Alla scoperta del Charlie Chaplin, cocktail dimenticato per un protagonista dei tempi moderni

Oggi pressoché sconosciuto, il Charlie Chaplin Cocktail è un classico nato a New York prima del Proibizionismo per celebrare il grande attore e regista

8 Gen 2026 - 09:43
Alla scoperta del Charlie Chaplin, cocktail dimenticato per un protagonista dei tempi moderni

BAR & WINE - La storia ormai bicentenaria del bere miscelato (la parola “cocktail”, riferita a una bevanda, compare per la prima volta nel “The Farmers Cabinet” del 1803) è fatta di grandi classici celebrati dall’IBA ma anche da… classici dimenticati, o quasi.

Da un lato, la lista ufficiale dell’International Bartenders Association, pubblicata per la prima volta nel 1961 per codificare le ricette dei drink preparati nell’ambito dell’annuale World Cocktail Competition (i campionati mondiali dei bartender) e da allora periodicamente aggiornata, racchiude i più popolari del momento in cui viene compilata (l’attuale edizione, datata 2024, ne comprende 101), suddivisi fra “Unforgettables”, “Contemporary Classics” e “New Era Drinks”. Dall’altro ci sono cocktail nati durante la prima “golden era” della mixology (indicativamente fra la fine dell’Ottocento e gli anni ’40 del secolo scorso) e un tempo popolari, ma oggi pressoché sconosciuti anche a gran parte degli addetti ai lavori, non essendo mai stati riscoperti e rilanciati nell’ambito della cosiddetta “renaissance” della miscelazione, dalla metà degli anni ’90.

I motivi possono essere diversi: alcuni, probabilmente, non incontrerebbero facilmente i gusti attuali dei consumatori, altri sono stati sostituiti da evoluzioni delle rispettive ricette, simili nella sostanza ma passate alla storia con altre denominazioni. Altri ancora, però, potrebbero tornare in auge in futuro, nel momento in cui qualche bartender o locale a la page dovesse riproporlo nel proprio menù. Oggi ci occupiamo proprio di uno di questi, dedicato fra l’altro a uno dei più famosi attori e registi di tutti i tempi: Charlie Chaplin.

Charlie Chaplin Cocktail: la storia

Il Charlie Chaplin Cocktail è uno dei classici meno celebrati ma più affascinanti della miscelazione americana del primo Novecento. La sua origine è legata al bar della prima sede del leggendario (e lussuoso) hotel Waldorf‑Astoria di New York, che prima del Proibizionismo fu uno dei punti di riferimento mondiali della cultura del cocktail. Il drink – a base di sloe gin, apricot brandy e lime - compare nel “The Old Waldorf‑Astoria Bar Book” del 1931 nella sezione dedicata ai “Pre‑War Cocktails”, il che suggerisce che sia stato creato precedentemente alla Prima guerra mondiale o nei primi anni della stessa, forse tra il 1915 e il 1917.

In quegli anni Charlie Chaplin era già una star di fama mondiale: il suo personaggio, Charlot, aveva conquistato il pubblico con la sua irresistibile miscela di comicità fisica, malinconia e critica sociale. Il Waldorf-Astoria, frequentato da attori, impresari e personalità dello spettacolo, non era nuovo a dedicare drink a figure celebri e Chaplin rappresentava l’emblema perfetto dell’epoca, quando il cinema stava diventando un fenomeno globale. Il cocktail che porta il suo nome, creato da un anonimo bartender del celebre hotel, simboleggiò quindi un momento storico in cui Hollywood e la mixology iniziavano a intrecciarsi. Non a caso, in quello stesso periodo, a Cuba nacque un drink dedicato all’attrice Mary Pickford (questo sì, incluso nella lista IBA), che insieme allo stesso Chaplin e altri importanti attori e registi fondò nel 1919 la casa di produzione United Artists.

