Vino, invecchiamento biologico e dieta mediterranea: cosa racconta un nuovo studio italiano

Uno studio di un team di ricercatori italiani riapre il dibattito sul rapporto tra vino, polifenoli e invecchiamento biologico

12 Maggio 2026 - 11:06
Vino, invecchiamento biologico e dieta mediterranea: cosa racconta un nuovo studio italiano

NOTIZIE E DINTORNI - Il dibattito scientifico sull’alcol si è mosso per anni lungo una traiettoria relativamente lineare: maggiore esposizione all’etanolo, maggiore rischio. Di recente, complice anche la posizione sempre più netta dell’World Health Organization sul fatto che non esista un livello completamente sicuro di consumo alcolico, il tema è stato progressivamente ricondotto a una logica quasi esclusivamente tossicologica.

Lo studio realizzato da un gruppo di ricercatori italiani guidati da Simona Esposito dell’IRCCS Neuromed, pubblicato sull’International Journal of Public Health insieme al successivo commento firmato da Giovanni Scapagnini, Sergio Davinelli e Alessandro Medoro, prova però a riaprire una questione che negli ultimi anni sembrava essersi progressivamente appiattita: tutte le modalità di consumo alcolico sono davvero biologicamente equivalenti?

Il lavoro non propone una riabilitazione salutistica del vino, gli stessi autori mantengono grande cautela nell’interpretazione dei risultati: l’associazione osservata è modesta, limitata agli uomini e insufficiente per stabilire relazioni causali. Il dato interessante riguarda invece la distinzione tra etanolo totale e consumo moderato di vino inserito in un modello mediterraneo tradizionale.

Lo studio ha analizzato 22.495 partecipanti della coorte italiana Moli-sani, uno dei più ampi studi epidemiologici italiani dedicati al rapporto tra alimentazione, stili di vita e malattie croniche. Avviata tra il 2005 e il 2010 dal IRCCS Neuromed, la coorte segue nel tempo migliaia di adulti residenti in Molise raccogliendo dati clinici, alimentari e biologici utilizzati per studiare dieta mediterranea, rischio cardiovascolare, infiammazione e processi di invecchiamento.

In questo caso i ricercatori hanno utilizzato un modello di deep learning addestrato su 36 biomarcatori circolanti per stimare l’età biologica dei soggetti. Non quindi una percezione soggettiva dello stato di salute, ma un indice costruito attraverso parametri legati a metabolismo glucidico, profilo lipidico, funzionalità epatica e renale, assetto cardiovascolare, infiammazione sistemica e marcatori ematologici.

La differenza tra età biologica ed età cronologica, definita Δage, è stata utilizzata come indicatore della velocità di invecchiamento biologico

Il risultato più significativo della ricerca riguarda la separazione tra vino ed etanolo come esposizioni. Nel complesso, l’assunzione totale di etanolo è risultata sostanzialmente neutra ai livelli moderati e associata a un’accelerazione dell’invecchiamento biologico alle dosi più elevate. Il consumo moderato di vino, definito secondo il modello tradizionale della dieta mediterranea, ha invece mostrato negli uomini un’associazione con un Δage inferiore rispetto agli astemi.

La relazione osservata segue una curva a J: l’associazione più favorevole emerge intorno ai 170 ml al giorno, equivalenti a circa uno-due bicchieri di vino consumati durante i pasti. Oltre determinate soglie, il possibile vantaggio tende a ridursi fino a invertirsi.

Gli stessi autori sottolineano che, se l’effetto fosse attribuibile esclusivamente all’etanolo, vino e consumo totale di alcol avrebbero dovuto produrre associazioni simili. Il pattern osservato è invece differente.

Il lavoro riporta così al centro il concetto di matrice alimentare: il vino non viene trattato come semplice contenitore di alcol, ma come alimento complesso inserito in uno specifico contesto dietetico e culturale.

Nel loro commento alla ricerca Medoro, Scapagnini e Davinelli osservano come gran parte degli studi epidemiologici sull’alcol continuino a trattare l’etanolo come esposizione dose-dipendente relativamente isolata, senza considerare adeguatamente il tipo di bevanda, le modalità di assunzione, la distribuzione del consumo durante la settimana e soprattutto il contesto alimentare in cui questo avviene.

Nel caso mediterraneo, il consumo moderato di vino è storicamente associato ai pasti, a un’elevata presenza di fibre, grassi insaturi e composti vegetali bioattivi. Una condizione che potrebbe modificare non soltanto l’assorbimento dell’etanolo ma anche il metabolismo dei polifenoli e la risposta infiammatoria sistemica.

La matrice alimentare, in questa prospettiva, non rappresenta semplicemente una variabile statistica da correggere nei modelli epidemiologici, ma parte integrante dell’esposizione biologica stessa.

Tra i possibili meccanismi biologici chiamati in causa vi sono soprattutto i polifenoli presenti nel vino rosso, in particolare flavonoidi, catechine, procianidine e antocianine, composti associati alla modulazione dello stress ossidativo e dei processi infiammatori. Gli autori invitano invece alla cautela rispetto alla narrativa costruita negli anni attorno al resveratrolo, considerato probabilmente insufficiente, alle concentrazioni raggiungibili attraverso il consumo moderato di vino, per produrre effetti biologici significativi nell’uomo.

Interessante anche il fatto che l’associazione osservata non si sia manifestata nelle donne. Una differenza che potrebbe dipendere sia da fattori biologici e metabolici sia da limiti statistici legati alla minore presenza femminile nelle fasce di consumo moderate considerate nello studio.

I ricercatori riconoscono inoltre tutti i limiti tipici di uno studio osservazionale: impossibilità di stabilire causalità, dati alimentari auto-riportati, possibili fattori confondenti residui legati allo stile di vita e specificità geografica della coorte italiana studiata.

Il lavoro riapre comunque una questione che va oltre il vino stesso. Per anni il dibattito pubblico ha progressivamente ridotto il vino alla sola categoria “alcol”, mentre questo studio riporta l’attenzione sulla complessità del pattern mediterraneo di consumo: frequenza, moderazione, presenza del cibo, composizione della bevanda, distribuzione settimanale e qualità complessiva della dieta. Il focus si sposta così dalla semplice quantità di etanolo alle condizioni metaboliche, alimentari e culturali in cui il consumo avviene.

La riflessione lasciata aperta dagli autori riguarda proprio questo aspetto: la relazione tra vino e salute potrebbe dipendere non soltanto dalla sostanza consumata, ma dall’intero sistema biologico e comportamentale dentro cui quel consumo si colloca.

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