competition.
Per la categoria Classica del National Bartenders Championship, ha vinto Sagar Khuntia, che rappresenterà l’India ai World Cocktail Championships di Macao (ottobre 2026). Nella categoria Flair, il vincitore è stato Gagan Arora.
Per la Golden Peacock International Cocktail Competition (categoria Classica), il primo posto è andato ad Armen Halivoryan (Armenia), seguito da Aiman Hakeem Zamarol Azmi (Malesia) e Huy-Philip Trinh Quan (USA).
Nella categoria Flair, vittoria per Nabin Dhami (Nepal), davanti ad Andrew Korolev (Russia) e Sarthhak Jugran (India).
Tra i giovani talenti, il riconoscimento della IBG Student Flair Challenge è andato a Priyanshu Dhami.






