Vitigni Piwi e Glera: sette nuove varietà resistenti aprono un fronte strategico per il Prosecco

Sette varietà resistenti derivate dalla Glera riaccendono il dibattito sui Piwi nel vino italiano, ma la normativa nazionale blocca l'uso nelle DOC

6 Febbraio 2026 - 11:02
Vitigni Piwi e Glera: sette nuove varietà resistenti aprono un fronte strategico per il Prosecco

VINI E SPUMANTI - Sette nuove varietà di vite resistenti, tutte derivate dalla Glera, sono state recentemente presentate al settore vitivinicolo italiano, un passaggio che ha riportato il tema dei vitigni Piwi al centro del dibattito non solo tecnico ma anche normativo e strategico, soprattutto in relazione al futuro del Prosecco.

Le varietà appartengono al gruppo dei Piwi, acronimo del termine tedesco “Pilzwiderstandsfähig” che identifica viti caratterizzate da una resistenza elevata alle principali malattie fungine della vite, in particolare peronospora e oidio, patologie che nelle varietà tradizionali rendono necessari numerosi trattamenti fitosanitari ogni stagione.

Riduzione dei trattamenti e benefici lungo la filiera

L’interesse verso i Piwi nasce dalla possibilità di ridurre in modo significativo l’uso di agrofarmaci in vigneto, un aspetto che ha ricadute dirette su più livelli dal minore impatto ambientale, alla maggiore tutela della salute degli operatori agricoli e all’alleggerimento dei costi di produzione, in un contesto in cui la sostenibilità è sempre più richiesta dal mercato e dalle comunità locali.

Nel caso specifico della Glera il tema assume un peso particolare. Il Nord-Est italiano, area di elezione del Prosecco, è tra le zone vitate più dense d’Europa e più esposte alle pressioni legate alla convivenza tra vigneti, centri abitati e infrastrutture. In questo scenario, le varietà resistenti vengono lette come uno strumento concreto per migliorare l’equilibrio tra produzione viticola e territorio.

Ricerca e sviluppo: chi ha lavorato sulle nuove varietà

Quattro delle nuove selezioni sono state sviluppate da Vivai Cooperativi Rauscedo, nell’ambito di un programma di miglioramento genetico avviato da anni e oggi arrivato a una fase avanzata di validazione. Le altre tre varietà derivano dall’attività di ricerca del CREA Viticoltura ed Enologia di Conegliano.

Le varietà Rauscedo sono attualmente in fase di iscrizione al Registro Varietale Nazionale e dovrebbero essere disponibili per la commercializzazione tra il 2026 e il 2027. Quelle sviluppate dal CREA arriveranno successivamente, a partire dalla fine del 2027.

Dal punto di vista agronomico ed enologico, le selezioni presentano caratteristiche differenziate in termini di acidità, profilo aromatico, produttività e adattabilità ai diversi areali, ma condividono un elemento chiave, il mantenimento del legame varietale con la Glera.

Il limite italiano sulle denominazioni di origine

Nonostante l’avanzamento della ricerca il quadro normativo italiano rappresenta oggi un freno alla diffusione dei Piwi. La normativa nazionale non consente infatti l’utilizzo delle varietà resistenti per la produzione di vini a denominazione di origine, permettendone l’impiego solo per vini comuni e Igt, una posizione che contrasta con l’evoluzione del contesto europeo. 

Con il Regolamento UE 2021/2117, l’Unione Europea ha aperto all’impiego delle varietà resistenti anche all’interno delle Dop, scelta già recepita da Paesi come Francia, Germania e Svizzera. In Francia, ad esempio, vitigni Piwi sono stati introdotti in denominazioni simbolo come Champagne e Bordeaux, seppur con limiti percentuali sulle superfici coltivabili.

Il divario emerge chiaramente anche dai numeri, su circa 680.000 ettari di vigneto nazionale, in Italia le superfici coltivate a Piwi si fermano a poco più di 3.600 ettari, pari a circa lo 0,5% del totale, contro percentuali più elevate registrate in altri Paesi europei.

Il ruolo chiave del Prosecco nel possibile cambio di passo

La presentazione di varietà resistenti derivate dalla Glera apre però uno scenario nuovo, il Prosecco rappresenta oggi il principale asset del vino italiano in termini di volumi ed export, con una produzione che supera gli 800 milioni di bottiglie all’anno, un sistema che, per dimensioni e rilevanza economica, ha la capacità di incidere anche sul piano regolatorio.

L’interesse manifestato dai Consorzi di tutela del Prosecco e di altre denominazioni del Nord-Est segnala l’avvio di una riflessione più ampia, non l’introduzione di varietà alternative ma l’evoluzione controllata di un vitigno simbolo per renderlo più resiliente alle sfide ambientali e climatiche dei prossimi decenni.

Il tema dei Piwi, a partire proprio dalla Glera, si candida così a diventare uno dei banchi di prova più rilevanti per il futuro del sistema delle denominazioni italiane, chiamato a misurarsi con l’equilibrio tra tutela dell’identità e capacità di adattamento.

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