Tra hype e tradizione, cosa rende davvero iconico un cibo per le nuove generazioni
La ricerca Ipsos Doxa per Calvé esplora cosa rende iconico un cibo per Gen Z e Millennial. Spoiler: vincono i rituali semplici della tavola italiana.
INDAGINI E RICERCHE - In un'epoca in cui tutto si muove alla velocità di uno scroll, distinguere ciò che è davvero iconico da ciò che è semplicemente virale è sempre più difficile. A indagare lo scenario è la ricerca Ipsos Doxa "Le Icone, oggi", commissionata da Calvé per il lancio della sua nuova brand identity, che esplora il significato di icona tra simboli del gusto, rituali della tavola e nuove generazioni. Per Gen Z e Millennial italiani, a rendere iconica una marca contribuiscono un'identità forte (55%), il riconoscimento da parte di generazioni diverse (55%) e la facilità di riconoscimento (50%), mentre il legame con la tradizione resta distintivo per un giovane su quattro (25%).
L'iconicità viene meno, invece, quando il marchio propone sempre le stesse cose (42%), non si evolve mai (38%) o non è in sintonia con le nuove generazioni (34%). La vera icona, dunque, tiene insieme continuità e cambiamento. E non coincide con il successo online: per gli intervistati conta la capacità di restare rilevanti nel tempo (59%) e di creare un legame emotivo (32%). Sorprende la Gen Z: a dispetto dello stereotipo che la vuole generazione dell'hype, premia la presenza costante nella quotidianità (33% contro il 17% dei Millennial) più del successo online (18%).

Entrando nel mondo food, l'iconicità riguarda anche il modo in cui il cibo viene vissuto e condiviso. La scelta di un'esperienza culinaria è guidata dalla qualità del prodotto (60%), dall'atmosfera del posto (37%) e dall'unicità dell'esperienza (33%), seguite da recensioni (25%) e ricordi personali (23%). Iconici risultano soprattutto i prodotti presenti da sempre nella quotidianità (37%), i momenti condivisi (29%) e le reinterpretazioni moderne della tradizione italiana (27%).
Ma è la tavola quotidiana il luogo dove l'iconico si riconosce subito. La top 5 dei rituali: il parmigiano sulla pasta (24%), pane, olio e sale (18%), la bruschetta coi pomodori (17%), il pane per la scarpetta (17%), il ketchup o la maionese sulle patatine (7%). Per lo storico della cucina Luca Cesari, coinvolto da Calvé, il dato racconta un'Italia in cui l'iconico nasce da ciò che si tramanda: «Un cibo diventa iconico perché continua a essere riconosciuto come familiare anche mentre cambia: può sembrare un controsenso, ma la trasformazione è una parte fondamentale della tradizione».

Resta però un limite chiaro: anche quando si reinventa, la cucina italiana deve conservare il legame con la tradizione (43%), i sapori che richiamano ricordi condivisi (41%) e la semplicità dei momenti quotidiani (33%). «La cucina italiana non è un sistema fermo, bensì un organismo vivo capace di adattarsi», conclude Cesari. È la stessa tensione che Calvé sente vicina, come spiega Martina Grotto, Category Lead di Unilever: «Essere riconoscibili significa custodire ciò che le persone amano da sempre continuando a parlare al presente».







