Fine wines, l’ascesa di bianchi e champagne nel mercato secondario
Un cambiamento che riflette nuove logiche di acquisto, ricerca di liquidità e trasformazioni nelle modalità contemporanee di consumo e collezione

BUSINESS & MERCATO - Nel mercato dei fine wines il 2026 si è aperto con segnali di lieve stabilizzazione dopo la lunga fase correttiva degli ultimi anni. La crescita resta anche nelle ultime settimane contenuta, la selezione delle categorie più solide continua a essere molto rigorosa e il clima generale rimane prudente, ma alcuni indicatori del mercato secondario mostrano un progressivo ritorno di fiducia.
Secondo i dati monitorati da Liv-ex, piattaforma internazionale di riferimento per il mercato dei vini da collezione, una delle dinamiche più evidenti riguarda la crescita di bianchi e Champagne all’interno degli scambi globali.
Dal 2010 il valore delle transazioni legate ai vini bianchi sarebbe cresciuto del 650%, mentre gli sparkling wines avrebbero registrato un incremento superiore al 1.100%. Nello stesso periodo, i vini rossi avrebbero invece mostrato una dinamica più debole, fino a chiudere il 2025 con un valore degli scambi inferiore del 15% rispetto al 2010.
Più che raccontare un improvviso cambio di gusto, questi numeri sembrano riflettere una trasformazione più ampia nel modo in cui il mercato guarda oggi al vino da collezione.

Per anni il mercato dei fine wines è stato dominato da una logica fortemente legata all’attesa e alla conservazione. Il valore si costruiva anche attraverso il tempo: grandi rossi acquistati per lunghi affinamenti in cantina, con orizzonti spesso decennali e una componente patrimoniale molto marcata.
Oggi questa impostazione non scompare, ma appare meno esclusiva. Cresce invece il peso di categorie capaci di coniugare prestigio, riconoscibilità internazionale e maggiore flessibilità di consumo.
In questo quadro, i grandi bianchi occupano una posizione particolarmente interessante. Se fino a pochi anni fa il mercato tendeva ancora a considerare i vini bianchi come categorie meno vocate all’invecchiamento rispetto ai rossi, oggi molti segmenti premium hanno ormai consolidato una credibilità collezionistica piena. Borgogna, Riesling tedeschi, Champagne millesimati e alcuni grandi bianchi francesi e italiani dimostrano da tempo capacità evolutive importanti, spesso accompagnate da una crescente domanda internazionale.
La differenza, semmai, sembra stare nella loro doppia natura: vini che possono avere longevità, ma che restano allo stesso tempo più vicini a una dimensione di consumo reale e di circolazione continua.
Anche per questo la Borgogna bianca si sta consolidando come una delle categorie più forti del mercato secondario. La sua crescita non sembra legata soltanto ai vertici più iconici della denominazione, ma anche a un ampliamento degli scambi nelle fasce meno estreme del mercato. Parallelamente, il bianco di Bordeaux continua invece a perdere centralità, segno che nel mercato dei fine wines contemporaneo il valore non dipende solo dalla qualità tecnica del vino, ma anche dalla forza simbolica della denominazione e dalla sua capacità di mantenere desiderabilità nel tempo.
Dentro questa evoluzione pesa probabilmente anche un cambiamento più ampio nel comportamento dei buyer. Le nuove generazioni di collezionisti e consumatori sembrano meno orientate verso cantine costruite esclusivamente sull’accumulo e più attente alla rotazione, alla liquidità e alla possibilità di mantenere una relazione più dinamica con il vino acquistato.
È un approccio che sembra favorire categorie percepite come più versatili anche dal punto di vista gastronomico e culturale. Freschezza, precisione aromatica, tensione e maggiore adattabilità ai consumi contemporanei stanno diventando elementi sempre più centrali nella costruzione del valore.
Lo Champagne occuperebbe in questo scenario una posizione particolare mantenendo una forte capacità di scambio anche grazie a una dinamica diversa rispetto ad altri vini da collezione, essendo ancora fortemente associata al consumo e all’apertura delle bottiglie piuttosto che esclusivamente alla conservazione.
Sul fondo resta un altro tema decisivo: il mercato dei fine wines appare sempre più guidato da logiche di analisi, dati e selezione delle categorie considerate più solide nel tempo. In questo contesto, il rafforzamento di bianchi e Champagne potrebbe rappresentare non soltanto una variazione nelle preferenze del mercato, ma uno spostamento più profondo nel modo stesso di intendere il vino da collezione contemporaneo.
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