Formaggi DOP e IGP, export da 3,3 miliardi ma pesano le tariffe USA
I formaggi DOP e IGP superano 3,3 miliardi di export nel 2025. AFIDOP avverte: dazi USA e Italian Sounding restano una minaccia
BUSINESS & MERCATO - Il settore dei formaggi DOP e IGP italiani continua a crescere sui mercati internazionali, ma guarda con crescente preoccupazione alle tensioni commerciali che potrebbero rallentarne la corsa. È quanto emerge dai dati presentati da AFIDOP (Associazione Formaggi Italiani DOP e IGP) durante la sua 36ª Assemblea Annuale, che si è svolta ad Altamura.
Il 2025 si è chiuso con numeri particolarmente positivi per il comparto. La produzione dei formaggi a Indicazione Geografica ha superato le 625 mila tonnellate, registrando un incremento del 4% rispetto all’anno precedente. A fare da motore alla crescita è stato soprattutto il commercio estero, che ha compensato il rallentamento della domanda interna.
Le esportazioni hanno raggiunto le 260 mila tonnellate, per un valore complessivo superiore ai 3,3 miliardi di euro, con un aumento di circa il 10% in valore e del 2,2% in volume. Oggi i formaggi certificati rappresentano il 40% dei volumi esportati e il 55% del valore complessivo dell’export caseario italiano, confermando il loro peso strategico per l’intera filiera lattiero-casearia.
L’associazione, che riunisce 21 Consorzi di tutela e rappresenta oltre il 99% della produzione casearia certificata nazionale, punta a rafforzare la collaborazione tra i diversi organismi di tutela, sostenendo anche i Consorzi più piccoli nell’affrontare le sfide dei mercati internazionali.
Stati Uniti primo mercato extra UE, ma pesano i dazi
Dietro i risultati positivi si nasconde però uno scenario meno rassicurante. Gli Stati Uniti si confermano il principale mercato extraeuropeo per i formaggi italiani certificati, con circa 40.900 tonnellate importate e un valore di 485 milioni di euro.
A dominare le esportazioni sono soprattutto Parmigiano Reggiano, Grana Padano e Pecorino Romano, che da soli rappresentano il 95% delle vendite italiane negli USA.
Proprio sul mercato americano si concentrano però le maggiori preoccupazioni del settore. Le politiche tariffarie introdotte dall’Amministrazione Trump e la complessa gestione iniziale dei cosiddetti “doppi dazi” nei porti di New York e New Jersey hanno determinato un significativo aumento dei costi, arrivando in alcuni casi a incidere per quasi il 30% del valore del prodotto.
Se nel corso del 2025 l’effetto delle scorte accumulate dagli importatori ha contribuito a limitare l’impatto delle nuove tariffe, i primi dati del 2026 mostrano già segnali di rallentamento delle esportazioni.
Il rischio crescente dell’Italian Sounding
Secondo AFIDOP, il problema non riguarda soltanto la riduzione delle vendite. L’aumento dei prezzi al consumo rischia infatti di favorire la diffusione delle imitazioni locali, alimentando ulteriormente il fenomeno dell’Italian Sounding.
Prodotti come il parmesan o il finto romano potrebbero beneficiare dell’aumento dei prezzi delle specialità autentiche italiane, sottraendo quote di mercato alle produzioni certificate e indebolendo il valore delle denominazioni tutelate.
«I formaggi DOP e IGP italiani hanno dimostrato una straordinaria capacità di crescita anche in uno scenario internazionale complesso e instabile», ha dichiarato il Presidente di AFIDOP, Antonio Auricchio. «Oggi più che mai è fondamentale fare sistema per difendere le nostre denominazioni, contrastare l’Italian Sounding e rafforzare la presenza delle eccellenze casearie nei mercati strategici. La risposta di lungo periodo resta quella di puntare sulla qualità, muoverci compatti e diversificare le destinazioni».

Mercosur e tutela delle denominazioni
Tra i temi affrontati durante l’assemblea anche il futuro della protezione delle Indicazioni Geografiche sui mercati internazionali.
AFIDOP ha espresso una valutazione positiva dell’applicazione provvisoria dell’accordo di libero scambio UE-Mercosur, entrata in vigore il 1° maggio. L’intesa viene considerata un importante strumento di tutela contro i tentativi di alcune organizzazioni statunitensi, tra cui il Consortium for Common Food Names (CCFN), di liberalizzare l’utilizzo di denominazioni storiche come Fontina, Gorgonzola e Grana nei Paesi sudamericani.
«A livello nazionale ed europeo, AFIDOP è rimasta in prima linea sui tavoli normativi relativi al nuovo Regolamento UE 2024/1143», ha spiegato il Presidente Antonio Auricchio. «L’Associazione ha proseguito il confronto e la collaborazione con il MASAF e con le istituzioni europee per garantire un sistema di tutela efficace e adeguato alle esigenze del comparto lattiero-caseario».
Nel corso dell’Assemblea è stato inoltre affrontato il tema dell’indicazione obbligatoria dell’operatore in etichetta, considerato un passaggio rilevante per il futuro delle produzioni certificate.
Più formaggi certificati nei menu dei ristoranti
Dall’analisi della ricerca AFIDOP 2025, realizzata da GriffeShield, emergono segnali incoraggianti anche sul fronte della ristorazione.
La presenza di formaggi DOP e IGP nei menu digitali dei ristoranti italiani è aumentata del 20% rispetto all’anno precedente. Resta però elevata l’attenzione verso l’utilizzo di abbreviazioni e denominazioni improprie che rischiano di ridurre la riconoscibilità e il valore delle certificazioni agli occhi dei consumatori.
Obiettivo Francia: il prossimo appuntamento è il SIAL di Parigi
Dopo l’esperienza del Fuori Salone di Anuga a Colonia, AFIDOP guarda ora al SIAL di Parigi, una delle principali manifestazioni mondiali dedicate all’agroalimentare, in programma dal 17 al 21 ottobre 2026.
La Francia rappresenta il primo mercato europeo di destinazione per i formaggi italiani certificati e sarà al centro delle attività promozionali dell’associazione. Per l’occasione verrà allestito uno stand di 164 metri quadrati che ospiterà sette Consorzi di tutela, accompagnato da un evento nel quartiere di Montmartre, pensato per avvicinare il consumatore francese all’autenticità e alla qualità dei formaggi DOP e IGP italiani.
Per un comparto che continua a crescere oltre confine, la sfida dei prossimi anni sarà quella di consolidare i risultati ottenuti, difendendo al tempo stesso il valore delle denominazioni e la riconoscibilità delle eccellenze casearie italiane nei mercati più strategici.
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