Nespresso. Dal riciclo del caffè prende vita in Italia il primo orto-frutteto sociale diffuso
Il modello Da Chicco a Chicco, che da 15 anni trasforma il riciclo in valore concreto, amplia l’impatto anche oltre il riso
NOTIZIE E DINTORNI - Prende vita in Italia grazie a Nespresso il primo orto-frutteto sociale diffuso nato grazie al recupero del caffè esausto delle capsule, un progetto che coinvolge sette realtà del Terzo Settore in Lombardia, Veneto, Emilia-Romagna, Toscana, Lazio, Basilicata e Puglia. Il compost ottenuto anche dal caffè viene così trasformato in una risorsa per attività agricole e sociali sui territori.
L’iniziativa si inserisce nella Campagna Ortofrutteto Solidale Diffuso promossa da Legambiente e AzzeroCO2 e prevede la restituzione al suolo di oltre 24 quintali di compost, con l’obiettivo di migliorarne la fertilità. L’area complessivamente interessata supera i 31.300 metri quadrati.
Il piano prevede la messa a dimora di oltre 7.200 piante, tra alberi da frutto, ulivi, colture orticole e aromatiche. La produzione annua stimata è di oltre 38.750 kg di frutta e ortaggi, ai quali si aggiungono circa 400 litri di olio extravergine di oliva. Accanto alla coltivazione, il progetto comprende inserimenti lavorativi e percorsi formativi; i benefici indiretti dovrebbero raggiungere più di 960 persone e relative famiglie attraverso filiere corte, gruppi di acquisto solidale, mercati contadini e refezioni ospedaliere.
Gli orto-frutteti saranno quindi utilizzati non solo per la produzione agricola, ma anche come spazi di inclusione e partecipazione, capaci di generare benefici ambientali, occasioni formative e opportunità di inserimento lavorativo per le persone coinvolte.
Il progetto si inserisce nel percorso avviato da Nespresso oltre 15 anni fa con Da Chicco a Chicco, iniziativa che ha dimostrato nel tempo come il riciclo delle capsule possa generare valore concreto sul territorio italiano e per le comunità. Il modello ha affrontato la complessità del recupero delle capsule in alluminio attraverso un sistema di raccolta dedicato che consente di separare alluminio e caffè e destinarli a nuovi utilizzi. Dal 2011, il caffè esausto trasformato in compost viene utilizzato per la coltivazione del riso, contribuendo alla produzione di oltre 8 milioni di porzioni donate e al sostegno delle comunità. Da questa esperienza nasce oggi una nuova fase: l’orto-frutteto sociale diffuso rappresenta un’evoluzione del modello, che amplia gli ambiti di applicazione del valore generato dal riciclo oltre la filiera del riso.

“Questo orto-frutteto sociale, diffuso in più territori italiani, è per noi un passaggio importante, perché rende visibile qualcosa che spesso resta nascosto: il valore che può nascere dal riciclo, nel tempo. Lo abbiamo fatto dal 2011 con Da Chicco a Chicco e oggi proviamo ad ampliare quell’idea, continuando a interrogarci su come questo recupero possa generare benefici concreti per i territori e per le persone. Da Chicco a Chicco ci ha permesso di dimostrare che questo è possibile. La sfida, oggi, è quella di non fermarsi a un’unica applicazione, ma di far evolvere il modello, come nel caso degli orto-frutteti”, afferma Matteo Di Poce, Sustainability Expert Nespresso Italiana.
L’iniziativa si inserisce nella direzione indicata da “Un chicco alla volta, insieme”, con cui Nespresso accompagnerà nei prossimi anni l’evoluzione del proprio modello di sostenibilità in Italia. Il percorso tiene conto dei cambiamenti normativi legati al riciclo delle capsule e prevede sistemi complementari di raccolta che rispondono alle esigenze dei vari territorio. A Da Chicco a Chicco si affiancheranno nuove soluzioni di raccolta, come i sistemi pubblici e di ritiro a domicilio già avviati a Milano, con l’obiettivo di ampliare le possibilità di recupero e favorire una partecipazione sempre più diffusa.
