BAR & WINE - Le origini della distillazione affondano nel cuore dell’Asia, intorno al 2500 a.C., quando le civiltà più evolute iniziarono a sperimentare la raccolta del vapore. Da allora, questa tecnica ha intrapreso un lungo e affascinante viaggio attraverso popoli, religioni e continenti, diventando molto più di un semplice processo produttivo.
Sulla via della distillazione: dalle radici orientali ai Veda
Il sapere viaggia, e lungo la Via della Seta – terra e mare – partendo dalla Cina, giunse in India, nel Sud-est asiatico, in Persia e in Egitto. Non si scambiavano solo seta, spezie o gemme, ma idee, intuizioni, conoscenze. Un capitale intellettuale prezioso quanto invisibile.
In India, la distillazione si legò subito alla dimensione spirituale. I Veda, antichissimi testi sacri in sanscrito, parlano di bevande rituali fermentate e distillate, come il somarasa: un liquore sacro estratto dalla somalatha, pianta medicinale usata anche in ayurveda. Era considerata una bevanda divina, capace di donare immortalità, e consumata in onore del dio Indra durante solenni cerimonie religiose. Segno evidente che già allora la distillazione era percepita come una pratica mistica, potente e trasformativa.
Dall’India alla Persia e all’Impero greco: un sapere che conquista l’Occidente
Con l’incontro tra la cultura vedica e quella induista, la distillazione divenne anche secolare: non solo sacralità, ma anche piacere sensoriale e ricerca tecnica.
Intorno al 150 a.C., a nord dell’India, i reperti di Taxila e Charsadda rivelano alambicchi migliorati per produrre liquori. Intanto, grazie ai commerci e alle conquiste, la tecnica si diffondeva in Anatolia, Siria, Fenicia, Mesopotamia e nel Nord Africa.
Il colpo di scena arrivò con Alessandro Magno. Durante le sue campagne in India, venne a contatto con le bevande alcoliche e ne fu tanto affascinato da farle conoscere in tutto il suo impero. In Grecia, però, la distillazione rimase perlopiù confinata all’estrazione di essenze: un seme piantato, ma non ancora germogliato.
La Biblioteca di Alessandria e l’età d’oro del sapere distillato
Alla morte di Alessandro, il sapere non si fermò. Tolomeo I, suo successore in Egitto, fondò la mitica Biblioteca di Alessandria: un progetto titanico per raccogliere e tradurre in greco tutti i testi del mondo conosciuto, compresi quelli persiani, sanscriti e indiani. Demetrio Falereo, filosofo e consigliere reale, fu il primo bibliotecario di questo tempio del sapere.
In quegli anni, la distillazione entrò in una nuova era. Le tecniche si raffinarono, i saperi si incrociarono, le conoscenze vennero trascritte e condivise. Alessandria divenne il cuore pulsante del sapere antico, dove Oriente e Occidente si fondevano in un crogiolo di esperimenti, scoperte e visioni.
Declino e rinascita: dai roghi al silenzio dei monasteri
Ma il fuoco che accendeva la curiosità accademica fu presto soffocato da fiamme reali. Nel 296 d.C., l’imperatore Diocleziano ordinò di bruciare i testi alchemici per timore che si diffondessero teorie pericolose, come la trasmutazione dei metalli in oro. Era l’inizio del declino della grande Biblioteca.
Con l’ascesa del Cristianesimo, la cultura “pagana” fu marginalizzata. Il sapere passò dalle biblioteche pubbliche ai monasteri, dove alcuni monaci lungimiranti conservarono ciò che potevano. Nel 389 d.C., i resti della Biblioteca di Alessandria furono saccheggiati. Il greco, l’arabo e il persiano vennero bollati come lingue tentatrici, troppo pericolose per la gente comune.
Eppure, tra roghi e silenzi, qualcosa sopravvisse. Grazie a pochi spiriti illuminati, il sapere della distillazione arrivò fino al Medioevo, pronto a rinascere in nuove forme e contesti.
(Fonte - Viaggio di Spirito: la storia del bere di Jared Brown e Anistatia Miller)
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