Prezzi alimentari in Italia: +29,5% in cinque anni, caffè oltre il 50%

In cinque anni i prezzi alimentari salgono del 29,5%, con il caffè a +50,8%. Rincari anche per ristoranti e strutture ricettive

3 Sett 2026 - 09:33
Prezzi alimentari in Italia: +29,5% in cinque anni, caffè oltre il 50%

BUSINESS & MERCATO - In cinque anni i prezzi degli alimenti e delle bevande analcoliche in Italia sono aumentati complessivamente del 29,5%, superando di oltre otto punti il 21% registrato nello stesso periodo dall’indice generale dei prezzi al consumo.

Come riporta Il Fatto Quotidiano, che ha elaborato le serie dell’Istat, il confronto riguarda il periodo compreso tra luglio 2021 e luglio 2026. La media del comparto alimentare restituisce però soltanto una parte del fenomeno: tra le singole categorie emergono differenze rilevanti, con aumenti che in alcuni casi superano ampiamente il 40%.

Tra le voci alimentari richiamate nell’elaborazione, l’aumento più elevato riguarda il caffè, che nel quinquennio ha registrato un incremento del 50,8%. Poco distante si colloca la categoria degli oli e grassi, cresciuta di oltre il 49%. Su questi prodotti hanno inciso fattori internazionali differenti: da una parte le condizioni climatiche avverse nelle principali aree produttrici di caffè, come Brasile e Vietnam; dall’altra le difficoltà che hanno interessato l’olio di girasole e la produzione olivicola.

L’aumento ha coinvolto anche gli alimenti freschi. I prezzi di ortaggi e legumi sono cresciuti del 34%, mentre per la frutta il rincaro cumulato ha superato il 28%. Caldo intenso, siccità, gelate fuori stagione e precipitazioni estreme hanno condizionato le produzioni agricole, inserendosi in un contesto già segnato dalla crescita dei costi energetici e dalle tensioni internazionali.

La pressione sui prezzi non è rimasta circoscritta a poche materie prime. Latte, formaggi e uova costano quasi il 28% in più rispetto a luglio 2021. Una variazione di poco inferiore interessa zucchero e prodotti dolciari, mentre cereali, carni e salumi si attestano intorno al +27%. Più contenuto, ma comunque significativo, l’incremento del pesce, pari al 22,5%. Per acqua confezionata e bevande analcoliche l’aumento supera invece il 30%.

La fase più intensa dei rincari si è concentrata tra la fine del 2021 e il 2023. Il successivo rallentamento dell’inflazione non ha determinato un ritorno ai prezzi precedenti: significa che la crescita procede a un ritmo meno sostenuto, ma parte ormai da livelli più elevati. L’effetto cumulato continua quindi a incidere sulla spesa quotidiana e sulla disponibilità economica dei consumatori.

Il confronto con ristoranti e strutture ricettive

Per il settore Horeca, uno dei dati più rilevanti riguarda la categoria che comprende ristoranti e strutture ricettive, i cui prezzi sono aumentati del 27,4% nello stesso quinquennio. La variazione è inferiore a quella degli alimenti e delle bevande analcoliche, ma superiore all’incremento dell’indice generale dei prezzi.

Il confronto richiede comunque cautela. Gli indici considerati misurano i prezzi pagati dai consumatori e non i costi di approvvigionamento sostenuti da ristoranti, bar, hotel e altre attività del fuori casa. Il +27,4%, inoltre, riguarda una categoria che comprende sia la ristorazione sia i servizi ricettivi. Non consente quindi di stabilire quanto siano aumentati i prezzi nei soli pubblici esercizi, né di ricostruire l’andamento dei margini delle imprese.

Il dato aiuta tuttavia a comprendere il contesto nel quale operano le aziende del settore. Nell’arco di cinque anni il consumatore ha visto aumentare contemporaneamente il costo della spesa domestica e quello dei servizi di ristorazione e ospitalità.

Il contemporaneo aumento delle due voci non permette di stabilire se il consumo fuori casa sia diventato relativamente più o meno conveniente. Mostra però che sia la spesa alimentare sia i servizi collegati alla ristorazione e all’ospitalità hanno risentito del nuovo livello dei prezzi.

Per le imprese Horeca la questione non si esaurisce nel trasferimento degli aumenti sul menu. Un rialzo dei prezzi può contribuire a recuperare una parte dei maggiori costi, ma deve confrontarsi con la capacità di spesa del cliente e con il valore che quest’ultimo attribuisce all’esperienza.

Il fatto che i prezzi degli alimenti e quelli di ristoranti e strutture ricettive siano cresciuti più dell’indice generale segnala una pressione diffusa sui consumatori. Questi dati, tuttavia, non permettono di stabilire come sia cambiata la quota di reddito destinata alla spesa alimentare o al fuori casa.

L’elaborazione del Fatto Quotidiano mostra anche una progressiva separazione tra valore e quantità delle vendite al dettaglio: dal 2021 il valore è cresciuto, mentre i volumi risultano inferiori di 6,5 punti rispetto al massimo raggiunto a metà di quell’anno. Nello stesso periodo si è rafforzato il commercio elettronico e hanno perso terreno i piccoli negozi alimentari tradizionali.

Per il mercato alimentare e per il fuori casa, il tema centrale diventa quindi la tenuta dei consumi reali. La crescita del valore delle vendite non corrisponde necessariamente a una maggiore quantità di prodotti acquistati o a un aumento delle occasioni di consumo. In un contesto di prezzi stabilmente più elevati, la sfida riguarda la capacità di mantenere accessibile l’offerta senza ridurne la qualità e la sostenibilità economica, trovando un equilibrio tra costi delle imprese, valore percepito e possibilità di spesa dei clienti.

Immagine di magnific

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