La messa al bando nell’America maccartista

Per la cronaca: Charlie Chaplin non mise piede al Waldorf-Astoria prima del 1940, quando presenziò alla presentazione alla stampa del suo film “Il grande dittatore” nella nuova sede dell’hotel in Park Avenue, dove si era trasferito nel 1929 e dove si trova tuttora. Al posto dell’edificio originario sulla Quinta Strada, quello in cui fu creato il Charlie Chaplin Cocktail, era stato costruito fra il 1930 e il 1931 l’Empire State Building, il più iconico grattacielo di New York.

Il drink, intanto, era sopravvissuto al Proibizionismo grazie agli speakeasy ed era tornato nei menù dei bar d’hotel, anche se con alcune varianti: molti bartender sostituirono l’apricot brandy con un liquore all’albicocca più leggero e il lime col limone. Poi arrivarono gli anni ’50 e l’America maccartista mise al bando Chaplin e tutto ciò che lo riguardasse, compresi i suoi film. E sul “suo” cocktail calò l’oblio.

La ricetta del Charlie Chaplin Cocktail

La ricetta originale del Waldorf‑Astoria prevedeva parti uguali di sloe gin, apricot brandy e succo di lime. Nel 2002 viene ripresa dal grande bartender contemporaneo Dale DeGroff nel suo “The craft of the cocktail” con la formulazione che riportiamo di seguito. Il risultato è un drink dal colore rosato, morbido ma non stucchevole, in cui la dolcezza dell’albicocca si bilancia con l’acidità del limone e la nota erbacea del prugnolo.

Tecnica: Shake and Double Strain

Bicchiere: coppetta a cocktail

Ingredienti:
30 ml apricot brandy Luxardo
30 ml Hayman’s London sloe gin
30 ml succo di limone fresco

Garnish: scorza di limone

Charlie Chaplin e la satira dei suoi (e dei nostri) tempi

Per ripercorrere la biografia e raccontare l’importanza di Charlie Chaplin nella storia del cinema e dell’impegno sociale a favore delle classi più deboli, non basterebbe un libro. Noi però ci occupiamo di cocktail, così ci limitiamo a qualche nota per descrivere un personaggio eccezionale, celebrato appunto (anche) con un drink.

Nato a Londra nel 1889, sir Charles Spencer Chaplin fu attore, regista e compositore. Cresciuto in povertà (il padre era un comico di talento ma alcolizzato, la madre un’attrice e ballerina dalle scarse fortune artistiche), iniziò giovanissimo nei music‑hall londinesi per poi trasferirsi nel 1913 negli Stati Uniti, dove creò il personaggio del “vagabondo” (the tramp, noto come Charlot al pubblico italiano) che lo rese celebre in tutto il mondo come icona assoluta del cinema muto. Autore di capolavori come “Il monello”, “La febbre dell’oro”, “Luci della città” e “Tempi moderni”, fondò la United Artists nel 1919.

Non meno importanti furono i successivi film in cui, nell’era del sonoro, abbandonò il personaggio che gli diede la notorietà: primi fra tutti “Il grande dittatore” e “Luci della ribalta”, l’ultimo realizzato negli Stati Uniti, nel 1952. Distintosi per avere denunciato attraverso la satira, nei suoi film, le condizioni di poveri, emarginati e lavoratori sfruttati, con il dilagare dell’intolleranza maccartista fu accusato di simpatie per il comunismo (accuse da lui sempre fermamente respinte) e nello stesso anno si trasferì in Svizzera con la quarta moglie Oona O'Neill. Tornò negli Usa solo vent’anni dopo, per ritirare il suo secondo premio Oscar alla carriera. Morì nel 1977, a 88 anni, nella sua casa a Corsier‑sur‑Vevey, nel cantone svizzero di Vaud. Ma ancora oggi, opere come “Tempi moderni” o “Il grande dittatore” rivelano un’inquietante attualità.

Foto di photosforyou da Pixabay

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