Novità dai principali mercati. Le pillole di Areté su ceci e olio extravergine d'oliva

Areté: ceci Kabuli in calo del 31% annuo in Saskatchewan, olio EVO italiano giù del 22% da ottobre con prospettive di aumento produttivo del 21%.

12 Dic 2025 - 16:32
Novità dai principali mercati. Le pillole di Areté su ceci e olio extravergine d'oliva

BUSINESS E MERCATO - I mercati delle commodity agrifood registrano andamenti contrastati secondo l'ultimo report settimanale di Areté. I ceci Kabuli in Saskatchewan hanno perso il 10% nell'ultima settimana, con prezzi inferiori del 31% rispetto allo stesso periodo dell'anno scorso, mentre l'olio extravergine d'oliva italiano segna una flessione del 22% da fine ottobre, sostenuta dall'avanzamento della raccolta nell'Unione Europea e dalla prospettiva di un incremento produttivo del 21% in Italia nella campagna 2025/26.

Areté fornisce settimanalmente gli highlight più rilevanti sui mercati delle principali commodity agrifood attraverso dati provenienti da fonti autorevoli, monitorando l'andamento dei prezzi e i fattori che influenzano le quotazioni.

Ceci

Per quanto riguarda i ceci, le quotazioni dei Kabuli risultano inferiori del 10% rispetto a inizio campagna. Gli analisti individuano tra i principali fattori ribassisti l'ampia disponibilità presso i maggiori produttori ed esportatori, combinata con scorte di riporto in ricostruzione dalla scorsa stagione. Questi elementi mantengono le quotazioni su minimi pluriennali e hanno impedito le consuete riprese stagionali dei mesi post-raccolta che avevano caratterizzato il mercato nelle precedenti due campagne.

Olio extravergine d'oliva

Sul fronte dell'olio extravergine d'oliva, l'avanzamento della raccolta di olive nell'UE sostiene una fase ribassista dei prezzi. I cali più marcati interessano l'olio italiano di produzione nazionale, che scende dai livelli prossimi ai massimi storici mantenuti stabili da maggio scorso. Le quotazioni risentono della prospettiva di aumento produttivo italiano, confermata dalle prime proiezioni della Commissione europea.

Le settimane iniziali di raccolta evidenziano rese inferiori alle previsioni in Portogallo e Grecia, con produzioni della campagna in corso ora stimate in calo rispettivamente del 15% e del 12%. In Spagna, il previsto calo produttivo del 3% trova parziale riscontro nei dati di ottobre-novembre con un -4% su base annua.

Nonostante i cali produttivi, le maggiori scorte di riporto spagnole portano gli stock a fine novembre a un livello superiore del 17% rispetto a dodici mesi fa. In questo scenario, i prezzi dell'olio extravergine d'oliva a Jaén sono diminuiti del 9% rispetto a fine ottobre, mantenendosi comunque sopra i livelli registrati nella scorsa estate.

Olio italiano a dicembre

Il mercato dell'olio d'oliva italiano sta vivendo una crisi profonda. Nella prima settimana di dicembre, i prezzi dell'extravergine Made in Italy hanno raggiunto il livello più basso degli ultimi tre anni, scendendo sotto i 7 euro al chilo. In meno di due mesi, il valore all'ingrosso ha perso circa tre euro al chilo, una caduta che sta mettendo in ginocchio i produttori italiani.

Il problema è evidente se si confrontano questi prezzi con i costi di produzione nelle principali regioni olivicole del Paese – Puglia, Calabria, Sicilia e Toscana – che oscillano tra gli 8 e i 10 euro al chilo. Molti produttori oggi vendono in perdita, una situazione insostenibile che rischia di compromettere l'intera filiera.

Secondo Coldiretti e Unaprol, questa crisi è stata accelerata dall'arrivo massiccio di olio dalla Grecia a prezzi irrisori, intorno ai 4 euro al chilo. Nei primi otto mesi dell'anno, le importazioni italiane di olio d'oliva sono aumentate del 78% in volume, con un'impennata record del 139% per gli arrivi dalla Grecia.

La situazione è aggravata da comportamenti scorretti e veri e propri traffici illeciti. In Puglia, l'Ufficio Icqrf Puglia-Basilicata, insieme alla Guardia di Finanza e all'Agenzia delle Dogane, ha sequestrato 14.000 litri di olio extravergine senza indicazione obbligatoria dell'origine. Senza questa indicazione, il consumatore viene ingannato e il produttore italiano subisce un danno ingiustificabile.

Coldiretti e Unaprol, inoltre, denunciano la presenza di "trafficanti di olio" che sfruttano le lacune normative europee per immettere prodotto a basso costo, spacciandolo talvolta come italiano o di qualità superiore. Il mercato dell'olio è vulnerabile perché il prodotto è facilmente miscelabile e difficilmente riconoscibile. In questo contesto, la tracciabilità diventa l'unico strumento efficace contro le frodi e la concorrenza sleale.

Compila il mio modulo online.