Turismo enogastronomico: Castellammare di Stabia prova a fare rete tra ristorazione e territorio
A Castellammare di Stabia nasce il progetto di un’associazione dei ristoratori. Al centro turismo enogastronomico e identità territoriale
ENTI E CONSORZI - Negli ultimi anni il turismo enogastronomico ha modificato profondamente il modo in cui i territori costruiscono la propria attrattività. Non più soltanto monumenti o paesaggi, ma cucina, produzioni locali, ospitalità e relazione con i luoghi diventano elementi capaci di influenzare permanenza, qualità della spesa e riconoscibilità delle destinazioni.
Dentro questa trasformazione si colloca anche Castellammare di Stabia, al centro di uno dei corridoi turistici più attraversati del Mezzogiorno, tra Pompei, Vesuvio e costiera sorrentina. Un’area che negli ultimi anni ha visto crescere i flussi turistici ma che continua a interrogarsi sulla capacità di trattenere visitatori oltre il semplice passaggio giornaliero.
Il tema riguarda anche la costruzione di un’identità gastronomica riconoscibile. Mare, tradizione agricola, produzioni dei Monti Lattari, cucina di costa e cultura dell’ospitalità convivono dentro un territorio che finora si è spesso raccontato in maniera frammentata, attraverso singole attività più che come sistema territoriale.
Negli ultimi anni la crescita dei flussi turistici non sempre è stata accompagnata dalla costruzione di un’offerta coordinata capace di mettere in relazione ristorazione, ospitalità, produzioni locali e servizi. In questo senso il tema riguarda anche la possibilità di aumentare la permanenza media dei visitatori e distribuire il valore economico del turismo su un territorio più ampio.
Castellammare di Stabia si trova infatti in una posizione particolare: attraversata ogni anno da importanti flussi turistici diretti verso Pompei e la costiera sorrentina, ma storicamente meno strutturata come destinazione autonoma sul piano dell’offerta enogastronomica.
In questo quadro prende forma il progetto di un’associazione dei ristoratori stabiesi, emerso nel corso di un confronto promosso dal Comitato Identità Stabiane insieme a operatori della ristorazione, associazioni e rappresentanti del territorio.
L’idea è stata avanzata dai ristoratori Andrea Di Martino di Taverna Mafalda, Mena Laezza di Stabia Vista Mare e Rosanna Fienga di Francesco & Co, con l’obiettivo di coinvolgere progressivamente altre attività dell’area stabiese.
L’intenzione è quella di costruire una rete capace di lavorare su formazione, eventi, promozione e valorizzazione delle produzioni locali, mettendo in relazione ristorazione, ospitalità e territorio.
Tra i temi emersi anche la necessità di lavorare sulla formazione del personale, sulla qualità dell’accoglienza e sulla costruzione di appuntamenti condivisi capaci di rafforzare la leggibilità gastronomica dell’area stabiese.
Anche il richiamo all’Ager Stabianus restituisce il tentativo di rileggere l’area stabiese come uno spazio più ampio e omogeneo, tra costa, collina e produzioni agricole storicamente legate ai Monti Lattari.
Il turismo contemporaneo tende infatti a svilupparsi attraverso esperienze integrate: percorsi outdoor, piccoli produttori, cucina identitaria, relazione diretta con chi vive il territorio e capacità di rendere leggibile un luogo nel suo insieme.
La costruzione di reti territoriali legate al cibo, all’ospitalità e alle produzioni locali rappresenta oggi uno degli strumenti attraverso cui molte destinazioni cercano di differenziarsi dentro un mercato turistico sempre più competitivo e meno legato alla semplice visita dei luoghi e Castellammare di Stabia è oggi pronta e attiva per muoversi in questa direzione.






