La rigenerazione possibile nella Puglia colpita dalla Xylella: il retreat di Sapling Spirit

Un retreat in Puglia per la stampa mostra il modello climate-positive di Sapling: rigenerazione, riforestazione e coerenza tra territorio, filiera e prodotto

21 Gen 2026 - 09:35
La rigenerazione possibile nella Puglia colpita dalla Xylella: il retreat di Sapling Spirit

CRONACA PER L'IMPRESA - Raccontare un brand climate positive è sempre un esercizio ambiguo dove le parole possono scivolare facilmente verso l’intenzione e molto meno verso la prova. Per comprenderne la sostanza serve vedere cosa accade quando un’azienda toglie i filtri della comunicazione e mette a nudo il proprio modello. 

È ciò che Sapling Spirits ha fatto a Masseria Secolario, nel cuore della Puglia colpita dalla Xylella, organizzando un retreat che ha coinvolto diciassette giornalisti provenienti da tutta Italia e dal Regno Unito, un’occasione pensata come vera e propria immersione nelle fondamenta del progetto.

L’azienda nasce a Londra nel 2018 con un’idea semplice da formulare e complessa da sostenere: produrre vodka e gin non solo a impatto neutro, ma in grado di restituire più di quanto consumano. 

La storia è nota: due giovani fondatori, Ed Faulkner e Ivo Devereux, un’esperienza di riforestazione in Scozia, un pop-up bar improvvisato per coinvolgere volontari, la consapevolezza che la filiera degli spirits aveva un peso ambientale incompatibile con quella missione. Da lì l’idea di dar vita ad una produzione basata su grano biologico rigenerativo, distillazione essenziale, packaging a basse emissioni, riforestazione misurabile al centro della filiera.

Da sinistra: George Hood Marketing Manager, Ed Faulkner – Co founder, Elena Montomoli Brand Ambassador  

La gamma è volutamente ridotta a tre etichette, coerenti nella struttura e distinte nell’identità. Una vodka pulita e lineare, un London Dry moderno, una referenza aromatica che recupera frutta imperfetta della filiera. Un ventaglio essenziale, sufficiente a raccontare la filosofia senza disperderne la direzione. 

A Masseria Secolario, però, il cuore del retreat non erano le bottiglie ma quel paesaggio pugliese segnato da una ferita visibile a distanza di anni e che ha reso immediato ciò che altrove resta concettuale. 

Parlare di rigenerazione significa confrontarsi con un territorio che ha perso milioni di ulivi e con agricoltori che lavorano in condizioni incerte. Per questo Sapling ha scelto di non limitarsi a un gesto simbolico. I cinquanta alberi piantati durante il retreat sono stati il primo atto concreto di un progetto più ampio che ne prevede 50.000, pensato in collaborazione con la comunità agricola locale e con specie resistenti alla Xylella. 

E non è stato un caso se il programma delle attività è stato studiato per alternare attività manuali e momenti di osservazione: raccolta di erbe spontanee, incontri con i produttori, laboratori in cui la mixology si intrecciava con ingredienti raccolti poche ore prima. Nessuna estetica da “retreat esperienziale”, nessuna ricerca di effetto, più che una narrazione, sembrava un ritorno a una misura essenziale del lavoro agricolo.

L’intenzione non era dimostrare coerenza, ma restituire un ordine: prima il suolo, poi il prodotto, prima la comunità, poi la bottiglia, una sequenza che nel settore degli spirits resta ancora marginale.

Il sistema One Bottle, One Tree, spiegato da Ed durante le giornate pugliesi, appare diverso quando lo si osserva in un territorio ferito: il codice univoco stampato su ogni etichetta di Sapling e su ogni tappo non è un accessorio narrativo ma un dispositivo di tracciabilità che rende chiara la relazione tra consumo e riparazione.

Allo stesso modo la scelta di prevedere un sistema di refill, la produzione locale nei mercati di distribuzione, la riduzione del vetro: opzioni tecniche che assumono un peso tangibile quando le si interpreta nel contesto in cui nascono.

Le giornate sono state studiate per scorrere in un equilibrio calibrato: lavoro fisico, conversazioni lente, lunghi tavoli condivisi, cocktail preparati con materia prima selvatica e serviti come parte di un processo e non come intrattenimento. 

La sostenibilità, in questo contesto, non appariva come un sacrificio o una rinuncia, ma come una forma di leggerezza possibile quando ogni elemento della filiera è pensato per ridurre l’eccesso invece che compensarlo.

L’esperienza pugliese ha mostrato un punto fermo: Sapling non chiede al consumatore di credere, ma di osservare, toccare con mano una coerenza che non è valore dichiarato ma metodo. E il retreat ha reso evidente una direzione che potrebbe diventare centrale per il settore, un modello in cui qualità, territorio e responsabilità non procedono in parallelo, ma coincidono.

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