Gli interventi previsti nell’ambito dell’orto-frutteto diffuso realizzati da Nespresso con Legambiente e AzzeroCO2, inizieranno dal prossimo autunno, nel rispetto della stagionalità della messa a dimora. A Milano, presso Cascina Biblioteca, saranno piantati 200 alberi da frutto: i prodotti saranno venduti soprattutto nello shop della cooperativa, impiegati nella mensa aziendale e trasformati in confetture.
A Grignano Polesine, in provincia di Rovigo, La Casa di Abraham coltiverà 3.000 piante orticole biologiche, destinate all’autoconsumo della casa di accoglienza e alla vendita diretta di prodotti freschi e trasformati. A Bologna, con EtaBeta, saranno messe a dimora oltre 1.500 orticole da distribuire nei tre “Mercati della Terra” di Ruozi, S. Orsola e Carducci. Il progetto contribuirà inoltre alla rigenerazione urbana del quartiere e al modello di welfare interculturale di Salus Space.
Nel Lazio, La Nuova Arca opererà a Castel di Leva, a Roma, con 500 piante aromatiche e nettarifere a supporto della biodiversità e degli impollinatori. Le colture saranno impiegate per la vendita diretta, la cucina interna e l’estrazione di oli essenziali, con percorsi dedicati all’inclusione e all’inserimento lavorativo di persone in situazioni di fragilità.
A Ripoli, vicino Firenze, Olivart pianterà 400 ulivi, con una previsione di 400 litri di olio EVO/anno destinati alla vendita a clienti privati in Italia, in Canada e in USA e alla fornitura per refezione ospedaliera. A Matera, tra Vico Gioberti e Colle Timmari, la Cooperativa Sociale Il Sicomoro e l’APS Noi Ortadini realizzeranno un sistema agroforestale con oltre 1.600 piante tra orticole, aromatiche e alberi da frutto, lavorando anche sulla valorizzazione dell’orto urbano come bene comune cittadino.

In Puglia, la Cooperativa Sociale Tracceverdi svilupperà a Gioia del Colle il ”Futteto Nonna Bice”, con circa 100 alberi. La trasformazione in confetture e la vendita di prodotti freschi e trasformati dovrebbero portare all’avvio di un Gruppo di Acquisto Solidale (GAS).
"Siamo abituati a sentir parlare di economia circolare, ma spesso rimane un concetto astratto. Non in questo caso. Questo progetto ha il grande valore di trasformare le parole in fatti e di dare alla sostenibilità l’ulteriore scopo di mettersi al servizio delle persone, delle comunità e di chi vive in condizioni di vulnerabilità - ha dichiarato Giorgio Zampetti, Direttore Generale di Legambiente - L'impegno per l'ambiente, così, non è più un'azione fine a se stessa, ma diventa uno strumento di solidarietà concreta. Va oltre la semplice messa a dimora di piante per diventare un investimento reale sulle comunità, contribuendo a costruire un tessuto sociale più forte e resiliente."
“La nostra partnership con Nespresso, consolidata da anni di progetti di forestazione, estesi alla terra al mare, compie oggi un ulteriore passo avanti. Con la creazione del primo orto-frutteto sociale diffuso in Italia, in sette regioni, il nostro impegno si fa ancora più vicino alle persone - ha commentato Elena Piazza, Responsabile Progetti Forestazione di AzzeroCO2-. Il nostro obiettivo è promuovere un modello virtuoso dove solidarietà e sostenibilità vanno di pari passo. Qui, il compost nato dal recupero del caffè esausto delle capsule oltre a nutrire il terreno, nutre le opportunità, generando competenze, inclusione e dignità”.
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