Mercato della pasta in evoluzione tra innovazione e nuovi consumi
In Italia crescono paste integrali, di legumi e senza glutine. Il mercato delle alternative raggiunge 247 milioni di euro nel 2025
BUSINESS & MERCATO - La pasta tradizionale di semola continua a occupare un ruolo centrale nei consumi degli italiani, ma accanto ai formati classici aumenta lo spazio riservato a prodotti integrali, multicereali, senza glutine, a base di legumi, mais, riso e altri cereali. Si diffondono anche paste di grano duro arricchite con proteine o vitamine, sviluppate per rispondere a esigenze nutrizionali e abitudini alimentari sempre più diversificate.
Nel 2025 in Italia sono state consumate 1.730.121 tonnellate di pasta, pari a 23,1 chilogrammi pro capite all’anno. La capacità del prodotto di mantenere un peso rilevante nella spesa alimentare è legata anche all’evoluzione di impasti, ingredienti e formati.
Secondo una stima di Unione Italiana Food, i pastai italiani destinano mediamente ogni anno il 10% del fatturato alla ricerca e sviluppo, con investimenti complessivi per 500 milioni di euro. Le risorse sono impiegate per migliorare la qualità dei prodotti e coniugare tradizione, competenze produttive, sicurezza e tecnologia alimentare.
La pasta classica resta la più apprezzata per gusto e semplicità di preparazione, ma cambiano le aspettative dei consumatori. Per oltre un italiano su tre, la pasta deve essere versatile e innovativa. Più di un italiano su due ritiene invece che in futuro arriveranno nuove tipologie realizzate con farine o ingredienti alternativi, nuovi formati e confezioni ecologiche, secondo i dati AstraRicerche/Unione Italiana Food.
Le vendite delle paste alternative
Maccheroni di ceci, penne ai lupini, fusilli al farro, linguine di avena, spaghetti alla spirulina e rigatoni di grano saraceno sono alcune delle proposte attraverso cui il comparto ha ampliato la propria offerta.
Nel 2025 il valore al dettaglio delle cosiddette “altre paste” ha raggiunto 247 milioni di euro, secondo le elaborazioni di Unione Italiana Food su dati NielsenIQ.
Il consumo retail di pasta di semola integrale, di farro, di kamut e di legumi si è attestato a 51.432 tonnellate, per un valore di 122 milioni di euro. La pasta di semola ottenuta da altri grani ha raggiunto 7.266 tonnellate, con un valore di 27 milioni di euro.
La crescita più sostenuta riguarda la pasta di semola senza glutine, arrivata a 18.041 tonnellate, con un incremento del 5,6% a consumo, e a 98 milioni di euro, in aumento del 7,7% a valore. Il segmento si conferma così tra i più dinamici nell’ambito dei prodotti healthy.
“La pasta è una e molteplice – commenta Margherita Mastromauro, Presidente dei pastai di Unione Italiana Food. In Italia siamo i custodi della tradizione ma non rinunciamo a sperimentare perché fa parte del nostro patrimonio alimentare e anche la pasta ha accompagnato nel tempo il cambiamento dei nostri stili di vita. Il suo successo nel mondo è dovuto proprio a questa sua versatilità nell’adattarsi a ingredienti diversi e a sposarsi con innumerevoli abbinamenti, riuscendo ad intercettare tendenze alimentari, culturali e sociali e aggiungendo a qualunque piatto il sapore e i benefici della Dieta Mediterranea. E in questo si impone la capacità dei pastai di coniugare tradizione, saper fare e tecnologia alimentare. Così stiamo rispondendo a un consumatore sempre più attento a gusto, salute e sostenibilità, con una pasta sempre più personalizzata e capace di intercettare tutte le ultime tendenze del cibo, dall’integrale al gluten free, fino a quella con spezie e legumi”.
Le caratteristiche nutrizionali
Negli ultimi anni è cresciuta la disponibilità di paste prodotte con grano saraceno, avena, soia, legumi e orzo. Anche la pasta integrale, inizialmente considerata un fenomeno emergente, ha registrato un raddoppio dei consumi.
A favorirne la diffusione ha contribuito anche l’aggiornamento delle linee guida del Crea – Centro di Ricerca Alimenti e Nutrizione. Un maggiore consumo di cereali integrali permette di conservare alcuni polifenoli e di assumere fibre che contribuiscono al senso di sazietà, favoriscono la motilità intestinale e possono intrappolare piccole quantità di grasso.
“Oggi, il saper fare dei pastai e la capacità di lavorare farine così variegate offre al consumatore una scelta estremamente ricca che riguarda non solo differenze di gusto e consistenza ma anche nutrizionali – commenta Luca Piretta, medico gastroenterologo, nutrizionista e professore di allergie e intolleranze alimentari presso l’Università Campus Bio Medico di Roma – Per esempio, la pasta di legumi offre una maggior quantità di proteine, di fibra e di sostanze bioattive come gli isoflavoni, che svolgono un’azione protettiva a livello ormonale e cardiometabolica, o come i fitosteroli molto utili nel combattere il colesterolo. La pasta con farina d’avena o d’orzo esercita un’azione importante sul microbiota intestinale grazie alla presenza abbondante dei betaglucani, che consente di mantenere l’integrità della barriera intestinale con effetti benefici sul sistema immunitario intestinale. La presenza sul mercato di pasta prodotta con tipologie di farina molto differenti offre un’ampia gamma di soluzioni alimentari che permette una ricca possibilità di scelta non solo in termini di gusto e consistenza, ma anche di valori nutrizionali”.
Cosa prevede la legge di purezza
La produzione e la commercializzazione delle paste alimentari sono disciplinate dal DPR 187/2001, e dalle successive modifiche e integrazioni. Il decreto interviene sulla cosiddetta legge di purezza della pasta, la legge n. 580 del 4 luglio 1967, che impone di produrre la pasta secca esclusivamente con grano duro e nel rispetto di specifici parametri analitici.
Il DPR disciplina le denominazioni “pasta di semola di grano duro” e “pasta di semolato di grano duro”. Entrambi i prodotti devono essere ottenuti mediante trafilazione, laminazione ed essiccamento di impasti preparati esclusivamente con semola o semolato di grano duro e acqua.
La denominazione “pasta di semola integrale di grano duro” è invece riservata al prodotto realizzato esclusivamente con semola integrale di grano duro e acqua. Gli altri prodotti riconducibili merceologicamente alla pasta non rientrano nella normativa in questione.
È inoltre consentita la produzione di paste speciali attraverso la miscelazione di semola, semolato e semola integrale di grano duro, nel rispetto delle denominazioni di vendita previste. Appartengono a questa categoria anche le paste addizionate con vitamine e minerali, purché il loro impiego sia conforme al Regolamento UE 1925/2006.








