Scorte e fine wines: quando l’eccesso di offerta arriva anche al mercato dei vini di pregio
Il tema dell’eccesso di offerta interessa anche il mercato dei fine wines: in Europa lo stock overhang pesa sui prezzi, mentre cambia la geografia della domanda
BUSINESS & MERCATO - Settembre è tradizionalmente il mese delle stime vendemmiali tra rese, volumi attesi, qualità delle uve, disponibilità potenziale di vino, e se per anni il dato quantitativo è stato letto soprattutto in chiave positiva, come misura della capacità produttiva e delle opportunità commerciali dell’annata, oggi le valutazioni si muovono secondo prospettive diverse.
In un mercato segnato dalla contrazione dei consumi e da una maggiore difficoltà di assorbimento dell’offerta, il volume prodotto non può che essere messo in relazione alle giacenze, variabile sempre più importante nel determinare l’equilibrio del mercato, la pressione sui prezzi e, in alcuni casi, perfino le scelte produttive.
Una questione che ha iniziato a interessare anche il mercato dei fine wines, a lungo percepito come più protetto dalle crisi del comparto ma dove l’eccesso di offerta entra oggi nei meccanismi di formazione dei prezzi e condiziona i tempi di una possibile ripresa.
A segnalarlo è Liv-ex, che nell’ultimo report analizza il crescente peso dei buyer europei e affronta il tema dello stock overhang.
Il quadro è quello di un mercato in cui l’Europa, dopo il ridimensionamento della domanda statunitense, starebbe diventando una fonte rilevante di sostegno agli acquisti restando contemporaneamente la maggiore fonte di offerta. Secondo gli analisti questo stock andrebbe assorbito prima che possa consolidarsi una ripresa più pronunciata delle quotazioni.
La discontinuità si collocherebbe tra l’inizio e la metà del 2025. Le minacce tariffarie dell’amministrazione Trump avrebbero determinato un arretramento dei buyer statunitensi e una rapida correzione dei prezzi. Gli operatori americani, potendo acquistare a livelli più elevati pur mantenendo i margini, avrebbero contribuito a sostenere le quotazioni attraverso una maggiore competizione sul lato della domanda.
Il ridimensionamento della presenza americana avrebbe aperto spazio agli acquirenti europei con un aumento sia della loro quota di mercato sia della spesa nominale rispetto ai livelli del primo semestre 2024. La dinamica viene ricondotta soprattutto alle nuove opportunità determinate dalla correzione dei prezzi e dal cambiamento della struttura del mercato, mentre il tasso di cambio non sembra aver avuto un impatto significativo sugli acquisti.

La maggiore competitività della domanda europea emergerebbe anche dal posizionamento delle offerte. Dopo gli Stati Uniti, i buyer dell’UE sarebbero quelli che acquistano più vicino al Market Price, il prezzo di riferimento utilizzato dalla piattaforma. In assenza degli acquirenti americani, la capacità degli operatori europei di formulare offerte a livelli superiori rispetto ai buyer britannici e asiatici avrebbe contribuito a sostenere l’attuale movimento laterale delle quotazioni.
Sul lato dell’offerta, però, il quadro resterebbe sbilanciato con gli operatori europei che venderebbero a livelli significativamente inferiori rispetto alla media di mercato rappresentando circa la metà del valore complessivamente venduto sull’exchange, una pressione che continuerebbe a incidere sull’andamento dei prezzi e sul processo di assorbimento dello stock disponibile.
Parallelamente cambierebbe anche la composizione geografica della domanda europea con gli acquirenti dell’Europa centrale, principalmente Svizzera, Danimarca, Paesi Bassi, Germania e Repubblica Ceca, che negli ultimi tre anni avrebbero aumentato la propria quota degli acquisti europei per valore dal 10% al 35% a fronte, nello stesso periodo, di una contrazione della quota francese dal 75% al 55%, un dato da considerare con cautela dal momento che Liv-ex precisa come parte di questo spostamento potrebbe essere riconducibile anche alla diversificazione della propria base di membri, pur considerando significativa la crescente partecipazione di questi mercati al secondario internazionale.
Nel frattempo, i buyer statunitensi starebbero lentamente tornando sul mercato. Per gli analisti il loro rientro potrebbe contribuire sia ad assorbire parte del surplus europeo sia a ricostruire concorrenza sul lato della domanda, condizioni favorevoli per mantenere la stabilità delle quotazioni e, successivamente, aprire spazio a un recupero dei prezzi.








