Rinasce il Caseificio del carcere della Dozza di Bologna
A Bologna il caseificio del carcere della Dozza riapre con Granarolo: traguardo importante che permette ai detenuti di essere coinvolti nel processo produttivo.
CRONACA PER L'IMPRESA - La casa circondariale Rocco D'Amato di Bologna, nota come Dozza, ha riaperto il proprio caseificio interno avviando una produzione di caciotte che offrirà formazione e lavoro ai detenuti. All'inaugurazione erano presenti il Ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali Marina Elvira Calderone, il Cardinale Matteo Zuppi, il Sottosegretario al Ministero della Giustizia Andrea Ostellari, il Presidente della Regione Emilia-Romagna Michele De Pascale e il Sindaco di Bologna Matteo Lepore. La Direttrice del carcere Rosa Alba Casella, il Presidente di Fare Impresa in Dozza Maurizio Marchesini e il Presidente di Granarolo Gianpiero Calzolari hanno rappresentato il valore sociale dell'iniziativa, nata dall'esperienza pregressa di FID.
Il caseificio, che in precedenza aveva lavorato per alcuni mesi mozzarelle, è stato ripristinato da Granarolo e convertito alla produzione di caciotte. Il latte, donato dalla cooperativa di allevatori Granlatte-Granarolo, viene pastorizzato nello stabilimento Granarolo di Via Cadriano e trasportato nel caseificio del carcere, dove i detenuti lo lavorano seguiti da maestri casari, manutentori e responsabili della sicurezza e della qualità della galassia Granarolo. I detenuti sono retribuiti secondo il contratto nazionale. A supporto opera l'associazione Avoc, nata all'interno della rete Granarolo e composta da ex casari, ex direttori della qualità, ex direttori di stabilimento, figure del mondo della ristorazione e delle ONG, affiancate a medici, ingegneri e insegnanti. La formazione di detenuti e tutor, svolta tra luglio e dicembre 2025 con il contributo di Cefal, ha preparato 6 detenuti e 18 volontari; attualmente sono operativi 3 detenuti e 11 volontari. Nel 2025 si sono svolte le prime sperimentazioni di produzione e stagionatura in fase formativa; a marzo 2026 sono partite le assunzioni e ad aprile le prime produzioni destinate al mercato.

La distribuzione
Le caciotte saranno distribuite attraverso Coop Alleanza 3.0, che le renderà disponibili in tutti i punti vendita di Bologna e provincia, e Camst Group, che le porterà nei ristoranti self-service Tavolamica dell'area metropolitana bolognese. L'auspicio è che ai due partner si affianchino ulteriori punti vendita, inclusi gli spacci del fresco Granarolo di Via Irnerio e Via Cadriano, portando sulle tavole dei consumatori un prodotto che racchiude la storia della più grande filiera italiana del latte e quella di un'opportunità che diventa futuro.
Le dichiarazioni
"La riapertura del caseificio dopo anni di inattività costituisce un traguardo importante che abbiamo perseguito con Granarolo e FID, perché consente di implementare posti di lavoro alle dipendenze di aziende esterne. Tali opportunità lavorative rappresentano la base di percorsi rieducativi concreti ed effettivi per abbattere il rischio di recidiva", ha dichiarato la Direttrice del carcere Rosa Alba Casella. "Bisogna infatti evitare che i detenuti escano e si ritrovino nelle stesse condizioni di marginalità in cui hanno commesso il reato".
"Abbiamo deciso di produrre caciotte e non mozzarelle, come avveniva nel 2020 nei pochi mesi di lavoro del caseificio, per tante ragioni: la caciotta è un prodotto distintivo e duttile, ha una shelf life più lunga di una mozzarella e dunque c'è più tempo per portarla sul mercato, ma soprattutto è un formaggio che ha bisogno di cura nel tempo e insegna il valore positivo del cambiamento. Si tratta di un'esperienza di lavoro in grado di generare competenze rare e ricercate dal mercato. Un buon casaro impiega qualche anno a formarsi, motivo per il quale nella rosa dei candidati a ricoprire le posizioni si è puntato su detenzioni medio lunghe nella consapevolezza che stiamo lavorando soprattutto sul momento successivo al carcere. La caciotta racconta a chi la gusta la pazienza e la cura necessarie per far maturare un risultato buono e duraturo, proprio come un percorso di riscatto. Un grazie sincero alla Direzione del Carcere della Dozza, per aver strenuamente sostenuto la rinascita del caseificio, a FID per aver messo a disposizione la propria decennale esperienza di lavoro in carcere e ai nostri clienti Coop Alleanza 3.0 e Camst per aver sposato senza indugi il nostro progetto", ha commentato Gianpiero Calzolari, Presidente di Granarolo.
"L'adesione di un'impresa di rilievo nazionale come Granarolo a Fare Impresa in Dozza rappresenta un segnale concreto di fiducia e speranza – ha sottolineato il Presidente di FID Maurizio Marchesini – una scelta che testimonia come il mondo produttivo possa contribuire in modo significativo non solo alla crescita economica, ma anche alla costruzione di sempre nuovi percorsi di reinserimento e dignità attraverso il lavoro. Una responsabilità che non si esaurisce all'interno degli istituti penitenziari, ma che trova il suo banco di prova decisivo nel 'dopo': il lavoro durante la detenzione cambia davvero le persone, ma è fuori che si decide il loro futuro. Senza una regia condivisa, il rischio è disperdere anche le esperienze migliori. Serve un'alleanza stabile tra imprese e istituzioni, capace di trasformare opportunità isolate in percorsi strutturali, affrontando insieme lavoro, casa e relazioni. È qui che si misura, concretamente, la qualità del nostro sistema di reinserimento".
"L'identità cooperativa si misura nella capacità di trasformare i valori in azioni concrete, e lo facciamo da tempo con numerosi progetti che ci vedono accanto al Carcere della Dozza. E se la Cooperativa ha aderito con convinzione a questo nuovo progetto, è perché esso ci permette di contribuire a costruire nuove possibilità di futuro facendo un passo in più, coinvolgendo la base sociale – ha dichiarato il Presidente di Coop Alleanza 3.0 Domenico Trombone – Come Cooperativa, infatti, faremo la nostra parte acquistando le caciotte prodotte nel caseificio del carcere e rendendole disponibili in tutti i punti vendita di Bologna e provincia. Ma la riuscita vera si misurerà attraverso la scelta quotidiana di socie, soci e consumatori. Saranno loro, con un gesto semplice come l'acquisto, a trasformare un prodotto di qualità in un'opportunità reale di lavoro, formazione e futuro per chi sta costruendo un percorso di reinserimento".
"Abbiamo scelto di aderire al progetto perché rappresenta un'opportunità concreta di inclusione e futuro attraverso il lavoro. È un'iniziativa resa possibile grazie a Granarolo, che ha riattivato il caseificio all'interno del carcere, restituendogli una funzione produttiva e formativa. Come Camst Group contribuiamo attraverso l'acquisto del prodotto, partecipando a una filiera in cui ogni attore fa la propria parte per generare impatto positivo. Portiamo così nei nostri servizi di ristorazione - in particolare nei nostri ristoranti self-service Tavolamica dell'area metropolitana di Bologna - una storia di crescita e reinserimento che ci rende particolarmente orgogliosi", ha commentato il Presidente di Camst Group Francesco Malaguti.
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